40 giorni zaino in spalla in Tanzania

Quando parto per un viaggio non ho mai un itinerario dettagliato né niente di prenotato (tranne la prima notte all’arrivo). Non riesco ad organizzarmi in anticipo né voglio farlo. Ho magari un’idea generica del percorso che voglio seguire, ma poi mi faccio trasportare dalle emozioni e dai consigli che raccolgo per strada. Lo stesso è stato quando ho fatto un giro di 40 giorni in Tanzania.

Sapevo che volevo fare un po’ di parte continentale del paese per farmi un’idea di com’è uno stato africano e poi Zanzibar, dove avrei passato un paio di settimane di relax e mare, che immaginavo sarebbe stata un’Africa atipica. Quindi la prima parte è stata un po’ di fretta, in alcuni posti arrivavo a mezzogiorno e la mattina dopo ripartivo (ma comunque non è che ci fossero luoghi di interesse da vedere, era solo per sperimentarne l’atmosfera), così da assaporare con calma le ultime settimane in Zanzibar.

dar es salaam
Dar Es Salaam, giocatori di dama.

Itinerario

Arrivata a Dar es Salaam con un volo da Milano sono stata un paio di giorni in città per acclimatarmi.

Dopo di che ho preso il primo autobus verso Moshi, alle pendici del Kilimangiaro. Mi sarebbe piaciuto andare a camminare su uno dei monti più alti al mondo, ma avrei dovuto pagare una guida e non mi andava.

Da Moshi sono passata ad Arusha dove ho speso un paio di giorni a cercare un safari ad un prezzo accessibile. Il safari non era nel programma originale, ma durante i primi giorni in Tanzania ho incontrato un paio di turisti che mi hanno parlato con entusiasmo della loro esperienza nel Serengeti, e così ho deciso di provare anch’io. Sono contenta di averlo fatto, è stato molto bello.

Dopo il safari sono andata a Babati, un paesino minuscolo che mi aveva incuriosito perché la Lonely Planet raccontava della possibilità di passare una notte in una capanna con una famiglia Barbaig, una tribù locale, e conoscerne un po’ la cultura e le abitudini. Una bella esperienza anche questa.

Barbaig family in Tanzania
La famiglia Barbaig che mi ha ospitata

Da lì sono andata a Dodoma, la capitale, che è più o meno in mezzo al paese. Poi sono andata a sud verso Iringa, Songea, e a est verso Masasi e Mtwara, sulla costa sud, al confine con il Mozambico.

Mi sarebbe piaciuto visitare il Lago Vittoria, sembra essere molto bello, ma sarà per un altro viaggio. La Tanzania è grande, è impossibile vedere tutto in un mese.

Da Mtwara in poi ho cominciato a rallentare perché ero lungo la costa e anche se i villaggi non avevano attrazioni era comunque bello passare del tempo in spiaggia a leggere o a parlare con la gente del posto.

Da Mtwara quindi ho seguito la costa verso Dar es Salaam, a Nord. La prima fermata è stata Mikindani, poco distante, perché sembrava un paesino interessante e infatti lo è stato. A Mikindani ho approfittato di un passaggio in auto per andare a Lindi, dove sono stata più del previsto perché mi piaceva molto. Non c’era niente da vedere, ma la vita in un villaggio di pescatori è super intrigante.

lindi
I pomeriggi in spiaggia a Lindi

Da Lindi a malincuore sono andata a Kilwa, poi a Dar Es Salaam a prendere un traghetto per Zanzibar.

Pensavo di andare anche all’isola di Mafia ma ci sarebbe voluto troppo tempo, preferivo passarne di più a Zanzibar.

Stone Town è una città che mi è piaciuta moltissimo, per l’architettura, le case bianche e basse, il labirinto di stradine, per il cibo, e per la gente. Non volevo più andarmene. Sono rimasta 5 giorni, poi mi sono imposta di andare a visitare altre parti dell’isola. Sono quindi prima andata a Kendwa, a nord-ovest. Questa parte dell’isola è piena di turisti, dove tutto si svolge all’interno dei resort, mentre i villaggi restano piccoli e poveri. Anche a Kendwa comunque mi sono trovata bene, un po’ di giorni in spiaggia a fare niente non è male.

beautiful light in stone town
Stone Town

Dopo Kendwa sono scesa a sud-est per vedere una parte diversa dell’isola, a Jambiani. E pure qui mi sono innamorata. Ci sono resort e hotel di lusso anche qui, ma anche strutture ricettive più piccole e modeste, dove si viene trattati come uno di famiglia. Però è stato bello tornare a Stone Town per gli ultimi giorni. Perché in queste località balneari è difficile trovare un ristorantino locale dove mangiare per pochi soldi, oppure si è costretti a mangiare lo stesso piatto ogni giorno; le sole alternative sono i ristoranti dei resort che offrono piatti diversi ma un po’ cari (8 euro, lo so non è caro, ma io non me lo potevo permettere ogni giorno). A Stone Town invece mangiavo benissimo e a pochi soldi.

Jambiani, itinerary in Tanzania
Jambiani

Come spesso accade, ho preferito tenere la parte che sapevo essere un po’ più impegnativa all’inizio, con tante ore di autobus e paesi poco conosciuti, e il relax, la spiaggia e pochi spostamenti alla fine. Sono contenta della mia scelta, anche perché ho potuto confrontare una Tanzania per niente turistica con Zanzibar. Ed è stato interessante.