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Madre Teresa

Madre Teresa

23 Ottobre 2010

Stamattina sono stata alla Missione di Madre Teresa di Calcutta. Dove viveva e pregava e lavorava ed è morta. Ci sono stata perché 3 delle 4 persone che dividono la camera con me stanno lavorando come volontarie lì. Così stamattina ci sono andata anch’io. Sveglia alle 5.20, perché alle 6 c’era messa. Non obbligatoria, però le mie compagne ci andavano e mi ha fatto comodo andarci insieme. Beh, meglio se non ci andavo sinceramente. La predica era sulla sofferenza, che sembra necessaria per purificarsi dai peccati. Il prete diceva che gli chiedono perché i bambini devono soffrire allora, per i peccati dei genitori? Per peccati commessi in vite precedenti? Non ho capito che risposta abbia dato. Mi sa che non ce l’ha neanche lui una risposta. Una gran caccata cmq. Da sta idea vengono le flagellazioni che si autoimponevano i monaci tempo fa. Che senso ha? Soffrire per salvarsi? Perché c’è l’inferno che ci aspetta di là? E perché uno deve comportarsi bene solo per paura di finire arrostito? Uno lo dovrebbe fare perché è convinto che sia giusto così, non per paura delle conseguenze. Ma và…

Comunque ho appena mangiato una crépe alla banana e cioccolata. Direi che mi sto trattando non male…

Beh, io ci sono andata solo per vedere come funziona sta missione. Mi hanno mandata in un centro che accoglie persone con disabilità, mentali e fisiche. La prima ora mi hanno fatto lavare degli stracci (avranno indagato per scoprire qual è il mio passatempo preferito??), ma non era troppo difficile, dovevo solo risciacquare. Poi mi hanno mandato a lavare il pavimento nella stanza dove dormono. Buttano acqua per terra, con la candeggina, e si lava con la scopa. Poi altre secchiate d’acqua per risciacquare, di nuovo con la scopa. Finalmente ho usato sta scopa asiatica che mi ha sempre incuriosito. Pausa chai e biscotti alle 10am, poi siamo andati nella stanza dove mangiano. Ho aiutato una vecchietta a mangiare il suo riso con il curry e una mela cotta. Mi ricordava le mele cotte che mi cucinava mia nonna. Che cara. Non parlava, così le ho raccontato io un po’ di storie. Quando però ho provato a cantarle qualche canzone ha reagito in modo strano, mi sa che non le piaceva particolarmente, così ho smesso, per paura che si buttasse per terra urlando e dimenandosi per mostrarmi il suo disappunto.

Ora son qui, vicino all’hotel. Più voglia di far niente. Relax meritato. Zanzare all’attacco.  Non so se ci tornerò anche domani. Boh, vediamo come mi sento. Buon sabato sera.

Darjeeling Mail

Darjeeling Mail

Viaggio infinito da Darjeeling a Calcutta

22 Ottobre 2010

Mi piace che i treni abbiano dei nomi. Il mio, numero 2344, si chiamava “Darjeeling Mail”. Bel nome, vero? Son partita ieri mattina alle 10 da Darjeeling, sul Toy Train. 3 ore di noia assoluta! Treno lento da paura. Alla velocità di un uomo in corsa. Anzi, di me in corsa! Un po’ perché passa in mezzo alla gente credo, e un po’ perché in teoria è un treno per godersi il paesaggio? Ma a me faceva solo venire un gran sonno senza tuttavia permettermi di dormire perché fischiava tutto il tempo!

Darjeeling Mail

Sono scesa a Kursong, pranzo con due samosa, cipolle fritte e due altri cosi dolci. Poi jeep fino a Siliguri e rikshò fino a JNP. Sono arrivata a JNP alle 3, il mio treno era alle 8. Così mi son fatta un altro chai tea con dolcetto, ho provato ad andare in bagno (urinatoio = scolo sul pavimento per far scorrere il piscio verso l’uscita, il tutto nel retro di un ristorante, dove tengono la verdura), ma era troppo scivoloso, non riuscivo neanche a stare in equilibrio mentre cercavo di tirarmi giù i pantaloni. C’era un tipo che aggiusta scarpe fuori dalla stazione, così visto che avevo tempo mi sono fermata per incollare gli scarponi. Per la terza volta. Evidentemente hanno bisogno di qualcosa di più che colla.

Mentre i miei scarponi erano impegnati col tipo, io mi son messa a rattoppare i calzini, che avevano ben due buchi su un piede (è che quando si forma un buco sull’alluce cambio piede così non si vede, finché non si forma un nuovo buco, sempre a livello dell’alluce, e allora decido di rammendarli).

Oh, un amazing iced coffee è arrivato per me. Peccato non ci sia internet in questo posto, potrei star qui per ore, con questa bella aria condizionata. Dovrò andare in un internet point a incollare sta pagina sul blog.

Tornando alla stazione di JNP… Mentre lavoravo si è formata una folla intorno a me. Sarà che faceva caldo ma non troppo perché pioveva e io stavo al coperto e tirava una brezza fresca… insomma, stavo proprio bene, e quel gruppo di curiosi non mi infastidiva per niente, mi ha anzi fatto ridere, mi ha messo di buon umore; bello che qualcuno provi tutto sto interesse per te!

Mentre aspettavo ho continuato a leggere “Filth”. Comincia ad appassionarmi. Fa sempre mal di pancia, ma son curiosa di vedere come va a finire. Ho preso un piatto di riso con curry al fast food sul binario, e come al solito non sono riuscita a finire il riso. Due ragazzini che spiavano dalla porta sono entrati e l’hanno finito in due manciate. Che tristezza vedere sti bambini affamati che sono costretti a mangiare gli avanzi. Ce n’erano molti in stazione, sono saliti anche sul treno prima che partisse. L’India non è mica più così povera, possibile che non riescano a fare niente?? Boh.

I miei vicini si son comprati uno spuntino a base di riso soffiato, prezzemolo, cipolla e qualche altra roba che non ho riconosciuto. Frutta secca forse. Poco prima che ci mettessimo tutti a letto è passato un travestito a dare benedizioni, al prezzo di 0.20€. I miei vicini (gli stessi) si son fatti benedire. La mattina è ripassato, con delle altre donne che facevano lo stesso. Ma il viaggio era quasi finito, nessuno più aveva bisogno di benedizioni.

Arrivo a Calcutta

6.40am e già ci sono dei bambini che giocano a cricket fuori dal finestrino.

Siamo arrivati alle 7am a Calcutta (il cui nome indiano è Kolkata), con solo un’ora di ritardo. Non male, considerato che l’australiana è arrivata a Darjeeling su un treno da Varanasi che aveva 17 ore di ritardo! Ancora prima che il treno arrivasse in stazione alcuni tipi sono scesi dal treno e si son messi a camminare sui binari vuoti … normale qua direi.

Beh, uscita dalla stazione mi sono innamorata della città! Ci sono sti taxi giali che mi fanno sentire come se fossi in un film degli anni 40! E gli edifici degradati non fanno che aumentare l’effetto vintage. Ecco, figo.

Kolkata

Ho faticato un po’ a trovare l’albergo, perché la metropolitana non funzionava per qualche motivo, ma tutto ok. Ho una stanza con un sacco di finestre, un bagno che non puzza e con acqua corrente, e un terrazzo dove mi posso lavare i vestiti! Che voglio di più? Perfetto. Ah beh, una tipa stasera mi ha detto che ci sono bed bugs, ma vabbè, faranno un po’ prurito, niente di che.

Così ho lavato un po’ di mutande e una maglietta (non ho lavato tutto perché non mi andava di perdere tutta la giornata, farò un po’ anche domani) e sono uscita. Il mio albergo è in Sudder St, dove si trovano tutte le cheap accomodation per turisti. Ho camminato verso nord, sono passata per il BBD Bagh, una specie di laghetto, circondato da begli edifici coloniali, palme e famiglie che vivono sotto un sacco di plastica.

Sono andata ancora un po’ verso nord, con varie pause per prendere fiato e zuccheri (mi son fermata in un ristorante dove un gentiluomo col berretto mi ha aperto la porta e un caffè mi è costato €0.70!! una fortuna, ma aveva l’aria condizionata .. ed ero l’unica cliente, avevo 3 camerieri al mio servizio, che son stati ad osservarmi per tutta la mezz’ora che son stata lì. In un altro ristorante un paio d’ore più tardi erano in 5 tutti per me, unica cliente di nuovo. Mi aspetto il cagotto ad ogni istante perché continuo a bere bibite a base di ghiaccio, che dovrei evitare, ma ho troppo caldo e sete e sti frappè son troppo buoni). Una crêpe per pranzo. Più bella che buona sinceramente.

Ancora a  nord, e son passata in mezzo a un quartiere specializzato in statue di paglia ricoperte di fango con la forma di una donna con la lingua in fuori, una collana di teste di uomini e un maschietto sotto i piedi. Ho scoperto dopo un po’ passando davanti a un tempietto che è una dea. C’era la stessa statua da adorare. Kali mi sa che è. Mi sembra di aver letto da qualche parte che è rimasta vedova ed era tutta incazzosa, boh.

La gente anche qui mi ferma per farsi fare delle foto. A loro o ai loro negozi o ai loro amici. Solo una volta ho chiesto io di poter fare una foto, a un vecchietto che stava stirando col ferro proprio di ferro, che scaldava sul fuoco. Mi ha anche fatto un bellissimo sorriso. Simpatica la gente qui. Solo un tipo finora è stato un po’ maleducato, ma niente di che. Si è passato la lingua sul labbro superiore mentre mi incrociava per strada.

Beh, mi piace qusta città. Ci sono dei palazzi che sarebbero bellissimi se non stessero cadendo a pezzi. E la gente ancora ci vive. La Lonely Planet dice che i proprietari non hanno interesse a ristrutturare perché gli inquilini pagano R1 (= € 0.16) al mese. Peccato. E fa un po’ strano il contrasto tra gli altri palazzi coloniali rimessi a nuovo, bellissimi, e la gente che dorme per strada. Che mangia per strada. Che si lava per strada. Che fa la cacca per strada. 

Ho scoperto dalla pillola per la malaria che oggi è venerdì. Pensavo fosse giovedì. Quando si viaggia tutti i giorni sono uguali e si perde il conto.

P.S. Sono le 10pm e i marciapiedi son pieni di bimbi nudi, donne e ragazzi che dormono. Oggi pomeriggio son passata davanti ad un albergo di lusso e dalla finestra ho visto indiani pancioni che si rilassavano nella lobby, mica solo stranieri! Sono troppo incazzata! Che facciano pagare un po’ più di tasse a sti pieni di soldi e li distribuiscano, for god’s sake!

Incontri

Incontri

Storie di altri viaggiatori incontrati a Darjeeling

20 Ottobre 2010

Mentre camminavo verso qua pensavo di iniziare sto blog con la frase “Sono seduta sul terrazzo del mio hotel, bevendo caffè e ammirando le colline che si espandono di fronte a me”. Invece son seduta nella living room con altri ospiti, dalla finestra non si vede assolutamente niente perché è salita la solita nebbia densissima, e mi hanno portato del tè anziché caffè.

Vabbè. Ieri ho avuto una mattinata stressantissima. Tutto per la ricerca di un biglietto per Calcutta. Ho cominciato alle 8 di mattina alla stazione del treno (ce n’è uno solo che parte da qui, il Toy Train, in servizio dal 1881, la vera stazione è a 3 ore di macchina in fondo alla valle, o a 7 ore di Toy Train), dove mi avevano detto che non c’era posto fino al 21 di ottobre. Io volevo un biglietto per ieri o max oggi, così ho pensato che magari in internet potevo trovare posto, perché a quanto pare ogni stazione ha un tot di biglietti assegnati, ma il website non funzionava, così dopo un’ora di tentativi sono andata in stazione e ho comprato il biglietto per il 21. Poi ci son tornata di nuovo perché mi ero dimenticata di comprare un biglietto per Kurseong, così provo sto toy train famoso, e da Kurseong posso prendere una jeep per la stazione di NJP. Nel frattempo ero passata anche alle poste perché il pacco che avevo fatto incartare il giorno precedente per qualche strano motivo non poteva partire lo stesso giorno e il tipo dell’incartamento mi aveva chiesto di tornare tra le 9 e le 9.30 della mattina seguente. È arrivato alle 10.30 “Sorry I’m late”. Sì ok, grasie. L’ufficio era aperto alle 9, ma non c’era nessuno. La prima impiegata è arrivata alle 9.15. Il resto della gente tra le 9.30 e le 10. E poi ci lamentiamo dell’Italia…

Darjeeling

Insomma, come mi faceva notare una ragazza australiana ieri sera (da un nome stranissimo che non ho capito), è interessante come le giornate dei viaggiatori siano impegnative quando ci dobbiamo occupare di cose stupide quali comprare un biglietto del treno, andare in posta, ottenere un visto.

Due sere fa mentre stavo cercando di leggere, un sessantenne indiano ha attaccato bottone e non mi mollava più. Aveva anche storie interessanti da raccontare, ma era ubriaco e dopo un paio d’ore ha cominciato a ripetere gli stessi aneddoti e fare le stesse domande. Un ex soldato gurkha, ora in pensione; dice che i gurkha son famosi per i loro rispetto per il superiore, obbedienza, onestà e per essere dei gran combattenti. Ogni tribù ha il suo esercito. Lui è hindu e la moglie era cattolica. Morta 11 anni fa. Non le ha mai perdonato l’attaccamento alla famiglia d’origine, che l’ha rovinata. Si è suicidata per il disonore portato dai fratelli che non sono riusciti a ripagare dei debiti. Ha due figlie che non vede da 5 anni perché se ne sono andate con due uomini. Nella sua cultura il fidanzato deve presentarsi dal padre e chiedere il permesso di frequentare la figlia. Sicuramente c’è molto di più sotto che non mi ha detto, ma mi ha fatto tristezza pover’uomo. Capisco perché si porti sempre dietro una bottiglia di whisky e una di gin (che ha offerto anche a me).

La ragazza australiana, che è in India già da un mese circa, mi raccontava delle ossessioni sessuali degli uomini indiani. Trovano sempre il modo di sfiorarti tette e culo, anche in una stanza vuota. A lei è capitato in treno che il ragazzo che passava a vendere chai tea le facesse dei gesti osceni, e una notte si è svegliata e ha beccato il tipo nella cuccetta di fianco che la guardava mentre si masturbava. Mi ha fatto ridere mentre me lo raccontava, ma dev’essere proprio disgustoso! Mi aveva avvertito Marco che gli uomini qui son dei pervertiti, ma pensavo esagerasse, come sempre quando parla dell’India, che gli è andata per traverso; non pensavo lo fossero fino a questo punto. Mi immaginavo qualcosa tipo arabi del Nord Africa. Tipo sguardi insistenti e sfregamenti, ok. Non così espliciti. La ragazza australiana ha parlato con un’indiana riguardo questo, e lei le ha detto che si comportano così anche con loro. Non fanno così solo con le straniere perché le considerano tutte zoccole, o molto facili. La differenza è che le indiane possono metterli in imbarazzo gridando loro qualcosa in hindi, mentre se un’occidentale grida qualcosa in inglese, non tutti capiscono. Beh, vedremo cosa succederà a me quando scendo dai monti.

Oggi non faccio assolutamente niente ho deciso. Ho scambiato “The forgotten garden” con un libro di Irvine Welsh, “Filth”. Ero curiosa, non ho mai letto niente di questo scrittore. Ma non mi piace. Intanto è scritto nel gergo di Edinburgo (in inglese) che mi risulta un po’ difficile da capire. E poi ste scene crude mi fanno venire il mal di pancia. Lo cambio appena trovo qualcosa di meglio. Mi è dispiaciuto lasciare “The forgotten garden”. Assurdo come mi attacco alle cose.

C’è un ragazzo belga in albergo che ha comprato una moto a 300 euro a Dheli. Ci sta girando l’India. Poi volerà in Cina, dove comprerà un’altra moto da guidare fino all’Europa. Dice che uno straniero non può portare una moto fuori dall’India, perciò deve andare in Cina. Lo devo dire a Lee, che pensava di tornare in Inghilterra in moto da qua (e io pensavo di saltare sul sedile posteriore.. o magari seguirlo sulla mia moto?). Dev’essere un’esperienza incredibile, quella di guidare attraverso tutti sti Paesi.

C’era anche Michelle, sudafricana, ieri sera. Ero affascinata dal suo modo di parlare. Da come articolava le parole. Come con Jay, il modello olandese, il mio sguardo era catturato dal movimento delle sue labbra. Mi ha dato il nome di una scuola di yoga che dopo un corso di un mese ti danno un certificato con il quale puoi insegnare yoga in tutto il mondo. A “soli” 2000 USD. Solo? Io pensavo di spendere un decimo! Vabbè, niente scuola di yoga mi sa.

Sto acquirendo un po’ di usi e costumi locali. Questo è il quarto giorno che metto la stessa maglietta. Siccome non mi posso lavare i vestiti, preferisco non sporcare (= non cambiare). Non mi sembra di puzzare comunque. O forse mi ci sono abituata. Fra un po’ comincerò a soffiarmi il naso sulla sciarpa! La scorsa notte comunque ho sognato che ero a casa per due giorni e all’improvviso ho realizzato che potevo usare la lavatrice! Che bella sensazione…

Stamattina ho portato tutti al ristorantino a mangiare patate e pane fritto.

Ancora Darjeeling

Ancora Darjeeling

16 Ott 10

11.20am Piove. Son persa. Non capisco niente delle strade di questo paese e non riesco ad orientarmi. Non ho idea di dove sono.

1300hrs. Finalmente son riuscita a raccapezzarmi. Sono venuta a visitare un altro campo profughi tibetano, anche questo fondato nel 1959. “Tibetan Self Help Centre”. Ho comprato uno scialle fatto dalle donne di qui. Bellissimo. Lo userò come coperta, probabilmente. Già mi ci vedo nel mio salottino in Italia a guardare un film abbracciata al mio nuovo scialle e sognando il Tibet…

Un poster recita:

Tibet will never die
Because there is no death for the human spirit.
Communism will not succeed because man will not be a slave forever.
Tyrannies have come and gone and so have caesars and czars and dictators.
But the spirit of the man goes on forever.
Jaya Prakash Narayan

Mi son commossa quando ho letto sta roba. È una cosa che non potrò mai capire in pieno probabilmente, cosa si provi a non poter vivere nel proprio paese. Ci son circa 350 abitanti in questo villaggio. Una signora mi spiegava che però i giovani se ne vanno, a studiare o lavorare in giro per l’India. Solo i vecchi e i bambini restano.

5.40 pm In albergo, guardando calcio inglese in TV. Con un americano, del Vermont, e 3 inglesi. Qualcuno là dietro sta suonando la chitarra. Ho già sonno. Ho anche comprato del milk tea da portare a casa oggi. È strano, si fa con il latte direttamente, non con l’acqua. Si porta il latte a ebollizione, si mettono un cucchiaino di tè e un sacco di zucchero e si mescola per un paio di minuti. Ecco, aggiungo una tazza di tè alla mia immagine di me stessa sul mio divano fra qualche mese…

17 OTT 10

8.20am Colazione in un ristorantino locale a base di pane fritto e patate piccanti più un milk tea. 30 centesimi. Buono. Sono piena. Oggi non piove. È nuvoloso però. Ho bisogno di lavarmi le mutande. Qui hanno un modo molto strano di parlare al telefono. Lo tengono attaccato all’orecchio mentre ascoltano, ma quando è il loro turno di parlare se lo portano davanti alla bocca. Come se il microfono non arrivasse fino a là. Boh. Ho notato lo stesso in Nepal.

Oggi che faccio? Magari vado all’Observatory hill e poi mi faccio un bel latte gigante in quel coffee shop che ho visto nel centro commerciale. Son più di due mesi che non mi bevo un latte o cappuccino. I deserve one.

15.35hrs. Ha cominciato a piovere. Tra 30 minuti inizia Knock Out, un bolliwood movie che ho intenzione di vedere al cinema. Mentre aspetto mi bevo un milk tea con due dolcetti indiani dolcissimi e buonissimi (saranno la mia rovina!). Questo dolcetto bianco con pistacchi sopra è fatto di grano e zucchero. Spero vendano pop corn al cinema. Nessun straniero in questi ristorantini locali, solo nei posti raccomandati dalla Lonely Planet.

16.05hrs Il film era in Hindi, senza sottotitoli, così me ne sono venuta da Glenarys per un tè e internet, possibilmente. C’è una vista spaziale da qua.

Ho visto che ci sarebbe posto sul treno per Calcutta per domani. Ma non so. Magari resto un altro giorno e mi faccio un giro su questo “toy train” che viaggia ancora a vapore.. Poi vorrei vedere la tea plantation, devo andare in posta.. insomma, ne ho di cose da fare!

20.05hrs Vediamo com’è il tempo domani. Perché se fa ancora caccare tanto vale che me ne vada. Dopo due giorni in questa città comincio ad orientarmi. Stasera sono riuscita a tornare in albergo senza perdermi. Quel che confonde è che il paese è sui due lati della collina. Mi confonde avere il monte a sinistra mentre scendo e poi girare a sinistra e trovarmi il monte ancora a sinistra … Ho ordinato una banana pancake per cena. Ho cominciato a prendere le pillole per la malaria ieri. About time direi. Ho comprato uno di quei berretti di lana grossa oggi. Mi avrebbe tanto fatto comodo in Annapurna, quando morivo di freddo… fra qualche giorno sarò nel caldo tropicale e mi sarà solo di peso.. però è un ricordo dai. Mi piace coprirmi di stupidaggini che mi ricorderanno il mio viaggio una volta a casa. C’è un gran bordello di gente oggi a Darjeeling, nonostante la pioggia. Alcuni ubriachi. È il giorno principale di questo loro festival che dura 10 giorni. Molti avevano un tikka bello grande, rosso, con pezzetti grossi di polvere, sulla fronte. Ci sono tanti turisti indiani. E anche cinesi mi sembra.

18Ott10

13.30hrs Ufficio postale di Darjeeling. Sto osservando il tipo che impacchetta la roba da spedire. C’ha un’arte spettacolare, abile e veloce nel cucire. Prima avvolge il pacchetto nella carta, poi lo copre con un telo bianco che cuce a mano.

darjeeling post office

Il signore che cuce con pazienza e amore il mio pacchetto

16.20hrs Piove che Dio la manda! C’è Manuel là fuori da qualche parte. E’ di Perugia. Secondo italiano che incontro in questi due mesi in giro. Fa il fotografo di professione. Perché non posso vendere le mie foto pure io? Perché non sono brava a far niente? Stamattina siamo stati a vedere una fabbrica di tè. Harrods vende il loro tè. La fabbrica era chiusa, ma una tipa ci ha spiegato qualcosa su come si produce. Molto poco in realtà. Anzi, niente, ora che ci penso. Più che altro voleva i 30 centesimi per una tazza di tè (carissimo, qua costa un terzo di media!). Bello camminare tra le piantine di tè. Non le avevo mai viste prima. Sembrano dei cespugli bassi.

Abbiamo mangiato dei momo buonissimi per pranzo, e una specie di gnocco gigante pieno di carne. Allo stesso ristorantino dove ho fatto colazione ieri mattina. Ci siamo incontrati lì stamattina, con i nostri pane fritto e patate. Lui andrà in Sikkim, più a nord. E’ una regione un po’ autonoma, c’è bisogno di un permesso particolare per andarci, che però è gratis. A quanto pare è bello, si riesce a vedere il monte più alto dell’India da là. C’ho pensato anch’io, ma son stanca di monti. E comunque il tempo continua ad essere orribile e le previsioni annunciano brutto tempo per altri 10 giorni…

ristorante darjeeling

La mia famiglia adottiva e il mio ristorantino preferito a Darjeeling (è proprio tutto qua, un cucinino e due tavolini per gli ospiti)

Un tipo che abbiamo incontrato per strada oggi, quando ha saputo che siamo italiani (anche qui la lista di domande è come in Nepal) ci ha raccontato che suo nonno ha combattuto in Italia durante la seconda guerra mondiale, con gli inglesi contro i tedeschi. Gurkha si chiamavano forse ste truppe indiane? Boh, ne avevo già sentito parlare. Ora lo wikipedio. Già. Gurkha è chiamata la gente di questo angolo di mondo (tra Nepal e Nord India) – da cui gurkhaland – e come gurkha erano conosciuti i soldati indiani arruolati nell’esercito inglese. Famosi per le loro forza e coraggio, a quanto pare.

Gorkhland

C’è un bel cielo fuori. Circondati dalla nebbia, ma c’è un filetto di luce gialla all’orizzonte.

Anche oggi son stata in questo caffè 3 ore per internet, prendendo solo una fettina di torta al cioccolato e una teiera di caffè. Mi odieranno? Ma qui non si fanno riguardi a portarti il conto appena finisci di mangiare se vogliono che tu te ne vada, quindi prendo il loro silenzio come un ok implicito…
Ah, comunque, for your reference, qui sono le 1900hrs quando in Italia sono le 15.30.

INDIA!!

INDIA!!

15 Ottobre 2010 4.30pm

Un semaforo. Gli uomini mi sfiorano. Tutti trovano scuse per aumentare il prezzo stabilito inizialmente. Già, sono in INDIA. Non sicura dell’orario. Mi manca già il Nepal, come trattano gli stranieri. Nell’ultimo autobus che ho preso in Nepal non ho neanche potuto cedere il mio posto a una vecchietta, perché ero ospite e dovevo stare io seduta. Sul bus per Kakarbhitta stamattina era salito un pazzo. Con la sua ragazza e la figlia. Mi ha mostrato i polpacci e ha tirato un pugno in aria per farmi vedere quanto è forte. Voleva che andassi a casa sua. Certo. E voleva che mi prendessi sua figlia. In cambio della macchina fotografica.

confine india nepal

Ho noleggiato una bici con autista per attraversare il fiume che separa Nepal e India

C’è un negozio attaccato al distributore di benzina! Wow, sembra quasi di stare in Europa! Nemmeno in Cina i distributori son così avanzati..

8.15pm Tower View Hotel. Sto aspettando che mi scaldino l’acqua per lavarmi. Mi dovrò fare la doccia prendendo l’acqua da un secchio. Vabbè, che sarà mai. Meglio che fredda! Sono a Darjeeling, 2134m slm, patria del tè. Si trova nel West Bengala, una regione che vuole l’indipendenza (la chiamano Gorkhaland o qls del genere). Non è ancora proprio India, una via di mezzo tra Nepal e Tibet. Parlano nepalese in effetti. E la gente è gentile (non che mi aspetti che gli indiani siano rudi, ma un po’ più rompiscatole sì). Sono stanchissima e non vedo l’ora di andarmene a letto.

Un lassi per ricordare

Un lassi per ricordare

A volte quando sono a casa mi faccio un lassi. E’ una bibita deliziosa a base di yogurt e frutta che ho scoperto e adorato e di cui ho abusato in India.

Me lo preparo perché, come molti indiani mi ricordavano mentre ero là, è “24 hour power”. Se ti senti un po’ debole ti tira immediatamente su. In realtà a volte sembrava avere una sfumatura sessuale, come se mi volessero dire “ecco, ora puoi fare sesso finché vuoi, per 24 ore almeno”. Qualunque fosse la loro intenzione, ogni volta il lassi mi riporta al viaggio incredibile che ho fatto in quel paese colorato.

In realtà ho bevuto il primo lassi in Nepal, a Janakpur, che essendo una città di frontiera ha molte similarità con l’India. Il lassi era delizioso, guarnito con granella di pistacchio. Me lo ricordo ancora bene. Ero stata attirata da un gruppetto di persone attorno a un uomo che serviva una bibita giallognola in alti bicchieri di vetro. In quel momento non sapevo che sarebbe stato il primo di una lunga serie di lassi.

Ho bevuto lassi praticamente ovunque, ma alcuni mi sono rimasti particolarmente impressi. Uno dei lassi più buoni è stato a Varanasi, in un posto “famoso” (di cui ne parla anche la Lonely Planet), un po’ difficile da trovare come qualsiasi cosa nel labirinto che è Varanasi. Ma se cammini per la città sicuramente ci capiti, prima o dopo. Ora che scrivo “famoso” mi viene un po’ da ridere, perché uno che non è mai stato in India magari si immagina un posto un po’ posh, tipo una gelateria occidentale, invece era una botteghetta al piano terra, lungo la strada, con un ragazzo seduto per terra che pestava e mescolava il lassi dentro a dei contenitori di latta. “Blue Lassi Shop” si chiamava (ho salvato la foto col nome del “negozio”). Non mi ricordo se qui il lassi c’era sia semplice o alla banana, o solo alla banana. Comunque io l’ho sempre preso alla banana, the best.

Un altro lassi delizioso era a Jaipur (o Jodhpur? non mi ricordo più). Questo era più simile a una gelateria all’occidentale, molto spartana, con dei posti a sedere in cui ti potevi godere il tuo fresco lassi. E c’era anche una bella varietà di frutta tra cui scegliere. Faceva molto caldo in Rajasthan, e il lassi ha salvato vite (la mia più di una volta insomma).

Un lassi mi ha fatto star male. Ero a Calcutta e ne ho comprato uno lungo la strada (come quasi sempre del resto). Mi ero scordata di chiedere di averlo senza ghiaccio. Il ghiaccio in India è fatto normalmente con l’acqua del rubinetto (o delle fontanelle lungo la strada) e io lo sapevo bene che assolutamente non si deve bere l’acqua del rubinetto in India. Ma un po’ perché non volevo essere scortese, un po’ perché ero stata un mese in Nepal senza mai stare male (ed ero convinta di aver fatto gli anticorpi ormai), ho deciso di berlo comunque. Pessima decisione. Sono stata a letto per una settimana con diarrea e vomito. Ma questo sfortunato evento non intacca minimamente il ricordo prezioso che ho di Calcutta.

Poiché ho condiviso molti momenti a base di lassi con altre persone, il lassi mi ricorda anche le persone dell’India. Sono molto curiose e amano parlare agli stranieri e sentire le loro storie; per questa ragione a volte sono un po’ pesanti, ti tampinano con le loro domande, spesso sempre le stesse, e non ti mollano se non dopo qualche risposta sgarbata; ma per lo stesso motivo sono molto ospitali, ti invitano a casa loro e ai loro matrimoni. E così è come si dovrebbe affrontare il lassi e l’India: con cuore e mente aperti, e sarai premiato con l’esperienza più intensa che tu possa mai vivere.