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Scrivere un blog

Scrivere un blog

Mi manca scrivere sul blog.

Scrivevo moltissimo durante i miei viaggi. A un certo punto ho anche pensato di poter guadagnare qualcosa da tutto quel scrivere, poi mi sono resa conto che era poco realizzabile. Scrivere è sempre stato per me un modo per ricordare e per tenere mia mamma informata sulle mie avventure. Ho anche sperato che con i miei scritti, condividendo le mie esperienze, potessi portare quelle culture, quelle persone e cibi e posti diversi dai miei più vicini a chi non ha la possibilità di viaggiare.

E’ da un po’ che non scrivo. Non perché non abbia viaggiato, negli ultimi 10 mesi sono stata in Myanmar e in Georgia, e avrei così tanto da raccontare!

Penso sia soprattutto perché ho un compagno, e scrivere era anche un modo per parlare, quando non avevo molte persone attorno con cui farlo. Non ho neanche più scritto molto nei miei diari di viaggio, ed è un gran peccato, perché le poche volte che prendo in mano un diario torno indietro nel tempo, esattamente in quel posto e in quel momento, ed è una cosa meravigliosa. Mi tornano alla mente cose che avevo dimenticato.

Al momento passo un sacco di tempo sulle foto. La fotografia è diventata la mia passione più grande. Anche le foto hanno il potere di riportarmi al posto e alle emozioni che ho provato scattando. Sfortunatamente (o forse fortunatamente) non sono mai completamente contenta delle mie foto. Diciamo che ho ancora molto da imparare.

Per pubblicare le mie foto ho voluto aprire un sito/portfolio, ma poiché non riesco mai a finire di sistemare le foto di un viaggio, il sito è sempre in costruzione, mai completato.

Insomma, la mia vita è un casino, come il solito. Vedo tutti questi nomadi digitali e penso che non sarò mai uno di loro, sono troppo disorganizzata.

Ma questa sera scrivo. Per farvi sapere che sto lavorando sulle foto della camminata in Myanmar, perché voglio scrivere di quell’esperienza meravigliosa. E ho mandato in tilt la memoria esterna dove tengo le foto. Saranno perse tutte?

Un visto per amico

Live da Orio al Serio!

Questo visto mi sta facendo impazzire.

Per entrare in Iran è necessario avere il visto, che si può fare ai consolati che in Italia sono a Milano e Roma. Bisogna presentarsi personalmente perché si lascia l’impronta digitale, oltre ai vari documenti, quindi è piuttosto scomodo per chi non abita vicino a quelle città. Inoltre bisogna mettere in conto almeno un mese di tempo, anche se il Consolato dice che in una settimana è pronto.

Gli italiani però che restano in Iran meno di 15 giorni possono fare il visto all’arrivo in aeroporto presentando:
– passaporto valido per almeno altri 6 mesi con due pagine frontali libere e senza timbro di Israele
– 2 fototessera (senza occhiali e senza cappello e senza velo)
– assicurazione sanitaria per il viaggio
– voucher dell’albergo in cui si starà almeno la prima notte o perlomeno nome e numero di telefono dell’albergo prenotato.

Tutto questo a febbraio 2015. Le regole cambiano in continuazione, quindi è meglio controllare con l’ambasciata/consolato prima di partire.

Io credevo di avere tutto a posto (tranne l’assicurazione che vabbè ho fatto un’assicurazione di viaggio normale che include le spese mediche, dovrebbe andare bene), quando ieri sera alle ore 23, che ero già pronta a mettermi a dormire, mi arriva una mail dell’hotel che avevo prenotato a Tehran, il Firouzeh: non mi possono confermare la camera perché è successo che il visto è stato negato a turisti che avevano prenotato da loro; se la polizia di frontiera li chiama per controllare la prenotazione, negheranno di averne. Pensavano che avessi il visto già fatto. Tutto questo a 15 ore dalla partenza, con la notte in mezzo che è notte anche in Iran, e un giorno poco più dall’arrivo in Iran dove devo mostrare la prenotazione dell’albergo. Comincia l’agitazione. Accendo Sanremo per calmarmi ma fa peggio (pensano di far ridere Conti e le due ancelle?). Se almeno me l’avesse detto un po’ prima potevo contattare qualche altro hotel, no?
Dopo un po’ mi arriva un’altra email del signor Mousavi, che mi consiglia di contattare l’hotel gollestan. Ha già chiamato lui il tipo alla reception, ha detto che mi confermerà subito la prenotazione. Ok, mando una mail, aspetto mezz’ora e nessuna risposta. Ho gli occhi che bruciano dal sonno ma come faccio a dormire? Niente. Alla fine mi addormento senza sentire niente. Lascio il cellulare acceso, per sentire l’arrivo di eventuali email. Non sento niente, ma alle 4 mi sveglio e una mail è arrivata. Ovviamente non è che mi confermano subito, vogliono sapere se voglio la camera con bagno o senza. E chissenefrega? Dormo anche per terra, basta che mi facciate entrare in Iran! Rispondo e mi rimetto a dormire. Alle 6 mi risveglio; altra mail: voglio una twin o una double? Davvero? Dai, mandame sta cacchio de confirmation che fra 4 ore parto da casa! Da lì in poi è stata dura rimettermi a dormire, ma in qualche modo ci sono riuscita e alle 7.30 avevo la mia bella conferma della prenotazione e un gran sonno.

Vabbè, stampo la prenotazione ché non si sa mai, stampo gli orari del volo di ritorno che me n’ero dimenticata e partiamo.

Traffico sciolto per fortuna. In direzione opposta un incidente ha provocato chilometri di coda. Per fortuna non succedeva di qua, sennò si stava a casa.

All’aeroporto a Bergamo la signorina del check-in mi vuol far prendere un colpo. Hai il pre-visto o un numero di riferimento? EHH?? Che pre-visto? Sì, serve il visto o il pre-visto per andare in Iran. Guarda, se vuoi ti faccio vedere la mail del consolato dove mi dicono che posso fare il visto all’arrivo e spiegano cosa devo portare. Mi avevano anche consigliato di chiamare Pegasus per verificare che la compagnia non mi facesse problemi al check-in, cosa che io ho fatto, e la signorina mi ha detto che posso andare tranquilla, non ci saranno problemi. “Devo vedere la conferma di Pegasus che può partire, perché qui dal sito bla-bla dove è spiegato cosa è richiesto per entrare in ogni paese, è chiaro che serve il visto o il pre-visto”. Beh, la conferma della Pegasus non te la posso far vedere perché me l’hanno detto per telefono; se vuole le faccio vedere la mail del consolato. “Me ne fotto della mail del consolato” (cioè, non ha detto proprio così, ma il senso era quello). Aspettate lì nell’angolo dei somari finché controllo con il mio superiore cosa fare. Dopo 15 minuti di imbarazzo e di cuore palpitante arriva il lasciapassare dall’alto. Ma cosa sarebbe sto pre-visto? Non ne ho letto da nessuna parte, altrimenti lo facevo! Bisogna andare in agenzia? No no, si fa in internet. Boh. Lei riduce i toni, mi spiega che TUTTI quelli che vanno in Iran ci vanno con il pre-visto e quindi c’ha comunque ragione lei. Vabbè, me ne frego di quel che sei convinta tu, basta che mi fai andare.

Fiuuu. Saluto mia mamma che se ne può tornare a casa senza di me, e passo il controllo passaporti e bagaglio a mano.

La mia amica Paola mi spiega che fino a poco tempo fa era richiesto questo pre-visto, ora non più. Quindi cara amica mia mia del check-in, meglio che fai un update del computer che qua mi hai fatto perdere cinque anni di vita.

Ora sono tranquilla, ma finché non avrò messo piede fuori dall’aeroporto IKA di Tehran non sarò sicura che questo paese che si preannuncia bellissimo voglia farsi vedere da me.

Tra l’altro ci aspetta un viaggetto simpatico, come al solito. 3 ore fino a Istanbul, dove nevica (e infatti il volo che viene da là è in ritardo e di conseguenza anche il nostro), 5 ore di attesa in aeroporto a Istanbul, altre due ore di volo e alle 4 del mattino arriviamo. Metti che ci mettiamo anche due ore ad uscire da lì, e un’ora per arrivare in centro a Tehran, che facciamo fino alle 11 quando ci apriranno le porte dell’hotel? Colazione 4 ore? Non ho la minima intenzione di andare in giro per la città con lo zaino in spalla e senza aver dormito la notte.

Comunque vada, la prossima volta che andrò in Iran andrò a Milano e farò perdere una giornata di lavoro a chi viaggerà con me, ma mi farò il visto prima di partire, almeno posso dormire tranquilla.

Due giorni alla partenza

Due giorni alla partenza

Come al solito sono agitata e non ho più voglia di partire.

Mi capita sempre, qualche giorno prima della partenza: penso a quanto sto bene a casa, con la mia routine e i miei gatti, e poi ora sta finendo anche l’inverno e le giornate sono più tiepide e più soleggiate, ci sono un sacco di posti qui intorno da andare a vedere e tanti eventi organizzati in questo periodo nei dintorni, etc.

Ma appena salirò sull’aereo e sarà troppo tardi per ripensarci e scoppierà il mal di testa liberatorio, sarò catapultata in versione “discovery” e non vedrò l’ora di mettermi a sgambettare di qua e di là e a far foto e scrivere/descrivere.

Quel che mi preoccupa in questo momento è che:

1. la foto per il visto andrà bene anche senza velo in testa? Perché Meridiani dice che serve il velo, il consolato il contrario. Per stare tranquilla potrei rifarmi le foto ovviamente; vediamo se trovo il tempo.

2. Non mi hanno ancora confermato l’hotel a Tehran. Normalmente non mi importerebbe più di tanto, ma mi serve il voucher dell’albergo per ottenere il visto in aeroporto.

3. Sarò vestita in maniera adeguata? Camicioni lunghi fino a metà gamba o quasi ne ho, la sciarpa in testa l’ho già provata e mi piace, ma andrò bene?

4. Il programma che ho preparato va bene o ho messo in lista troppe cose? Solo a Isfahan e Shiraz resteremo 2 o 3 notti, negli altri posti si arriva verso mezzogiorno, si va in albergo a mettere giù gli zaini, si va a visitare e la mattina dopo si riparte. Torneremo in Italia che saremo stanchissimi… ma felici! (speriamo). Forse sarebbe meglio saltare un posto o due e concentrarsi sugli altri? Non mi piace andare troppo di corsa. Però vero che stavolta non abbiamo molto tempo…

5. Farò in tempo a preparare tutto domani o è meglio se comincio già ora?

6. Sulla mia carta d’imbarco c’è una bella “M” per Maschio vicino al mio nome: ho sbagliato quando ho prenotato il volo o è il sito di Pegasus che è un po’ tarocco? Sono stata molto attenta durante la prenotazione, m/f e date di nascita, ma è anche vero che ho fatto e disfatto la stessa prenotazione su vari siti che qualcosa potrebbe essermi sfuggito. Avrò problemi a salire sull’aereo?

7. Cosa sto dimenticando? Perché non si tratta di “se”. Qualcosa lo dimentico di sicuro. Per il viaggio in Repubblica Dominicana avevo dimenticato la batteria del laptop. Ma me lo lasceranno portare o mi spacceranno per una giornalista e rispediranno a casa il mio laptop con me al seguito?

Ecco. Beh, fra tre giorni sarò a Tehran. E poi abbiamo già deciso che nel peggiore dei casi, se qualcosa non dovesse andare bene e ci rispedissero indietro, potremmo sempre fermarci a Istanbul, non sarebbe per niente male come ripiego…

Ultimi Aggiornamenti: pochi minuti dopo la pubblicazione di questo post, la mia Amica Paola, che lavora per una compagnia aerea, mi ha rassicurata un po’ dicendomi che la foto va bene senza velo e per il mio nuovo genere non importa, mi imbarcano lo stesso. Grazie!!

Prossima fermata: Iran

 

volo

Iran. Meglio andarci prima che diventi troppo turistica. Già lo è, da un paio di anni a questa parte, da quando la situazione politica si è stabilizzata. Sul sito di Viaggiare Sicuri del Ministero degli Esteri non c’è neanche un pallino sull’Iran, il che vuol dire che non ci sono avvertenze particolari; era da tanto che non andavo in un paese senza un bollino 🙂 Ci son bollini per il Regno Unito e la Francia, Belgio e Turchia, per Haiti “si sconsigliano viaggi non determinati da motivi di effettiva necessità”. Quindi stavolta saremo bravissimi, andremo in un paese in cui “le condizioni generali di sicurezza … sono buone”.

 

Andremo per 14 giorni solo. Di solito non mi piace andare in un paese nuovo per meno di un mese ma questa volta mi va bene perché:

1. il volo costa solo 280 euro a/r (in effetti è poco sotto la Turchia, molto vicino a noi)

2. per procurarci il visto ci vuole un po’ di tempo (e noi come al solito partiamo in fretta, abbiamo deciso tutto ieri e dobbiamo rientrare entro la fine di febbraio, ché poi iniziano i grandi lavori di giardinaggio per Luca) ma se si sta meno di 14 giorni si può ottenere il visto all’aeroporto

3. 4 settimane si potrebbero fare in Cuba o Messico, ma siamo stati in un paese latino l’anno scorso, ho voglia di cambiare ambiente e cultura

4. l’Iran non costa tantissimo ma non è nemmeno l’Asia; prevedo un 50 euro al giorno, viaggiando economici come al solito; il problema è che là non si può prelevare (ci sono ATM ma funzionano solo con carte locali), quindi bisogna portare tutto in contanti. Quindi 30 giorni corrispondono a 1.500 euro, 3.000 per due. Preferisco non dovermi portare tutti sti soldi in tasca.

5. così ho la scusa per prendere il treno che da Istanbul porta a Teheran, e vedere l’Iran del nord, in un prossimo viaggio 🙂

6. Luca deve lavorare e ho dovuto faticare molto per convincerlo a partire, due settimane sono meglio di niente

 

Ehhh… sono emozionata all’idea. Ok, 2 settimane non sono molte, ma sarà un bell’impatto culturale ed era da tanto che volevo visitare la Persia, la culla dell’umanità. Purtroppo sarà freschino, perché nonostante sia più vicino all’equatore rispetto all’Italia, l’Iran è un paese piuttosto montuoso; la capitale Teheran per esempio è a più di 1.000 m di altitudine, e nella maggior parte del paese le temperature sono come in Italia all’incirca.

 

Ho impiegato varie ore a prenotare il volo perché ho voluto controllare 1. la compagnia più economica (che è risultata essere Pegasus) 2. il sito con l’offerta migliore (direttamente su pegasus? su lastminute? expedia?). Alla fine sono andata con edreams, anche se lastminute costava 40 euro di meno, perché non avevo abbastanza soldi nella Postepay e non volevo rimandare ancora; con edreams ho potuto pagare con paypal. Ottimo. Quindi si va, EMOZIONE!!!

 

Verso l’ignoto

Los Patos, 08.01 del mattino

Colazione e poi si parte. Con calma, tanto Pedernales sta a soli 90 km (2-3 ore di gua-gua) da qua. Oggi è piuttosto nuvoloso; meglio, viaggeremo più freschi. Si vede un temporale là in mare. Se veramente prendiamo il barcone per andare ad Haiti quasi sicuramente ci pioverà in testa. Ma non ci posso credere che sia l’unica alternativa. Per questo vogliamo andare  a Pedernales, per raccogliere più informazioni. Il difficile del viaggiare in quest’isola è che la Lonely Planet non è abbastanza dettagliata e anche la gente sembra non sappia molto. Di solito quando si va in un paese se non c’è un centro d’informazioni per i turisti comunque i gestori degli alberghi o la gente per la strada sanno qualcosa. Qui no. Dobbiamo sempre andare a naso. Boh. Forse perché in effetti non c’è niente di sicuro.

Mi mancherà questo posto. Non siamo proprio in riva al mare, qui da Giordano, ma dal terrazzo dove facciamo colazione si vedono palme e mare e c’è sempre una brezza fresca.

9.12 Siamo sulla strada, ad aspettare il gua-gua per Pedernales. Non si sa quanto dovremo aspettare, passano quando vogliono. Venendo qui mi son ricordata che ieri sera, mentre stavamo andando verso il Comedor per la cena, ci siamo fermati a guardare i bellissimi fiori di una pianta; un cane, abitante di quella casa, è uscito ed ha iniziato a correrci incontro. Per fortuna nel frattempo arriva un ragazzo, che estrae il suo machete e lo fa stridere sull’asfalto, allontanando il cane. Pochi metri dopo il ragazzo incontra i suoi amici e continua a giocare con la sua arma, facendola svolazzare di qua e di là. Spesso hanno un machete con loro, lo usano molto: per aprire un cocco, tagliare una pianta o allontanare i cani…

Verso l’ignoto, dice Luca. Eh sì, i viaggi di questo tipo sono proprio così. Specialmente qui, dove ci sono pochi turisti e anche la guida non ne sa molto.

10.00 Abbiamo dovuto aspettare poco  più di mezz’ora. Perso un po’ di tempo per mettere gli zaini nel bagagliaio: non ci stanno, quindi lasciano la portiera aperta e la tengono ferma con una corda. Dopo un chilometro ci fermiamo per caricare un tipo che ha due sacchi pieni di spazzole di paglia. Allora giù di nuovo gli zaini, su i due sacchi, che sono grandi il doppio dei nostri zaini, su gli zaini sopra i sacchi, fermare tutto con la corda, tirar giù la portiera, altro giro di corda, la ruota di scorta sulla capotta, e via, si parte.

malecon16.51 Se llama cafeteria pero no hay café. Visto che non c’è il caffè allora ci beviamo due succhi qui al Malecon (lungomare) di Pedernales. Non sono più sicura di nuovo di voler andare ad Haiti. Perché passare la frontiera da questa parte non è proprio semplice. Ci sono due alternative: un barcone super affollato che in 7 ore di notte ti porta fino a Marigod, e poi devi prendere un tap-tap (la versione haitiana dei gua-gua) per Jacmel, che parte lunedì sera. Oppure vari tap-tap, con nessuna idea di quanto tempo ci si possa impiegare, anche perché si sale e si scende un’alta montagna. Boh. C’erano dei bianchi prima in giro per la città, avrei dovuto chiedere a loro, magari vengono da Haiti o hanno intenzione di passare di là come noi.  Il mio jugo è in realtà un frappè alla banana. Molto buono, e molto pieno di ghiaccio, che dovrei evitare come la peste. Abbiamo infranto tutte le regole anti-cagotto: bevuto bibite con ghiaccio, mangiato verdura fresca, mangiato senza lavarsi le mani, leccate le dita…

Siamo in questa piazzetta vicino al mare, e due baracchine stanno facendo a gara a chi tiene la musica più alta, per attirare clienti presumo. Il risultato è un mix quasi fastidioso di musica. Luca dice che la gente qui ama girare in moto. E’ vero, a Los Patos i ragazzini continuavano avanti e indietro con le moto, e anche qui. Chi ha una moto comunque quando necessario si improvvisa tassista, quindi continuano a girare anche perché se qualcuno ha bisogno lo portano in giro.

Ci sono anche dei tavolinetti per giocare a domino qui al Malecon. Ieri sera era buio quando siamo tornati all’Hotelito; dei vecchietti in strada giocavano a domino alla fioca luce di una pila.

Il gua-gua per venire qua era rotto sulla fiancata dov’ero seduta io. Era rotto un giunto o non so che. A un certo punto saliva talmente tanto fumo che ho avvertito l’autista; lui ha fatto spallucce. Risultato: ho il lato sinistro del corpo completamente nero.