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Short film Iraniano a Kashan

Khan-e Ameriha 4pm

Siamo in questa casa tradizionale di Kashan perché Sarah Tabibzadeh ci ha invitati qui a vedere un film che ha diretto lei. E’ una giovane regista iraniana che abbiamo conosciuto questa mattina sull’autobus da Tehran. Ci ha anche pagato il taxi per venire in centro. Non credo sia costato tanto, perché dall’aeroporto a Tehran che son più di 30 km costa 15 euro, da dove ci ha lascita il bus stamattina al centro di Kashan sono neanche due chilometri. Il film di Sarah è “Lady with Flower-hair”; è la storia di una ragazza molto triste perché le crescono i fiori tra i capelli e quando si beve il tè deve abbeverare anche la testa; questa cosa la fa sentire continuamente fuori luogo. Una sera in cui camminava tristemente per la città si illude di aver visto qualcuno simile a lei, invece era solo un disegno. Alla fine si uccide e finalmente la sua esistenza prende senso perché dal suo corpo seppellito nascono tanti bei fiorellini. Un breve film animato, stile Persepolis. Sarah rappresenta la classica generazione di giovani meno poco inclini alle restrizioni imposte dal governo. In autobus indossava dei jeans attillati e quando eravamo rimasti solo Luca ed io dietro di lei si è tolta il velo dalla testa; alla presentazione del film invece era vestita in modo più tradizionale, ma elegante e moderno allo stesso tempo. Viaggiava con un ragazzo, che ci ha detto (sottovoce) essere il suo ragazzo. E’ stato molto gentile da parte sua invitarci a vedere il suo film.

Casa Tradizionale di Kashan, adibita a boutique hotel e tea room

Casa Tradizionale di Kashan, adibita a boutique hotel e tea room

19h33 Siamo alla sala da pranzo del nostro alberghetto. Nel mezzo c’è una piscina con i pesciolini rossi.

Kashan è famosa per il bazar, che andremo a vedere domani perché oggi essendo venerdì è chiuso, e le case tradizionali del 1800, fatte di argilla e paglia. La Khan-e Ameriha dove siamo andati per Sarah è grandissima. E’ formata da vari edifici ed ha 8 cortili, i più grandi con la vasca in mezzo, che serve perché d’estate il vento scende, raccoglie l’acqua e porta un po’ di fresco nei piani sotterranei; c’è un boutique hotel ora tra i vari edifici della Khan (che vuol dire “casa”, mentre Ameriha è il nome di una importante famiglia iraniana, tipo i Medici, mi ha spiegato Sarah). Stanno sistemando ancora una parte della casa per ingrandire l’hotel. Diventerà enorme. Ho paura a chiedere quanto possa costare. Anche il nostro hotel è in una casa tradizionale ed è molto bello. Paghiamo circa 40 euro per notte; sarebbe almeno il doppio in Europa. Le camere con tre finestre (come la nostra) sono per gli ospiti meno importanti; quelle con 5 o 7 finestre sono suite, e un tempo ospitavano gli ospiti più illustri. Mentre passeggiavamo per il paese un signore ci ha fatto entrare a casa sua: è proprietà della sua famiglia da 180 anni; lui vive a Tehran, ma nei giorni di festa viene qui a sistemarla: spera di riuscire ad aprirci un hotel nel giro di due anni. Ha il classico cortile interno, questo senza piscinetta ma con degli alberi antichi, e i vari edifici attorno.

Stanotte prevedo una bella notte di sonno. Ieri sera non riuscivo a dormire perché la stanza era troppo calda anche con la finestra aperta, e in più entrava un sacco di rumore dalla strada vicina. Qui invece si sta benissimo. C’è il riscaldamento acceso, ma non fa troppo caldo (anche perché la stanza è grande tre volte quella di ieri; abbiamo addirittura un materasso per gli ospiti, se qualcuno volesse venire a trovarci) e non si sente volare una mosca. E si mangia anche bene in questa khan. Con 10 euro abbiamo mangiato montone stufato con fagiolini e carote e un piatto di verdure con melanzane e non ricordo che altro; il tutto con del riso bianco con una spruzzata di zafferano e del buonissimo yogurt. Dopo i panini di questi giorni è stato un bel cambiamento. Dei tedeschi però si lamentavano con una Taiwanese che mangiano bene solo quando si cucinano loro (vivono a Tehran dall’estate scorsa), perché l’unico piatto vegetariano commestibile sono i falafel (non dev’essere facile essere vegetariano in Iran).

Domani non sappiamo ancora cosa fare. C’è la possibilità di passare una notte nel deserto per 70 dollari (per due persone), ma forse con il freddo che fa di notte di questa stagione non è il periodo migliore per un’esperienza simile. Boh. Penso che decideremo domani mattina.

20h52 Siamo seduti sui divanetti attorno alla piscina nel cortile dell’hotel a bere tè. Ora fa freschino. Dev’essere bellissimo d’estate, rinfrescarsi qui dopo la calura del giorno.

Devo raffinare la mia capacità di lavarmi dopo aver fatto la pipì. Come in tanti altri paesi, anche qui non si butta la carta igienica nel water e allora piuttosto di tenermela nel sacchetto della spazzatura per giorni mi lavo anch’io come fanno gli iraniani (vicino alla tazza alla turca c’è sempre anche un rubinetto per lavarsi); solo che devo imparare a farlo senza bagnarmi tutta.

Tehran

Alla fine il visto che tanto mi preoccupava è stato una passeggiata. Tutto grazie a Mousavi. Abbiamo conosciuto Mousavi e Rita a Istanbul, mentre aspettavamo il secondo aereo. Si sono seduti davanti a noi e lei ha cominciato a dire che non ce la faceva più senza fumare. Deve avermi preso in simpatia quando le ho detto che c’era un terrazzino dove poteva andare a fumare. Al ritorno ha cominciato a parlarci. La “strana coppia”. Lei milanese che festeggerà i 70 anni a Tehran fra qualche giorno. Lui turco nato in Iran, ha vissuto gli ultimi 25-30 anni in Italia. Lei ex dirigente di una ditta che lavora con gli ospedali (conosce tutti gli ospedali d’Italia), rimasta vedova di un costruttore troppo presto, vive con la pensione sua e del marito con un gatto e da 14 anni Mousavi. Lui commerciante di tappeti, proprietario di vari appartamenti a Tehran e un naturale senso per gli affari.

Abbiamo parlato un po’ di tutto e capito un po’ di niente perché questi due amano parlare contemporaneamente. Mousavi ha spiegato che l’Iran ora è come l’Italia degli anni 70, quella che ha fatto arricchire gli Agnelli e i Berlusconi. Vorrebbe che suo figlio si trasferisse qui per fare la fortuna che aspetta chi ha lo giusto spirito di iniziativa, ma il figlio fa parte di quella generazione di disgraziati pigri, che hanno trovato tutto fatto e non vogliono tentare niente e fra qualche anno si troveranno ad aver mangiato tutto. La figlia invece dopo essere nata e aver studiato in Italia, è venuta a stare qui ed ora ha una bella bimba di due anni che fa impazzire il nonno e la nonna adottiva. Lui passa in Iran vari mesi. Praticamente la sua vita è divisa tra i due paesi. Tornerebbe a vivere qua, se non fosse che ha perso la testa per questa bionda vent’anni più vecchia di lui. La bionda invece, che era abituata a cambiarsi d’abito due volte al giorno e dormire negli hotel migliori, ora è lì davanti a me con la camicetta sgualcita che aspetta un volo low cost. Cmq dopo tanti anni passati a viaggiare non le piace più come prima, e fa anche fatica a camminare poverina. Tra i vari posti che ha visitato, i suoi preferiti sono Yemen e Birmania. Mica male.

Comunque Mousavi per qualche motivo ci ha preso a cuore e all’arrivo a Tehran ha fatto da garante per noi. Non ci hanno chiesto assicurazione, prenotazione dell’albergo o biglietto di ritorno. C’erano anche altre persone che chiedevano il visto e nessuno ha avuto problemi. In più Rosa e compagno ci hanno portati in taxi fino al nostro albergo. Gran risparmio di fatica; con i mezzi pubblici avremmo speso pochi euro, ma ci avremmo impiegato un’eternità. Non hanno neanche voluto che pagassimo la nostra parte e noi non abbiamo insistito.

Traffico pericoloso a Tehran: un vecchietto cerca di attraversare tra le auto in corsa, che non si preoccupano delle strisce pedonali

Traffico pericoloso a Tehran: un vecchietto cerca di attraversare tra le auto in corsa, che non si preoccupano delle strisce pedonali

All’arrivo in aeroporto l’aria era intrisa di profumo di fiori. Quando qualcuno va in pellegrinaggio alla Mecca, al ritorno trova tutta la famiglia ad accoglierlo, parenti fino al 4° grado, che siano le 4 del pomeriggio o del mattino; tutti con fiori. Grande festa.

Alle 7 eravamo in hotel; ci è voluto un po’ di tempo per arrivare perché l’aeroporto è a 32 km dal centro. Che guidano come pazzi l’avevo letto in giro, e ne abbiamo avuto subito conferma: fanno le curve a tutta velocità, cambiano corsia senza preoccuparsi degli altri, i pedoni attraversano le strade in piena notte con le macchine in corsa. All’hotel ci hanno proposto di pagare un extra per andare subito in camera e non aspettare fino le 2 per il check-in, e l’abbiamo fatto; per risparmiare abbiamo preso la camera senza bagno. 31USD + 15 supplemento, 40 euro scarsi. In più ci abbiamo guadagnato una colazione (compresa nell’extra per il check-in anticipato). Ci siamo buttati per un’oretta, colazione con uova, pane, formaggio, pomodoro e cetrioli, tè e succo di pompelmo. Poi di nuovo a riposo perché eravamo stanchissimi. Ci siamo alzati con fatica alle 12. Come prima cosa abbiamo cercato un posto dove cambiare soldi: 15,6 milioni di Rial in cambio di 400 euro. Abbiamo tre mazzette di soldi che non sappiamo dove mettere. Poi pranzo con kebab, e via a vedere il più possibile di Tehran perché l’altro Mousavi (l’albergatore) mi ha consigliato di non tornare a Tehran e di prendere invece il bus da Isfahan per l’aeroporto e penso che seguiremo il suo suggerimento.

Siamo passati per il Park-e Shahr dove la gente va a prendere fiato dopo il lavoro, che in mezzo ha una piscina lunga e se si guarda da sud verso nord all’orizzonte si vedono le cime innevate del monte Tochal; si possono raggiungere le piste da sci (che sono le quarte per altitudine al mondo) con una funivia che parte da uno spiazzo di Tehran raggiungibile in metropolitana. Le piste sono affollate di giovani benestanti durante i venerdì (il loro giorno festivo).

Park-e-Shahr e il Tochal sullo sfondo.

Sono andata a vedere il Golestan Palace. Luca non è venuto perché più di tanto non gli interessava e si pagavano 2 euro (dobbiamo risparmiare!). Beh, bellissimo. Il giardino da solo merita una visita, molto ben tenuto, riparato dal traffico cittadino e circondato da questi palazzi brillanti. Sono stata a vedere solo la Hall ed è meravigliosa: ci sono due stanze ricoperte di mosaici di pezzettini di specchio, e una ha anche il soffitto decorato con stucchi e pezzetti di specchio. Sfortunatamente non si possono fare foto (qualcuno le faceva di nascosto, ma io ho preferito non rischiare l’arresto), ma se volevo mi potevo comprare il DVD. Penso che mi cercherò delle foto su flickr.

Golestan Palace, Tehran

Golestan Palace, Tehran

Poi giretto al bazar. Era tardi (le 4 circa) ma ancora c’era un gran casino. Nelle zone esterne del bazar, che avevano già chiuso, c’era chi portava dei carretti super-pesanti e chi cercava tra i rifiuti lasciati per terra possibili tesori passati inosservati. Bello la gente che ci saluta e cerca di comunicare nonostante il poco inglese loro e lo zero farsi nostro (Luca è contento perché capisce pure lui il loro semplice inglese). Cena con chicken & potato salad (con tanta maionese) e lingua tagliuzzata e poi qui, a lavarci e far riposare i piedi.

Un visto per amico

Live da Orio al Serio!

Questo visto mi sta facendo impazzire.

Per entrare in Iran è necessario avere il visto, che si può fare ai consolati che in Italia sono a Milano e Roma. Bisogna presentarsi personalmente perché si lascia l’impronta digitale, oltre ai vari documenti, quindi è piuttosto scomodo per chi non abita vicino a quelle città. Inoltre bisogna mettere in conto almeno un mese di tempo, anche se il Consolato dice che in una settimana è pronto.

Gli italiani però che restano in Iran meno di 15 giorni possono fare il visto all’arrivo in aeroporto presentando:
– passaporto valido per almeno altri 6 mesi con due pagine frontali libere e senza timbro di Israele
– 2 fototessera (senza occhiali e senza cappello e senza velo)
– assicurazione sanitaria per il viaggio
– voucher dell’albergo in cui si starà almeno la prima notte o perlomeno nome e numero di telefono dell’albergo prenotato.

Tutto questo a febbraio 2015. Le regole cambiano in continuazione, quindi è meglio controllare con l’ambasciata/consolato prima di partire.

Io credevo di avere tutto a posto (tranne l’assicurazione che vabbè ho fatto un’assicurazione di viaggio normale che include le spese mediche, dovrebbe andare bene), quando ieri sera alle ore 23, che ero già pronta a mettermi a dormire, mi arriva una mail dell’hotel che avevo prenotato a Tehran, il Firouzeh: non mi possono confermare la camera perché è successo che il visto è stato negato a turisti che avevano prenotato da loro; se la polizia di frontiera li chiama per controllare la prenotazione, negheranno di averne. Pensavano che avessi il visto già fatto. Tutto questo a 15 ore dalla partenza, con la notte in mezzo che è notte anche in Iran, e un giorno poco più dall’arrivo in Iran dove devo mostrare la prenotazione dell’albergo. Comincia l’agitazione. Accendo Sanremo per calmarmi ma fa peggio (pensano di far ridere Conti e le due ancelle?). Se almeno me l’avesse detto un po’ prima potevo contattare qualche altro hotel, no?
Dopo un po’ mi arriva un’altra email del signor Mousavi, che mi consiglia di contattare l’hotel gollestan. Ha già chiamato lui il tipo alla reception, ha detto che mi confermerà subito la prenotazione. Ok, mando una mail, aspetto mezz’ora e nessuna risposta. Ho gli occhi che bruciano dal sonno ma come faccio a dormire? Niente. Alla fine mi addormento senza sentire niente. Lascio il cellulare acceso, per sentire l’arrivo di eventuali email. Non sento niente, ma alle 4 mi sveglio e una mail è arrivata. Ovviamente non è che mi confermano subito, vogliono sapere se voglio la camera con bagno o senza. E chissenefrega? Dormo anche per terra, basta che mi facciate entrare in Iran! Rispondo e mi rimetto a dormire. Alle 6 mi risveglio; altra mail: voglio una twin o una double? Davvero? Dai, mandame sta cacchio de confirmation che fra 4 ore parto da casa! Da lì in poi è stata dura rimettermi a dormire, ma in qualche modo ci sono riuscita e alle 7.30 avevo la mia bella conferma della prenotazione e un gran sonno.

Vabbè, stampo la prenotazione ché non si sa mai, stampo gli orari del volo di ritorno che me n’ero dimenticata e partiamo.

Traffico sciolto per fortuna. In direzione opposta un incidente ha provocato chilometri di coda. Per fortuna non succedeva di qua, sennò si stava a casa.

All’aeroporto a Bergamo la signorina del check-in mi vuol far prendere un colpo. Hai il pre-visto o un numero di riferimento? EHH?? Che pre-visto? Sì, serve il visto o il pre-visto per andare in Iran. Guarda, se vuoi ti faccio vedere la mail del consolato dove mi dicono che posso fare il visto all’arrivo e spiegano cosa devo portare. Mi avevano anche consigliato di chiamare Pegasus per verificare che la compagnia non mi facesse problemi al check-in, cosa che io ho fatto, e la signorina mi ha detto che posso andare tranquilla, non ci saranno problemi. “Devo vedere la conferma di Pegasus che può partire, perché qui dal sito bla-bla dove è spiegato cosa è richiesto per entrare in ogni paese, è chiaro che serve il visto o il pre-visto”. Beh, la conferma della Pegasus non te la posso far vedere perché me l’hanno detto per telefono; se vuole le faccio vedere la mail del consolato. “Me ne fotto della mail del consolato” (cioè, non ha detto proprio così, ma il senso era quello). Aspettate lì nell’angolo dei somari finché controllo con il mio superiore cosa fare. Dopo 15 minuti di imbarazzo e di cuore palpitante arriva il lasciapassare dall’alto. Ma cosa sarebbe sto pre-visto? Non ne ho letto da nessuna parte, altrimenti lo facevo! Bisogna andare in agenzia? No no, si fa in internet. Boh. Lei riduce i toni, mi spiega che TUTTI quelli che vanno in Iran ci vanno con il pre-visto e quindi c’ha comunque ragione lei. Vabbè, me ne frego di quel che sei convinta tu, basta che mi fai andare.

Fiuuu. Saluto mia mamma che se ne può tornare a casa senza di me, e passo il controllo passaporti e bagaglio a mano.

La mia amica Paola mi spiega che fino a poco tempo fa era richiesto questo pre-visto, ora non più. Quindi cara amica mia mia del check-in, meglio che fai un update del computer che qua mi hai fatto perdere cinque anni di vita.

Ora sono tranquilla, ma finché non avrò messo piede fuori dall’aeroporto IKA di Tehran non sarò sicura che questo paese che si preannuncia bellissimo voglia farsi vedere da me.

Tra l’altro ci aspetta un viaggetto simpatico, come al solito. 3 ore fino a Istanbul, dove nevica (e infatti il volo che viene da là è in ritardo e di conseguenza anche il nostro), 5 ore di attesa in aeroporto a Istanbul, altre due ore di volo e alle 4 del mattino arriviamo. Metti che ci mettiamo anche due ore ad uscire da lì, e un’ora per arrivare in centro a Tehran, che facciamo fino alle 11 quando ci apriranno le porte dell’hotel? Colazione 4 ore? Non ho la minima intenzione di andare in giro per la città con lo zaino in spalla e senza aver dormito la notte.

Comunque vada, la prossima volta che andrò in Iran andrò a Milano e farò perdere una giornata di lavoro a chi viaggerà con me, ma mi farò il visto prima di partire, almeno posso dormire tranquilla.

Due giorni alla partenza

Due giorni alla partenza

Come al solito sono agitata e non ho più voglia di partire.

Mi capita sempre, qualche giorno prima della partenza: penso a quanto sto bene a casa, con la mia routine e i miei gatti, e poi ora sta finendo anche l’inverno e le giornate sono più tiepide e più soleggiate, ci sono un sacco di posti qui intorno da andare a vedere e tanti eventi organizzati in questo periodo nei dintorni, etc.

Ma appena salirò sull’aereo e sarà troppo tardi per ripensarci e scoppierà il mal di testa liberatorio, sarò catapultata in versione “discovery” e non vedrò l’ora di mettermi a sgambettare di qua e di là e a far foto e scrivere/descrivere.

Quel che mi preoccupa in questo momento è che:

1. la foto per il visto andrà bene anche senza velo in testa? Perché Meridiani dice che serve il velo, il consolato il contrario. Per stare tranquilla potrei rifarmi le foto ovviamente; vediamo se trovo il tempo.

2. Non mi hanno ancora confermato l’hotel a Tehran. Normalmente non mi importerebbe più di tanto, ma mi serve il voucher dell’albergo per ottenere il visto in aeroporto.

3. Sarò vestita in maniera adeguata? Camicioni lunghi fino a metà gamba o quasi ne ho, la sciarpa in testa l’ho già provata e mi piace, ma andrò bene?

4. Il programma che ho preparato va bene o ho messo in lista troppe cose? Solo a Isfahan e Shiraz resteremo 2 o 3 notti, negli altri posti si arriva verso mezzogiorno, si va in albergo a mettere giù gli zaini, si va a visitare e la mattina dopo si riparte. Torneremo in Italia che saremo stanchissimi… ma felici! (speriamo). Forse sarebbe meglio saltare un posto o due e concentrarsi sugli altri? Non mi piace andare troppo di corsa. Però vero che stavolta non abbiamo molto tempo…

5. Farò in tempo a preparare tutto domani o è meglio se comincio già ora?

6. Sulla mia carta d’imbarco c’è una bella “M” per Maschio vicino al mio nome: ho sbagliato quando ho prenotato il volo o è il sito di Pegasus che è un po’ tarocco? Sono stata molto attenta durante la prenotazione, m/f e date di nascita, ma è anche vero che ho fatto e disfatto la stessa prenotazione su vari siti che qualcosa potrebbe essermi sfuggito. Avrò problemi a salire sull’aereo?

7. Cosa sto dimenticando? Perché non si tratta di “se”. Qualcosa lo dimentico di sicuro. Per il viaggio in Repubblica Dominicana avevo dimenticato la batteria del laptop. Ma me lo lasceranno portare o mi spacceranno per una giornalista e rispediranno a casa il mio laptop con me al seguito?

Ecco. Beh, fra tre giorni sarò a Tehran. E poi abbiamo già deciso che nel peggiore dei casi, se qualcosa non dovesse andare bene e ci rispedissero indietro, potremmo sempre fermarci a Istanbul, non sarebbe per niente male come ripiego…

Ultimi Aggiornamenti: pochi minuti dopo la pubblicazione di questo post, la mia Amica Paola, che lavora per una compagnia aerea, mi ha rassicurata un po’ dicendomi che la foto va bene senza velo e per il mio nuovo genere non importa, mi imbarcano lo stesso. Grazie!!

Prossima fermata: Iran

 

volo

Iran. Meglio andarci prima che diventi troppo turistica. Già lo è, da un paio di anni a questa parte, da quando la situazione politica si è stabilizzata. Sul sito di Viaggiare Sicuri del Ministero degli Esteri non c’è neanche un pallino sull’Iran, il che vuol dire che non ci sono avvertenze particolari; era da tanto che non andavo in un paese senza un bollino 🙂 Ci son bollini per il Regno Unito e la Francia, Belgio e Turchia, per Haiti “si sconsigliano viaggi non determinati da motivi di effettiva necessità”. Quindi stavolta saremo bravissimi, andremo in un paese in cui “le condizioni generali di sicurezza … sono buone”.

 

Andremo per 14 giorni solo. Di solito non mi piace andare in un paese nuovo per meno di un mese ma questa volta mi va bene perché:

1. il volo costa solo 280 euro a/r (in effetti è poco sotto la Turchia, molto vicino a noi)

2. per procurarci il visto ci vuole un po’ di tempo (e noi come al solito partiamo in fretta, abbiamo deciso tutto ieri e dobbiamo rientrare entro la fine di febbraio, ché poi iniziano i grandi lavori di giardinaggio per Luca) ma se si sta meno di 14 giorni si può ottenere il visto all’aeroporto

3. 4 settimane si potrebbero fare in Cuba o Messico, ma siamo stati in un paese latino l’anno scorso, ho voglia di cambiare ambiente e cultura

4. l’Iran non costa tantissimo ma non è nemmeno l’Asia; prevedo un 50 euro al giorno, viaggiando economici come al solito; il problema è che là non si può prelevare (ci sono ATM ma funzionano solo con carte locali), quindi bisogna portare tutto in contanti. Quindi 30 giorni corrispondono a 1.500 euro, 3.000 per due. Preferisco non dovermi portare tutti sti soldi in tasca.

5. così ho la scusa per prendere il treno che da Istanbul porta a Teheran, e vedere l’Iran del nord, in un prossimo viaggio 🙂

6. Luca deve lavorare e ho dovuto faticare molto per convincerlo a partire, due settimane sono meglio di niente

 

Ehhh… sono emozionata all’idea. Ok, 2 settimane non sono molte, ma sarà un bell’impatto culturale ed era da tanto che volevo visitare la Persia, la culla dell’umanità. Purtroppo sarà freschino, perché nonostante sia più vicino all’equatore rispetto all’Italia, l’Iran è un paese piuttosto montuoso; la capitale Teheran per esempio è a più di 1.000 m di altitudine, e nella maggior parte del paese le temperature sono come in Italia all’incirca.

 

Ho impiegato varie ore a prenotare il volo perché ho voluto controllare 1. la compagnia più economica (che è risultata essere Pegasus) 2. il sito con l’offerta migliore (direttamente su pegasus? su lastminute? expedia?). Alla fine sono andata con edreams, anche se lastminute costava 40 euro di meno, perché non avevo abbastanza soldi nella Postepay e non volevo rimandare ancora; con edreams ho potuto pagare con paypal. Ottimo. Quindi si va, EMOZIONE!!!

 

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