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6h42

Colazione e poi si parte per Sabana de la Mer. Speriamo che il gua-gua non parta mentre sto mangiando il mio uovo. C’è anche la guardia della banca, che si trova 50m più in là, e penseresti che sia venuto a bersi un caffè, ma è qui ogni volta che ci veniamo anche noi. E’ un po’ strano sto tipo: canta, parla in italiano, sta qua 5 minuti e torna al suo alvoro.

Las Galeras è internazionale come Las Terrenas, ma meno commerciale e meno lussuosa. A Las Terrenas c’è una fila di ristoranti con menu occidentali lungo la spiaggia. Las Galeras ha qualche hotel e un resort, un paio di ristoranti occidentali e nel complesso è abbastanza tranquilla. Ci sono molti espatriati, che gestiscono un ristorante, un bar, insegnano inglese o semplicemente sono pensionati che non riescono a star fermi e vengono qui a dedicarsi al mercato immobiliare di giorno e ai giovani domenicani/e di notte. E’ comunque un paese molto tranquillo, anche perché non è una zona di passaggio, si trova proprio sulla punta della penisola di Samanà, quindi chi viene qua viene apposta per Las Galeras, la strada finisce qua.

La stada principale (e una della uniche due) di Las Galeras, deserta al mattino

La strada principale di Las Galeras. Una delle due strade del paese.

Las Galeras è il primo posto dove alle 7 del mattino la gente ancora dorme. C’è qualcuno al ristorante, ma poca gente. Forse perché è domenica o forse perché sono più rilassati. Anche qui la zona vicino al mare è dedicata ai turisti (con un paio di alberghi di lusso e un resort), mentre appena dietro questa fila di edifici ci sono i locali per la gente del posto e gli straccioni come noi.

Ecco il gua-gua. C’è una signora con un buon profumo che sta andando a prendere l’aereo per il Costa Rica. Parlava con un altro passeggero della sua pressione alta e del colesterolo. Si dicevano che bisogna mangiare meno grassi, meno sale, bere tanta acqua e camminare. Mmm… un po’ cammino. Tutto il resto invece non lo sto rispettando. Viviamo piuttosto male: mangiamo un sacco di cose fritte (patate, pollo, pesce, braciole e persino banane), acqua ne beviamo poca perché pesa portarla in giro, sale in abbondanza. Quando torniamo dobbiamo fare una buona disintossicazione.

Processione mentre aspettiamo la barchetta

Processione mentre aspettiamo la barchetta

12.21 HATO MAYOR

Da Samanà abbiamo preso un traghetto per attraversare il golfo; appena arrivati dall’altra parte, a Sabana de la Mer, abbiamo preso un gua-gua per Hato Mayor, da qua dovremo cambiare e prenderne uno per Higuey e poi un altro per Boca de Yuma. Arriveremo per le 3 credo. Bello tornare sulla strada.

Prima ripensavo a John, il proprietario di El Cabito. Due volte siamo stati al suo ristorante 50 m sopra il mare e due volte lui stava bevendo. La sera si sarà fatto un litro di vino nell’ora che siamo stati lì. Del resto non ha altro da fare. Della gestione del campeggio si occupa Rosa, una spagnola. Lui deve solo bere e guardare il mare.

Samanà. "Traghetto" per attraversare il golfo e arrivare a Sabana De La Mer

Samanà. “Traghetto” per attraversare il golfo e arrivare a Sabana De La Mer

15h50 Boca de Yuma, Hotel El Viejo Pirata.

Che bello! C’è una strada che separa l’hotel dall’oceano, ma l’ombra del terrazzo e l’arietta dal mare mi fanno sentire perfettamente a mio agio anche qui. Il proprietario, un certo Sandro, è qui da tre giorni. Prima c’era un altro, un triestino, che però per vari motivi si è stancato; resta comunque a vivere qui, con la seconda moglie dominicana e una figlia, ma ora dell’albergo se ne occupa Sandro. Sandro ha anche un figlio, che ha un resort a Juan Dolio, il paese dove andremo una volta lasciata Boca de Yuma. Sandro ha detto che gli può chiedere di farci un buon prezzo, ma non sarà mai più economico dell’alberghetto hippy che ho visto sulla Lonely Planet. Ci sono rimaste poche migliaia di pesos, domani dovremo tornare a Higuey, a un’ora scarsa da qui, con Sandro in cerca di una banca.

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