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Janakpur

Janakpur

14 Ottobre 2010

Wow, Janakpur è meravigliosa! La gente è super ospitale. Un sacco di persone per strada mi fanno le classiche domande, da dove vengo, se viaggio sola, come mi chiamo, se mi piace Janakpur. Un paio di volte mi hanno sorpreso con un “What is the purpose of your trip?”. Lo scopo del mio viaggio? Boh! Ma non sono pesanti, perché quando hanno finito con la lista se ne continuano per la loro strada.

Stamattina in un negozietto dove mi son fermata a bere una coca ho conosciuto un ragazzino molto sveglio. 13 anni, parlava un buon inglese, e mi diceva che la situazione del suo paese non è buona. Siccome gli ho detto che vengo da un posto vicino a Venezia, mi ha raccontato di Marco Polo, nato nel 1254 o qls del genere, che è partito da Venezia ed è andato in Cina, dove è rimasto per 17 anni, diventando buon amico dell’imperatore. Ah, la coca cola era per uccidere eventuali batteri contenuti nella bibita che ho preso per colazione. Appena uscita dall’albergo stamattina, alla ricerca disperata di qualcosa da mangiare, ho visto della gente che beveva sto coso giallo, e mi sono incuriosita. Solo che era freddo, non dovrei bere cose non bollite o non in bottiglia. Questo probabilmente era fatto con la loro acqua della fontana e della farina di mais sembrava. Piuttosto denso. Non il mio drink favorito direi. E aspetto cagotto in arrivo any time.

In questi giorni c’è il DIWALI, il festival più importante per gli induisti. Il loro Natale, lo definiscono per spiegarsi. Solo che dura 10 giorni. Domani sarà il giorno più importante, quando migliaia di capre verranno immolate in offerta agli dei in tutto il Nepal. Per molte famiglie sarà l’unica occasione dell’anno in cui mangiano carne. Peccato che mi perderò gli sgozzamenti, ma domani devo uscire dal Nepal perché il mio visto scade. Sarebbe stato interessante.

Comunque è bello camminare per strada. Janakpur è diversa dagli altri paesi del Nepal che ho visto. È piuttosto grigia e polverosa, strade con poche macchine, tante bici e tanta gente a piedi. Ed ho incontrato solo un altro occidentale, australiano.

Stamattina mentre camminavo per la strada sentivo preghiere e canti provenire da altoparlanti. Mi sono seduta sugli scalini di un tempio, circondato da tanti piccoli altari, ed osservavo la gente intorno a me. Una famiglia (l’uomo vestito di un bianco immacolato) è entrata con una scorta di uomini armati. Nei templi sacerdoti vestiti di stracci, magrissimi; donne con braccialetti ad entrambe le caviglie e piedi rossi. Un tizio vende giornali ed altri leggono lì intorno, seduti sugli scalini del tempio pure loro. Una mucca attaccata ad una colonna del tempio. Con la fronte rossa pure lei. Un tizio che mugugna mentre prega. In un altro tempio due tizi vestiti di bianco seduti per terra che parlano, uno con un gran barbone grigio, e il solito striminzito che porta loro acqua per lavarsi le mani. La mucca è sacra per gli induisti. È considerata la “madre” degli induisti, mi sembra di aver capito da un tizio sul bus ieri. Poveri induisti, chissà come si sentono quando emigrano in Europa e vedono il trattamento riservato alla loro bestia sacra… Ce ne sono così tante che vagano in giro per la città, sembrano a passeggio pure loro; la gente ci cammina intorno, perlopiù ignorandole, a volte si fermano a mettere la polvere rossa (il tikka) sulla loro fronte. Son belle ste mucche bianche con la fronte rossa. Mi chiedo se hanno un proprietario e come fanno a ritrovarle?

Janakpur Women Development Centre

Stamattina sono stata al Janakpur Women Development Centre, vicino al villaggio Mithila di Kuwa. Interessante. Il centro è stato fondato nel … ‘89 mi sembra? Vi lavorano le donne del villaggio, poverissimo, che hanno così la possibilità di crearsi uno spazio fuori dalla sfera di influenza del marito. Fanno porcellane, tappeti, borse. Vendono soprattutto a turisti ed esportano, pure in Italia, ma la tizia non ha saputo dirmi dove. Ho comprato una tazza (boh, c’ho sta cosa per le tazze), e degli specchi da attaccare sui muri … Avrei voluto spedirmeli a casa, ma l’ufficio postale non è proprio come quelli che si trovano in Europa. Non c’era assolutamente niente, non buste o pacchi da poter comprare, solo uno sportellino da cui mi hanno detto che per legge non potevo spedire “glass”, perché si rompe e non si vogliono assumere la responsabilità immagino. Vabbè, proverò a mandarli dall’India. Peccato, sarebbe stato bello avere una busta con un francobollo e timbri nepalesi…

Pranzo in famiglia

Appena uscita dal post office sono stata invitata a casa di una famiglia per un tè. Che poi si è trasformato in maiale con riso soffiato e verdure, e un bicchiere di pompelmo. Io avevo appena pranzato, ma come potevo rifiutare? La mamma mi ha pure regalato dei braccialetti e una collanina. Penso volesse che mi portassi in Italia suo figlio ventenne. Era una famiglia benestante, rispetto alla media nepalese, tutti i figli erano stati all’università, uno di loro lavora nell’esercito, l’altro a Kathmandu per Qatar Airlines. Ma io son pur sempre occidentale, quando lavoro guadagno in un mese quello che loro guadagnano in 4, quindi per loro sarei ricca, una buona sistemazione per il figlio. Era loro dovere invitarmi, mi hanno detto, perché sono “ospite” in Nepal. Volevano anche che mi fermassi a dormire con loro, volevano presentarmi al padre, che ancora non era tornato dal lavoro, e ad un altro dei fratelli. Per fortuna avevo la scusa di aver lasciato il mio zaino in albergo…

pranzo in famiglia a janakpur

C’è un sudoku sulla pagina del Kathmandu Post che hanno usato per incartare i miei specchietti. E ho paura a fare le puzzette, nel caso mi sia arrivata la diarrea.

Janaki Mandir

Nel pomeriggio sono andata al Janaki Mandir, un tempio che la Lonely Planet paragona al Taj Mahal. Bellissimo in effetti, diverso da tutti gli altri templi che ho visto in Nepal. Dedicato a Rama e Sita, marito e moglie. Le donne indossavano i loro sari più belli per l’occasione.

C’era pure un tipo con un lenzuolo bianco tra le gambe e i capelli raccolti in una coda, bel selvaggio, come piace a me. Non so se fosse un sacerdote o se stesse studiando per diventarlo, ma è passato un paio di volte per il cortile del tempio portando legna.

Mentre stavo lì seduta ad ammirare la gente intorno a me, c’era sempre qualcuno che si avvicinava per parlarmi. Le solite domande. Un tipo però si è distinto dalla massa. Mi ha fatto un vero e proprio interrogatorio. Libro favorito, hobbies, films etc. Mi ha chiesto cosa penso della situazione politica del Nepal. Boh? Dimmi tu. Non molto buona dice. Ce l’ha con i maoisti, che nonostante siano riusciti a entrare a far parte del governo, non sono ancora contenti e vogliono governare da soli e causano un sacco di casini. Sono come HitlerS, diceva. Gli piaceva dire “it means”, “vuol dire”. Tipo “do you eat meat” – yes. “It means you are not vegetarian”. “Do you speak nepali?” – no. “It means you cannot understand nepali”. Molto acuto nelle sue osservazioni. Boh, forse sentiva il bisogno di sottolineare qualcosa. Mentre mi parlava non riuscivo a smettere di fissare il sudore che gli si era formato tra il naso e la bocca. Molta gente qui si lamenta del governo. Dicono che è corrotto e si intasca il 95% degli aiuti internazionali. Peccato. Il Nepal avrebbe bisogno di un buon governo che faccia riprendere l’economia. La gente merita di vivere una vita migliore.

La sera mi son fermata a bere una spremuta di arance minuscole e ho visto che tutti prendevano una bibita bianca, un po’ densa. Ho scoperto che era un curd lassi (frappè di non so cosa, sapeva di yoghurt bianco e limone). Buonissimo. Chissà come lo fanno. Rinfrescante, fa proprio piacere con il caldo che c’è qua. Ci son tornata dopo cena (a base di pesce fritto salatissimo) e ne ho bevuti altri due. Chissà se riuscirò a bere lassi anche in India?

Beh, sono stata sorpresa dall’ospitalità e simpatia della gente di qui. All’inizio pensavo fossero un po’ indiani, intrusivi e curiosi, ma in realtà sono stati una piacevole compagnia durante questa mia giornata in giro per il paese.

Verso Janakpur

Verso Janakpur

13 Ottobre 2010

Auguri a Sonia e Raffa.

Stamattina di nuovo sveglia alle 4.45, per prendere il bus delle 6 da Tansen. Un buonissimo tè al latte (è fatto proprio con latte bollente, niente acqua, a cui vanno aggiunti un po’ di foglioline di tè e un sacco di zucchero) in stazione, prima di partire. Purtroppo ancora non avevano cominciato a friggere le varie cose che offrono per colazione. Alle 6.45 ho cominciato a vedere le prime bancarelle con il cibo, ma eravamo sul bus e non ci siamo mai fermati per le prime 3 ore.

Bello vedere il paese svegliarsi. Già alle 5.30 c’era un bel po’ di gente in giro. Immagino che anche da noi ci sia chi va a lavorare così presto, ma è una sensazione diversa perché qui si vedeva la gente camminare per strada, mentre da noi son tutti in macchina.

Qui sotto una galleria di immagini prese durante il lungo viaggio, in gran parte dal tetto dell’autobus. 

Scendendo verso la valle si vedeva la foschia del mattino sotto di noi e pensavo a San Martino. La poesia. Che in realtà mi ricordo solo grazie alla canzone di Fiorello.

Mi ero ripromessa che non sarei più salita sul tetto del bus, perché ho paura di restare senza capelli (ogni volta mi si forma una quantità spaventosa di nodi), ma da Naayangarh il nuovo bus che dovevo prendere era talmente pieno che mio malgrado son dovuta salire sul tetto. E pure là stavamo stretti. Sono arrivata a Janakpur alle 7 di sera, stremata. Tanja è andata a Kathmandu invece, da cui prenderà un volo per Hong Kong.

Finalmente Janakpur

Sono in un ristorantino musulmano vicino all’albergo. Ho ordinato riso con pollo e mi hanno portato Dal Bhat. Non proprio quello che mi aspettavo. Mi hanno anche offerto un bicchiere con acqua del rubinetto. Gialla. Mi tocca rifiutare stavolta.

12 ore in questa parte del Nepal (sud est) e già ho ricevuto due offerte di matrimonio. Mi trovano bella solo perché sono bianca. E che negli ultimi giorni mi sono abbronzata! Le creme per il viso hanno una protezione solare del 90+. Alcune sono addirittura sbiancanti.

Si vede che ci stiamo avvicinando all’India, è un po’ diverso. Il viaggio si prospetta interessante…

Tansen

Tansen

12 Ottobre 2010

Ieri Tanja e io ci siamo svegliate a Bardia alle 4.30 e siamo arrivate a Tansen alle 5pm circa (Hilde doveva tornare a Kathmandu per il suo visto per l’India).

Il bisogno più urgente dopo 5 ore sul tetto del bus (tra Butwal – o Bitwan? boh – e Tansen non mi hanno permesso di salire sul tetto, e dentro si moriva dal caldo) è stato una bella doccia fredda per rigenerare i muscoli e sistemarmi i capelli. In realtà un po’ di acqua calda non mi avrebbe dato fastidio, visto che Tansen è a 1372m slm e non è che faccia particolarmente caldo. Ma beh, si fa quel che si può.

Dopo la doccia siamo uscite per cena. Momo (dumplings tibetani) in un ristorantino molto carino. E a letto presto. Alle 6 fa buio e poiché non ci sono luci pubbliche, alle 7 di sera sembra già notte fonda. L’albergo comunque chiude alle 9, e non c’è molto da fare in giro, quindi ne abbiamo approfittato per recuperare un po’ di sonno.

Stamattina alle 6 eravamo sveglie, perché la nostra camera dà sulla strada e i muri son così sottili che si sente tutto. Con le prime automobili e camion (che suonano il clacson ad ogni minuto, per avvertire la gente del loro arrivo) ci siamo svegliate anche noi. E alle 6.30 pure i ragazzi della reception si son destati, hanno deciso che era ora per tutti di saltar giù dal letto e hanno acceso la tv ad un volume altissimo. Penso che nessuno sia più riuscito a dormire nel raggio di 100m.

Bello però svegliarsi presto. Alle 11am eravamo già state sulla collina sopra Tansen, e sembrava che il giorno non finisse mai. Prima di arrivare sulla collina ci siamo fermate a bere una coca cola perché il caffè della colazione era così leggero che due non mi avevano dato la quantità di caffeina necessaria per svegliarmi per bene. In questo negozietto dove ho preso la coca la signora si è messa a guardare un vecchio film con Silvester Stallone (in inglese, non so cosa capisse) e sarei stata lì a guardare il film bevendo coca cola e mangiando patatine con lei. Probabilmente avrebbe fatto piacere anche a lei.

Ma il dovere chiamava e abbiamo proseguito verso la cima. Da cui a quanto pare si vede l’Himalaya, se non è nuvoloso. Noi siamo riuscite a vedere solo un paio di cime rosa.

Siamo poi tornate verso il paese. Molto carino. Si sviluppa sul lato di una collina, tutto un saliscendi di vie minuscole, con un sacco di sartorie e scarpari (ho provato ad aggiustare gli scarponi di nuovo). Molto piacevole.

Il pomeriggio ci siamo rifugiate in un locale per stranieri, con prezzi leggermente più alti ma ancora onesti, con un bel cortile con tavolini e piante, bagni con la carta igienica (!! piuttosto inusuale in Nepal). Abbiamo bevuto un buon caffè (americano, ovviamente) sedute sotto una pianta dello stesso. Poi cena a base di burger di verdure e alle 9pm a letto!

La tigre del Bengala

La tigre del Bengala

Avventure al Bardia National Park, Nepal

9 Ottobre 2010

Fare la cacca in un parco nazionale la notte non è proprio l’ideale. Perché si deve accendere la luce e tutti gli insetti vengono a farti compagnia mentre sei in bagno. Quindi mi è passato lo stimolo.

bagno al bardia national park

Mi hanno offerto un lavoro qua, alla lodge dove sto. Potrei accogliere gli ospiti, presentare loro il programma and so on. Tutto per 1000 R (10 euro, al mese? al giorno? di sicuro non all’ora), Dal Bhat e alloggio inclusi. Wow.  Se non fosse così caldo magari ci penserei.

Si può entrare nel parco solo accompagnati da una guida. Eravamo a piedi. Quindi c’era il “rischio” di trovarsi faccia a faccia con una bestia feroce. Mentre camminavamo verso il fiume (il luogo migliore per vedere qualche animale, mentre vanno ad abbeverarsi) la guida ci spiegava che comportamento tenere in caso di incontri ravvicinati. Se confrontati con una tigre, si deve guardarla negli occhi e sostenerne lo sguardo, la tigre se ne andrà. Per il rinoceronte, mollare qualcosa per terra, una maglietta o la macchina fotografica, in modo da distrarlo (i rinoceronti sono attratti soprattutto dagli odori a quanto pare) e salire su un albero (???). Con gli elefanti, basta nascondersi dietro una pianta. A me veniva da ridere mentre ci spiegava tutto questo.

bardia

Hilde mentre legge lungo il fiume in attesa della tigre

Era meglio se invece ci diceva cosa fare con le sanguisughe, dalle quali c’era una più realistica possibilità di essere attaccati. Già durante l’Annapurna trekking avevo paura di beccarne qualcuna, ma ero stata fortunata. Stavolta  però non potevo fuggire all’agguato. Con i pantaloni lunghi non sono riuscite ad attaccarsi, ma se non le vedi in tempo si infilano dappertutto, anche nei buchi per i lacci delle scarpe, finché non trovano la pelle. Non fanno male, ma odio chi si ingrassa a spese mie! Ed è meglio non staccarle con la forza, altrimenti la ferita continua a sanguinare. Sale o fuoco sono l’arma migliore contro di loro. 

impronte al Bardia National Park

Ci son solo 22 tigri nel parco ed è molto difficile vederne una. Ce n’erano una settantina 10 anni fa. Poi la guerriglia maoista ha fatto sì che poca attenzione venisse riservata al parco e i contrabbandieri hanno avuto vita facile. Ma la nostra pazienza è stata premiata. Dopo ore di attesa lungo il fiume, abbiamo avvistato una tigre. Da distantissimo, ma sono comunque riuscita ad apprezzare l’eleganza del suo portamento. Devo anche riconsiderare il mio odio per le scimmie, perché sono state loro ad avvisarci del suo arrivo, grazie ai gridolini strani che facevano per avvertirsi del pericolo in arrivo.

tigre al bardia national park

Ci sono anche 18 rinocereonti in questo parco, per la maggior parte del tempo nascosti tra l’erba alta (ne ho visto solo uno, cieco, in un centro di “recupero”, tenuto sotto controllo perché qualche mese fa ha ucciso un vecchietto del villaggio, a causa della sua cecità), dei coccodrilli (che pure non abbiamo visto), tante scimmie, e miliardi di sanguisughe.

Anche il villaggio è figo. Ci son tutte ste case in fango con il tetto in paglia, e l’aratro è trainato da buoi. Sembra di vivere in un altro secolo.

Abbiamo deciso di stare un giorno in più per rilassarci. C’è un tratto di fiume qui vicino dove si può fare il bagno. Sarà la mia occupazione principale domani. Chissà che non mi raggiunga qualche coccodrillo …

Ho voglia di un burger con una bella birra fresca in Crystal Palace.

Dal mio diario:

10am. 3 ore che siamo nel parco e gli unici animali che abbiamo visto finora sono ste dannate scimmie. Un’ape si era innamorata di me e non voleva lasciarmi andare. Tante leeches (sanguisuga), solo nei pantaloni finora. Sono curiosa di vedere quando mi tolgo le scarpe. Siamo qui lungo il fiume da mezz’ora ormai, sperando che qualcosa accada (tipo una tigre affamata che attacca quel branco di cervi lungo la spiaggia? Un elefante che viene ad abbeverarsi? Un rinoceronte?). Comincio ad avere fame. E sonno.

Prima un gruppo di uomini e ragazzi lavorava ad una diga per liberarla dai tronchi che si sono accumulati durante i monsoni. Un gran rumore di rami rotti dietro di noi. Pensavo (speravo) fosse un elefante. Invece erano le solite scimmie. Rompi. Ma ti pare che uno sta qui delle ore in silenzio per vedere… niente? Che poi, io in silenzio non riesco a starci. Tra tosse e raffreddore e fame e scrivere, sto sempre facendo rumore. Ora mi prendo il libro. Finito ieri sera “The forgotten garden” (ndr quello che mi ha regalato Giorgia). Inizio “The art of travel”. Ho sentito qualcosa ringhiare! Ah, era la pancia della guida. 

4pm. Sulla “watch tower” (torre di controllo? Torre di osservazione? Boh) Biscottini e succo. Ho una gran sete. ­­[…] Non sapevo che gli elefanti avessero la barba. E una pelle rugosa che ci vorrebbero ettolitri di crema per renderla soffice. Un ragazzo dai bei piedi neri. Sulla torre. Si sta bene qui. 

tramonto al Parco Nazionale di Bardia in Nepal
Annapurna

Annapurna

trekking in

annapurna

cartolina dall’himalaya, nepal
Avevo scritto questo post nel lontano Ottobre 2010 (il 4), di ritorno dal trekking in Annapurna. Ma volevo aggiornarlo, aggiungere più foto e tradurlo in inglese, perché è una delle cose più belle che abbia mai fatto nella mia vita e ancora mi si riempie il cuore di gioia quando ripenso a quei giorni.

diario di un trekking irripetibile

Mi sento un po’ strana. Tornata ieri sera dall’Annapurna Sanctuary Trekking e boh. Sarà che ero abituata a svegliarmi alle 6 di mattina e sapevo già cosa dovevo fare durante la giornata, o forse il caldo che c’è qua a Pokhara, mi butta giù un po’. O magari mi manca la gente che ho incontrato per strada e speravo di avere due giorni sola e invece è già tornata anche Hilde … O magari i capelli bianchi che ho visto qualche minuto fa allo specchio (me li ero tagliati due settimane fa, come hanno fatto a crescere così in fretta???).
Ma cominciamo dal principio.

annapurna

il diario

trekking annapurna

Day One

Lunedì, day 1. Sveglia alle 6am, preparato lo zainetto con due magliette e due mutande, un asciugamanino piccolo, sapone e ciabatte, bottiglia d’acqua. Nessun porter per noi povere ragazze, ci portiamo il nostro zaino in spalla, quindi deve essere il più leggero possibile. Colazione con due cornetti, caffè. Due autobus e alle 9 siamo a Phedi, da dove parte la nostra spedizione.

Mi è appena caduto un ragno dalla testa. Piccolino.

Dhampus

La prima ora è piuttosto traumatica. Un’ora di scalini per arrivare a Dhampus. L’incubo Mt Emei (8 ore di scalini per raggiungere un tempio in Cina) torna ad “attanagliarmi” (beh, non son sicura di come si dice e non ho un dizionario in cui controllare, quindi abbiate pietà).

Da lì poi è un sentiero facile, tutto falsopiano, con una leggera salita ogni tanto. Bello camminare tra campi di riso, ruscelli e mucche che intralciano il cammino.

Ci accompagna il primo porter incontrato durante questo trekking. E’ un ragazzino di 13 anni, Sonkor, che portava nel cesto attaccato alla testa scatolame vario e uova (saran stati 20 kg, io non riuscivo ad alzarlo), prodotti per la guest house gestita dalla madre. Fa questa strada ogni giorno. Non dovrebbe essere a scuola un 13enne il lunedì mattina? Vabbè.

Pothana

A Pothana c’è il primo posto di controllo dei nostri permessi. Siccome è il 27 Settembre, giorno internazionale del turista (e chi lo sapeva?) ci benedicono con il tikka (quel coso rosso sulla fronte) e ci regalano una sciarpina giallina in seta (purtroppo col caldo che faceva non son riuscita a tenermela attorno al collo).

Phedi non è molto alto, sarà sui 1000m slm credo. L’Annapurna Base Camp, nostra destinazione finale, è a 4130m. Pothana, che raggiungiamo alle ore 12 circa del giorno nr 1, è a 1990m. Beh, già a un buon punto, verrebbe da pensare. Se non fosse che dopo Pothana inizia la prima discesa. Da 1990m passiamo ai 1620 di Landruk, 1340m il secondo giorno, per poi risalire a 2210…

Insomma, già guardando all’itinerario mi era venuto un po’ il nervoso, ma a trovarmi a camminare su per il monte, giù dall’altra parte fino alla valle, su per un altro monte e giù dall’altra parte, e così per 4 giorni… beh, è piuttosto demoralizzante.

trekking annapurna nepal
porter in annapurna

Inizia il bello

A un certo punto le mie gambe si sono bloccate, si rifiutavano di fare un solo passo, sapendo che ogni scalino in discesa significava altri 2 in salita (e salita di nuovo al ritorno). Sarà che io non sono abituata a camminare così. Carega, Pasubio, Cima Marana, si sale per quelle 2-3-6 ore, ma una volta su sai che ti aspetta solo discesa. Non sull’Annapurna Sanctuary. Ho avuto salite fino all’ultimo giorno. E che salite! Non so cos’hanno qui, ma sono fissati con gli scalini! Troppo facile fare un sentiero che gira basso intorno al monte. No, bisogna salire su dritti fino in cima e giù dall’altra parte. E non sentieri a zig zag, si perde troppo tempo. Su dritti, tipo andare a Cima Marana, su per el coston! Vabbè.

Arrivo per la notte

Il primo giorno comunque ci siamo fermate a Landruk verso le 4. Cominciava a piovigginare. Nella stessa guest house c’erano Bob, un inglese di 61 anni che tornava sull’Annapurna dopo 40 anni, una coppia di Neo Zelandesi che hanno impiegato 3 giorni a fare il percorso che noi abbiamo fatto in un giorno (anche a causa di cagotti vari), una coppia di israeliani (un sacco di israeliani mi aspetteranno lungo il tragitto).

Day 2

La mattina del secondo giorno sveglia alle 6. E’ l’orario delle montagne nepalesi. Sveglia alle 6, partenza verso le 7 e si cammina fino alle 2 circa. Penso dipenda anche dal fatto che il cielo è bello terso la mattina presto, verso le 10 comincia ad annuvolarsi e a volte nel tardo pomeriggio piove.

Dopo una bella dormita di 10 ore e colazione a base di banana pancake e miele, alle ore 7.25 (già in ritardo sulla tabella di marcia) si parte! Primo avvistamento dell’Annapurna South. Emozione. Quindi prime 2 ore in discesa, fino alla valle. Poi un’ora di scalini fino a Jhinu. Dove mi son goduta il ben guadagnato tè al limone.

Jhinu

E’ la prima volta che trovo tè all’italiana fuori dall’Italia. Un sacco di limone e zucchero. Ci voleva proprio. E da lì comincia quello che rimarrà come uno dei peggior momenti della mia vita. Un’altra ora e mezza di scalini, pausa per il pranzo, scalini in discesa e un’altra ora in salita. Hanno fatto un bel lavoraccio a mettere tutti sti sassi a mo’ di scalini (e ne sono anche grata, visto che l’unica volta che ho camminato sull’erba son finita col culo per terra), ma non potevano farli un po’ più bassi? Un po’ a zig zag? Vabbè.

Il secondo giorno è stato un incubo per me. E da quel momento sono passata a pezzo debole del team. Il mio corpo implorava pietà. E io pregavo per lui (“please, fatemi trovare un pezzettino di piano alla fine di questa scalinata!”). 

Sinuwa

Ci siamo fermate per la notte a Sinuwa che erano le 15.30 circa. Abbiamo camminato per 6 ore buone. La doccia più bella del mondo in quella guest house. Acqua calda, bel getto potente.

Mi son bevuta un meraviglioso mint tea con un sacco di zucchero. Per cena una zuppa di cipolle. Ovviamente avevo ancora fame, così ho diviso con Hilde un Gurung Bread (pane nepalese, fritto) con una frittata sopra. Buonissimo!

Devo dire che il cibo lungo il tragitto è stato una piacevole sorpresa. Ottimi pancakes e porridge per colazione, per pranzo e cena purè di patate con formaggio sciolto e cipolla, patate fritte con verdure e formaggio, il classico riso fritto con verdure… Tutto buonissimo.

In realtà il piatto tipico dei camminatori sarebbe il Daal Bhaat, riso bianco e da parte un pezzo di pane, verdure cotte e dei cosini piccanti, più una zuppa. Io non l’ho mai preso, tranne l’ultimo giorno, perché costa un po’ di più (ben 3 euro anziché 2!!), ma quando hai finito ti riempiono il piatto se hai ancora fame! L’ho preso solo l’ultimo giorno, perché lo dovevo provare, e non sono riuscita a finirlo. Io!

Stanchezza

La prima sera alle 8 ero a letto. La seconda non son resistita oltre le 7.30. Quando sono tornata nella living room dopo che son uscita nella fredda notte per lavarmi i denti, c’era Hilde che raccontava a un gruppo di americani del suo 1 year long trip. Tutti che facevano “ooohh aaahh” e “how inspiring”. Io avevo sentito la storia tante volte e non ce l’ho fatta. Mi ha fatto sorridere perché penso che lei avesse proprio bisogno di un’audience. Probabilmente non le do più tanta soddisfazione quando mi parla… Vabbè. Meglio per entrambe se trova qualcun altro a cui raccontare le sue storie. E’ una ragazza simpatica e con un sacco di storie da raccontare, ma quando sono stanca ho un livello di sopportazione davvero basso, soprattutto verso quelli che mi stanno attorno più di un’ora. Ho perso un amico e rischiato qualche altra volta di perderne altri, durante i viaggi. 

montagne annapurna

Day 3

Il terzo giorno ancora scalini su e giù, fino a Deurali, dove siamo arrivate verso le 14. Molto meglio del giorno prima. Quando ci siamo fermate per pranzo a Himalaya, c’era un gruppo di porters che ci accompagnerà per il resto del viaggio. Lavorano per un gruppo di Sud Koreani che si son portati il loro cibo dalla Korea, così che oltre ai ragazzini che portano i loro zaini, hanno bisogno anche di qualcuno che porti cibo e pentolame, e hanno il loro cuoco personale.

annapurna himalaya nepal

Strani sti koreani.

Costa un sacco di più viaggiare così, anche perché nelle guest houses fanno pagare di più il dormire se non si mangia quello che cucinano loro (un letto normalmente costa appena 1 euro, le guest houses guadagnano sul cibo che vendono, non sulla stanza; se non si mangia nella guest house dormire costa sui 3 euro per notte). E il cibo è così buono! Quindi è un po’ difficile per me capire perché si siano portati il loro cibo, ma vabbè.

Tra questi ragazzini c’era Pawan che ha due occhietti dolcissimi e un sorriso che ha rallegrato ogni mia giornata per il resto del trekking. Ecco, mi manca oggi. Pensavo avesse 15 anni, invece ne ha 18. Magro impicà. Chissà come fa a portare quei 30 kg sulla testa, camminando con quelle ciabattine su per sti sassi (non ha soldi per comprarsi le scarpe).

Dice che non gli piace il lavoro (ha cominciato solo un mese fa) e spera di riuscire a entrare nell’esercito (quello nepalese. C’è anche un esercito inglese qui, che paga meglio e dà una buona pensione, ma è difficile entrare). Viene pagato 5 euro al giorno. Me lo posso portare in Italia?

porters annapurna
porters annapurna
trekking in annapurna himalaya

In quasi ogni villaggio c’è un campetto di pallavolo (beh, una rete tirata su alla bell’e meglio (come si scrive??)). A Deurali ho guardato un po’ sti ragazzini mentre giocavano. Sono anche bravi, si vede che giocano spesso. Dev’essere un bel modo per rilassarsi dopo 6 ore a portare 30 kg in testa…

annapurna

A Deurali comincia a fare freddo.

E’ a 3200m. Qui abbiamo conosciuto un cinese strambo; viene da qualche parte vicino a Shanghai. Il suo inglese non è perfetto, ma molto meglio della media cinese (perlomeno quelli che ho incontrato io in Cina). C’ha anche lui la sua zuppetta di verdure, cinese, da bere alla fine della cena. Tang si chiama.

Il giorno dopo lo ritroveremo all’Annapurna Campo Base, poi io lo ritroverò sulla via del ritorno e ieri appena arrivata a Pokhara l’ho incontrato di nuovo. Forte. Siamo diventati amici nel frattempo (dev’essere stata l’hot spring all’aperto che abbiamo condiviso due giorni fa). Mi ha regalato 3 bustine di zuppa di verdure. Carino.

 

Day 4

Quindi day 4, partenza 7am direzione Annapurna Base Camp. Alle 10.30 eravamo su. Già c’era la nebbia. Ma durante il tragitto abbiamo avuto occasione di vedere i monti attorno a noi. Magici. Un freddo cane comunque lassù. 4130m, nebbia, e neanche un fuoco in casa! Come si fa? Non sapevo come fare a scaldarmi. Ho bevuto un sacco di tè, ma solo dopo cena sono riuscita a scaldarmi un pochino.

annapurna base camp

La mattina dopo sveglia alle 5.45 per vedere l’alba. Bello. E poi comincia la discesa. Io ero stanca di correre. All’andata abbiamo fatto in 4 giorni quello che consigliano di fare in 6, così ho deciso di rilassarmi e mi son messa a camminare con calma. Hilde invece sempre di corsa. Ogni tanto si fermava ad aspettarmi. Questo non faceva che innervosirmi di più, mi sentivo debole. Lei mi aspettava per essere gentile, e io mi arrabbiavo di più.

Con me camminava uno dei koreani, che deve avermi scattato un centinaio di foto. Strani sti asiatici, trovano noi occidentali interessanti soggetti fotografici.

annapurna mountains nepal

Day 6

Il giorno dopo ho suggerito a Hilde che potevamo separarci, visto che lei camminava così veloce e il sentiero comunque non era pericoloso, non c’era bisogno di stare insieme (mi sono messa d’accordo per fare questo trekking con lei perché in generale non penso che sia prudente camminare in montagna da soli; ma questo sentiero si è rivelato abbastanza sicuro e piuttosto trafficato).

Subito ha detto di no, ma poi siccome lei voleva fare una deviazione per vedere un altro monte (mentre io volevo fare la strada più corta possibile per tornare verso Pokhara), ha acconsentito. Wow.

Improvvisamente mi son sentita molto più leggera. Sono partita sola perché mi piace viaggiare sola, era diventato proprio pesante avere qualcuno sempre attaccato! Per questo speravo impiegasse più tempo per tornare a Pokhara, invece ieri appena arrivata in città ci siamo incontrate. Che culo!

annapurna base camp

Comunque ho avuto quasi due giorni sola. Quel giorno ho deciso di terminare il mio cammino alle 11am a Jhinu. Perché tanta fretta di tornare in città? Si sta così bene sui monti!

A Jhinu c’è sta famosa hot spring (e come si dice in italiano? terme?) di cui tutti parlano. Ci sono andata subito. Ah, che sollievo per i miei piedini! E poi lì c’era Tang, il cinese. E dopo un po’ sono arrivati anche i porters dei koreani.

Che bello guardarli mentre si lavavano i vestiti nell’acqua calda (non quella della piscina, fuori. Per 10 giorni indossano sempre gli stessi vestiti, hanno abbastanza peso da portare!), Pawan che cercava di nuotare nella piscina grande 3 metri per 4 (dice che ha imparato a nuotare nel fiume), le risate. Belli.

Festa con i Coreani

La sera ero nella stessa guest house con i coreani. Celebravano la loro ultima notte con un bel banchetto per loro e rakshi (un vino locale, simile al sake) per i porters. A un certo punto i porters (nepalesi) si son messi a cantare e suonare. Un tipo suonava un tamburo, tutti cantavano e qualcuno ballava. Mi piace un sacco come ballano. Come sculettano e muovono le mani sopra la testa.

Io ero lì con loro e mi limitavo a battere le mani a tempo (forse non tutti lo sanno ma sono piuttosto negata per le danze). I koreani non hanno mostrato interesse tanto a lungo, e dopo un po’ eravamo rimasti solo i nepalesi e io. Uno di loro mi ha dedicato una canzone, così per ringraziare ho dovuto cantarne una io, entrambe le canzoni italiane. Ovviamente grande successo!

Il tutto è finito abbastanza presto, alle 8 si sbaracca lì. Ma c’era un vecchietto koreano seduto solo su una sedia in giardino che cantava alla luna. Uno spettacolo meraviglioso! Ha cantato anche “O sole mio”. Chi se l’aspettava di sentire “O sole mio” sotto l’Himalaya nepalese, cantata da un koreano??

trekking in nepal
trekking in nepal

Alla stessa guest house c’erano anche Bob (l’inglese incontrato il primo giorno) e un ragazzo californiano. Per Bob questi 7 giorni erano solo un allenamento per un trekking di 4 settimane che farà tra qualche giorno, fino a più di 6000m. E ha 61 anni. Quando è venuto in Annapurna per la prima volta, 40 anni fa, non c’erano sentieri e non c’erano guesthouses. Era con un amico, portavano una tenda e un sacco di riso. Dev’essere bello tornare dopo tanti anni e vedere come tutto è cambiato.

trekking in nepal
annapurna nepal

Day 7

Ultimo giorno rilassato. Tutto falsopiano. Se non fosse che mi son persa. Anziché impiegare un’ora per arrivare al primo villaggio mi ci son volute 2 ore e 15 minuti. Ho preso un sentiero su per il monte anziché stare bassa e non riuscivo più a tornare sul giusto sentiero. E poi tutto di corsa per raggiungere Bob (a cui avevo detto di non aspettarmi mentre mi lavavo i denti, ché tanto l’avrei raggiunto).

L’ho ritrovato dopo 5 ore, quando si è fermato per pranzo. Mi ha fatto anche venire voglia di una birra. Avevo una sete tremenda e la sua birra sembrava così fresca e dissetante che ho dovuto prenderne una pure io! Solo che a quel punto non mi stava più il Daal Bhaat.

Ultimo giorno tranquillo comunque. Bel sentiero lungo il fiume, con soliti ruscelletti e campi di riso. Poi da Naya Pul il bus per Pokhara (sul tetto, di nuovo). A Naya Pul l’ultimo saluto ai porters nepalesi. Che cari. Mi fan proprio tenerezza.

Ecco. Quindi dai, son sopravvissuta. Non so se lo rifarei comunque. Mi son rimasti uno scarpone rotto e uno zaino con un buco. E dei ricordi incredibili.

himalaya nepal
It’s Going to be Perfect!

vieni con me!

Sensi di colpa

Sensi di colpa

Stamattina di nuovo sveglia alle 4.45, bus alle 6 da Janakpur, direzione Karakhabita, al confine con l’India. C’era già un sacco di gente per strada, alle 5 di mattina. Lunghe file per entrare nei templi.

8 ore per arrivare a Karakhabita. Attraversando villaggi poverissimi. Appena usciti dal paese la gente vive nelle capanne. Tra le 6 e le 8 di mattina i campi erano costellati di gente accovacciata che faceva la cacca. Bene, concime naturale. Alcuni di loro erano lungo corsi d’acqua, ma la maggior parte erano proprio in mezzo a campi. Boh. E strano che stavano lì per diversi minuti, come ad aspettare che lo stimolo arrivasse. Forse non hanno tempo per fermarsi durante la giornata e devono farla per forza la mattina? O abitudine? Non saprei.

Ho dato una banana a un bimbo seduto vicino a me. Quando sono scesi dal bus la nonna ha buttato la banana. ??? Ci son rimasta di merda! Io pensavo di fare una cosa carina, e le banane son così buone, perché l’hanno buttata? Lo so che costano pochissimo qui e se le possono permettere anche loro, ma è pur sempre cibo, no? Boh.

C’era una famiglia con tre bambini e il padre sperava di pagare un prezzo ridotto per i figli. Sono poverissimi, mi diceva il controllore, ma lui non può rimetterci i soldi del suo capo. Mi son sentita così in colpa! Io con la mia macchina fotografica da 500 euro, e loro che discutevano per un euro di bus. Io con i miei scarponi da 200 euro, e loro non si possono permettere neanche delle ciabatte da 1 euro. Padre e figlio mi fissavano con due occhi enormi pieni di tristezza. Avevo preparato una banconota da dare loro quando scendevano, ma non sono riuscita a dargliela. Se anche ci fossi riuscita, cosa avrei risolto? Avrebbero magari potuto comprare del riso, ma è altro di cui hanno bisogno. Un lavoro, per cominciare. Boh, ci devo pensare. Per la prima volta mi sono sentita in colpa per essere nata in Italia.