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Georgia Diary

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Diario

georgia

A zonzo in Georgia

il viaggio

Io e Luca siamo stati in Georgia nel giugno del 2017.

Mi ha instillato la voglia di visitare Georgia e Armenia il gestore di un ostello a Gjrokaster, in Albania, un ragazzo olandese. Mi ha detto che sono i due paesi che più gli sono piaciuti tra tutti quelli visitati (e lui ha girato parecchio), ma ha deciso di aprire un ostello in Albania perché ci vede più potenzialità (e mi sa che l’ha proprio indovinato, visto come sta aumentando il turismo in Albania).

Quindi, un anno dopo essere stata in Albania eccomi in Georgia.

Tbilisi, la capitale, è stata la prima tappa. Sono stata subito cattura dall’aspetto decadente della old town (città vecchia).

Siamo stati un bel po’ di giorni a Tbilisi, non me ne volevo più andare, si stava troppo bene. Città affascinante, cibo delizioso, guesthouse molto accogliente.

La guesthouse!

Alcune foto della nostra guesthouse, Skadaveli, che dal fuori sembra stia per cadere, invece dentro è tutta rinnovata. Nel centro storico di Tbilisi. Talmente accogliente che sogno di tornare a Tbilisi per stare lì un mese.

Colazione non inclusa, ma c’è una botteghetta poco distante che vende pane fresco, e poi uova, pomodoro e formaggio. Boh, io adoro.

C’è un mercatino dell’antiquariato con molti cimeli russi e ortodossi che mi è piaciuto molto. Un po’ un museo all’aperto.

 

Per un paio di giorni abbiamo camminato in giro per la città vecchia, mercatini, castello, i bagni turchi…

 

Davit Gareja

Il trasporto pubblico è ben sviluppato in Georgia, e andare da un paese all’altro è abbastanza facile. Ma non per Davit Gareja, un monastero in una zona semi-desertica a circa due ore Tbilisi, ai confini con l’Azerbaijan. Abbiamo preso un minibus turistico che in poco più di due ore ci ha portato là. Il bus parte ogni giorno alle 11, e si arriva lì che fa un caldo pazzesco. Visita del monastero e giretto di un paio d’ore dietro il monte dove ci sono le cave con affreschi che formano un altro monastero. Tutto molto interessante. Bel panorama.

 

Oasi Club

Al ritorno ci siamo fermati in un ostello-campeggio per merenda/pranzo/caffè. Un posto pazzesco, fuori dal mondo, con maialini al pascolo, cavalli, amache, buon cibo, tanti libri. Un posto da tornarci e restarci qualche giorno, anche se dormire e mangiare sempre lì costa un po’ di più di quel che spenderei in città.

Oltre a Davit Gareja, abbiamo fatto un’altra gita di una giornata mentre eravamo a Tbilisi.

Mtskheta

La capitale spirituale della Georgia, Mtskheta non è molto distante da Tbilisi, e può essere raggiunta tramite Marshrutky, i bus georgiani.

Una mattina sul prestino siamo partiti per l’Armenia, di cui parlerò in un’altra pagina…

Qui sotto continua il viaggio in Georgia.

Akhaltsikhe & Vardzia

Siamo tornati a Tbilisi su un minibus dall’Armenia. Dopo una breve attesa siamo saliti su un altro bus per Akhaltsikhe. Lungo il tragitto siamo passati per Borjomi, un posticino tranquillo di villeggiatura con acque termali, circondato dalla natura. Con più tempo sarebbe stato bello fermarsi un po’ anche lì. Viaggiando così zaino in spalla è piacevole ogni tanto fermarsi a riposare in qualche posto tranquillo.

Ad Akhaltsikhe c’è un castello che è stato ricostruito, molto carino ma sembra finto, ma in realtà il paese è famoso perché è il punto di partenza per visitare Vardzia, un villaggio fatto di grotte. Nata come un monastero, Vardzia si è sviluppata in una piccola città che ospitava fino a 2000 monaci. Un posto molto particolare, da vedere.

Peccato che con i mezzi pubblici gli orari siano limitati, avrei voluto essere lì per il tramonto, ma non volevo pagare un taxi per fare i 60 km di ritorno verso Akhaltsikhe.

La città di Akhaltsikhe

Molto carina e piacevole. Guesthouse nuova di zecca, super pulita e molto accogliente.

In generale devo dire che le guesthouse sono molto belle in Georgia.

Vardzia

Vardzia. Caldo caldo caldo. Meglio portarsi tanta acqua da casa, perché non c’è nessun villaggio lì vicino, c’è un baretto con un bel terrazzo ombreggiato e ventilato, ma per visitare il villaggio ci vogliono un paio d’ore e non si trova acqua sul monte.

Il Nord

Dopo Vardzia e Akhaltsikhe siamo ripartiti per il nord.

Non abbiamo prenotato nessun posto dove dormire perché non sapevamo bene dove saremmo arrivati.

Il primo minibus ci ha portati a Kutaisi. Volevo quasi fermarmi qui per visitare, ma faceva caldissimo e mi si è presentata come una città gigante, dove sarebbe stato difficile trovare da dormire.

Allora abbiamo preso subito un altro bus verso Zugdidi. C’era anche l’opzione Batumi, una località turistica sul Mar Nero, ma per questo viaggio abbiamo saltato. Abbiamo preferito concentrarci su altre zone della Georgia.

Mi è apparso un paese un po’ anonimo questo Zugdidi. L’aspetto interessante è che è l’ultimo posto prima del confine con l’Abkhazia, e ha raccolto molti rifugiati da quest’area del mondo negli ultimi decenni.

Bello il museo/palazzo con il suo parco.

Per molti è il punto di partenza per Mestia e i monti dello Svaneti.

Metto solo una piccola anteprima di Svaneti qui, perché voglio dedicarci un post intero. E’ stata l’esperienza più bella di tutto il viaggio.

Mestia, Ushguli e Svaneti

Svanezia (Svaneti) fa parte della catena del Caucaso ed è la regione abitata più alta d’Europa.

Da Mestia siamo partiti per tre giorni di trekking fino a Ushguli, tre giorni immersi nella natura, tra prati fioriti, ghiacciai e antichi villaggi con le tradizionali torri medievali.

E’ stato un po’ triste lasciare il paradiso che è lo Svaneti (o la Svanezia), ma il viaggio doveva continuare.

C’era un minivan diretto per Tbilisi da Mestia, ne abbiamo approfittato. E’ stato un viaggio lunghetto, siamo arrivati a Tbilisi verso le 7 di sera.

Lo Skadaveli non aveva stanze libere, così abbiamo deciso di prendere una stanza nella città nuova di Tbilisi questa volta.

Molto carino anche lì.

Davit Aghmashenebeli Avenue è una via pedonale tutta ricostruita, con deliziose casette color pastello, ristorantini e bar. Molto turistico, ma anche carino.

Tbilisi città nuova

Kazbegi

Il giorno dopo siamo partiti presto per Kazbegi, circa tre ore di marhrutky. 

E’ una località di montagna (a pochi chilometri dalla Russia), famosa per la chiesa su una cima che guarda la città.

La chiesa Tsminda Sameba (tutti facili i nomi in Georgia) è facilmente raggiungibile tramite un sentiero ripido ma breve.

Anche qui purtroppo non potevamo fermarci a lungo, ci sarebbero stati dei bei percorsi da fare a piedi.

Ma il giorno dopo siamo ripartiti.

Marshrutky per Tbilisi (praticamente bisogna sempre passare per la capitale per spostarsi in Georgia) e poi un altro per Sighnaghi.

Kakheti

Sighnaghi

Kakheti è la principale regione di produzione del vino della Georgia.

Siamo stati un paio di notti a Sighnaghi, un paesetto super carino, e abbiamo dormito in una guesthouse che guardava la valle.

Sulla via per Telavi

Da Sighnaghi abbiamo accettato un tour organizzato dalla guesthouse verso Telavi. Così lungo la strada ci siamo fermati a vedere un monastero, un’azienda vinicola un po’ museo, dove ci sono gli otri tradizionali per la produzione del vino, e la casa-museo del principe Alexander Chavchavadze.

Telavi

Telavi per noi è stata una cittadina forse troppo moderna, con qualche sparuto squarcio caratteristico, ma molto ospitale.

Prima abbiamo incontrato un tizio su una panchina che ci ha invitati a bere a casa sua e a mangiare degli stuzzichini (probabilmente non ho un gran ricordo di Telavi perché abbiamo passato tutto il pomeriggio dal nostro nuovo amico, non abbiamo visitato molto).

Poi a cena abbiamo accettato di mangiare presso la guesthouse. Mamma mia quanta roba!!!! E tutto super buonissimo. Un’altra conferma della bontà della cucina georgiana.

Ultimi giorni a Tbilisi

Eccoci alla fine. Ultimi giorni a Tbilisi prima di tornare in Italia.

Abbiamo fatto altri giretti per la città vecchia, sempre affascinante, siamo tornati anche nella zona nuova a fare un po’ di foto la sera, e un po’ a malincuore siamo tornati a casa.

GEORGIA SUL TAVOLO

Piccolo recap dei deliziosi piatti Georgiani.

It’s Going to be Awesome!

vieni con me!

Camminata tra Marana e Montefalcone

Camminata tra Marana e Montefalcone

Camminata tra

Marana e Montefalcone

tra nuvole e natura

Domenica scorsa sono stata a camminare con mio fratello sulle montagne dietro casa.

Volevamo salire a Cima Marana come facciamo più volte l’anno, ma anziché fare uno dei due sentieri più conosciuti, quelli che partono dalla Contrada Gebbani (o Castagna) e salgono direttamente il monte, abbiamo deciso di prendere il sentiero 203, che dai Gebbani va verso Malga le Casoline e poi si collega alla strada che dalla Piatta va verso Montefalcone.

Il sentiero 203

Prendendo il sentiero che parte tra i Gebbani e i Castagna per salire diretto verso Cima Marana (quello che noi chiamiamo “del coston”), poche centinaia di metri dopo la partenza si trova un bivio che porta a sinistra verso la cima, a destra verso Malga Casoline, che è il sentiero 203.

Qui eravamo vicini alla Malga Casoline, a circa un’ora dalla partenza.

Il 203 è più lungo e faticoso rispetto a quello che va a Marana da sinistra dei Gebbani, ma è quasi interamente all’ombra e attraversa un bosco bellissimo.

Passo della Porta

Dopo circa due ore di cammino (considerate che non sono affatto allenata) siamo arrivati a Passo della Porta, sulla strada sterrata che collega Campodavanti a Montefalcone.

Anziché proseguire sulla strada per andare verso Montefalcone, siamo saliti sul crinale e abbiamo seguito il sentiero delle creste. 

Solo che dall’altro lato della montagna c’era un gran nebbione e non si vedeva niente.

La vista da lassù è spettacolare.

Lo so perché ho fatto lo stesso sentiero un anno fa, in una bella giornata di sole. 

E allora vi ripropongo le foto dell’anno scorso, per darvi un’idea.

Le creste un anno fa

Si vede Cima Carega con il Rifugio Fraccaroli da lassù, se non c’è la nebbia.

Verso Montefalcone

Ci sarà stata anche la nebbia, ma io ho trovato comunque delle cose meravigliose da fotografare.

Finalmente il Rifugio Montefalcone

Ci è voluta mezz’ora abbondante per arrivare al rifugio dal Passo della Porta, un po’ perché cominciavo ad essere stanca e le salitine mi spezzavano, un po’ perché impegnata a fare foto.

Pranzo al Rifugio Montefalcone con minestrone e strudel ai frutti di bosco 🙂

Verso Cima Marana

Dopo un breve riposino siamo ripartiti per Cima Marana. Sempre paesaggi e natura bellissimi, nonostante la nebbia. Che però si è diradata verso Cima Marana.

ma queste radici?

Cima Marana è una delle vette più meridionali delle Dolomiti, e una tra le più basse.

1554m slm e una vista spaziale sulle valli del Chiampo e dell’Agno, e un abbozzo di Lago di Garda e Laguna di Venezia nei giorni limpidi.

Peccato ci sia sempre qualche furbo che lascia rifiuti in montagna.

Ho raccolto 5 mozziconi di sigaretta, solo intorno alla croce di Cima Marana.

La discesa verso i Gebbani è stata un po’ impegnativa, la stanchezza si faceva sentire sempre più e anche il male alle ginocchia.

ma quanto mi piace questo percorso!

It’s Going to be Perfect!

vieni con me!

Programmazione week-end a Londra

Programmazione week-end a Londra

Sono così contenta, sto per tornare a Londra molto presto!

Ho vissuto a Londra per 4 anni, tra il 2005 e il 2010. Adoravo vivere là, è una città così ricca di possibilità e di intrattenimento, di sicuro non ci si annoia. Amavo i suoi parchi, i musical, l’architettura, il Tamigi, i mercati, i pub. Anche i cimiteri. Sono tornata in Italia perché mi mancavano la mia famiglia e gli amici, ma mi sono veramente goduta la mia esperienza là.

E dopo 7 anni finalmente ritorno. Mentre vivevo là, tornavo a casa ogni due mesi, quindi quando ho lasciato Londra ho pensato che non mi sarebbe mancata molto, in quanto potevo sempre tornare almeno due volte l’anno. Ma non l’ho fatto. Non so perché. E ora, riguardando la cartina della metro e leggendo i nomi dei posti che ho quasi dimenticato, mi viene il magone.

 

Possibile itinerario a Londra

Mi ospitano degli amici, quindi non devo cercare un ostello o altro, ma ho solo 3 giorni e così tanti posti che vorrei rivedere! Quindi dovrò selezionare i miei luoghi favoriti e farmi un mezzo itinerario. Voglio andare assolutamente a Notting Hill, Borough Market, South Bank, Brick Lane, Canary Wharf se riesco, possibilmente il famoso e nuovo Sky Garden (ancora non c’era 7 anni fa), Hyde Park. Per lo Sky Garden mi sono dimenticata di prenotare la visita gratuita. Magari ci andrò comunque a bere un succo (i cocktail costano troppo per me 😛 ). Mi piacerebbe anche tornare a Putney, dove vivevo, ma non so se troverò il tempo. Londra dev’essere cambiata così tanto, sono veramente curiosa.

 

 

Trasporto a Londra

Non so se la mia Oyster Card funziona ancora. E’ una carta di viaggio che si compra con un deposito di credo 5 sterline, che verranno rimborsate se prima di lasciare Londra si restituisce la carta. Si ricarica online, in stazione o in molti negozi e si può viaggiare ovunque. Se si usa la metro spesso, conviene comprare una travelcard di una settimana (o giornaliera, se si sta meno di 4 giorni); un abbonamento giornaliero o settimanale tramite Oyster costa meno di un cartaceo (ed è esattamente la stessa cosa). Comunque è tutto spiegato sul sito del Transport for London . La figata poi è che con la Oyster se anche non compri l’abbonamento giornaliero, ogni volta che la usi toglie dal credito il costo del viaggio, ma fino al massimo del costo di un abbonamento giornaliero. Quindi io spesso faccio così. La uso e già al secondo viaggio non mi toglie più il costo del biglietto perché ho raggiunto il massimale (che è diverso a seconda di quante zone si toccano durante il viaggio). Il trasporto pubblico è abbastanza costoso a Londra, ma con un abbonamento o meglio ancora una Oyster, è molto più abbordabile.

E sono ancora più eccitata perché c’è un nuovo ottimo servizio di noleggio biciclette a Londra. Ho sempre avuto una bici mentre vivevo lì. Andavo al lavoro in bici e spesso anche a Piccadilly o Old Street dove mi incontravo con gli amici. Le domeniche spesso facevo un giro in bici per scoprire posti nuovi. Pensavo che sarebbe stato triste tornare a Londra e non avere una bici, dover sempre prendere l’autobus o la metro (non si può veramente camminare a Londra, è troppo grande), ma questo nuovo servizio mi ha reso la ragazza più felice del mondo. E non costa neanche tanto. Con 2 sterline al giorno puoi noleggiare tutte le bici che vuoi, e i primi 30 minuti sono gratuiti.

Quindi puoi prendere una bici da Hyde Park a Piccadilly, parcheggiare, visitare un po’, prendere un’altra bici fino a St. Paul, parcheggiare, camminare fino a South Bank, e così via. C’è anche un’ottima app in cui puoi controllare dove ci sono bici disponibili e dove si possono parcheggiare. E si può anche vedere un percorso più adatto alle bici.

 

Cose da fare a Londra

Ci sono alcune cose che facevo spesso mentre vivevo a Londra e che mi mancano:

  1. Acquisti ad un Charity Shop. Non so quanti libri usati ho comprato mentre vivevo lì. I Charity Shop erano i miei favoriti, per libri e altre cose. Ogni volta che volevo spendere qualche pound andavo lì, e oltre a saziare il bisogno di spendere con pochi spiccioli, ero contenta perché avevo fatto del bene.
  2. English Breakfast. Mamma mia quanto mi mancano gli hash browns con i fagioli! Devo fare una vera e propria colazione inglese almeno una volta.
  3. Leggere in un cimitero. Era la mia attività preferita nei mesi estivi. Dopo lavoro mi fermavo spesso con la mia bicicletta ad un cimitero lungo la via di casa (il Brompton, bellissimo), e passavo lì almeno un’ora, a leggere o sonnecchiare. C’è un rapporto diverso con i cimiteri rispetto all’Italia: la gente ci passa per andare al lavoro, le famiglie fanno i picnic, gli amici si incontrano per chiacchierare o per fare jogging, sono considerati dei parchi praticamente. Mi piace questa cosa. E’ come se i morti vivessero ancora in mezzo a noi.
  4. Bere una birra in un pub lungo il Tamigi. Ci sono tanti bellissimi pub lungo il fiume a Londra! Ho lavorato in uno di questi, che era super quotato, in particolare la domenica. Ma ce ne sono alcuni che sono ancora più belli. Con bei terrazzi proprio sul fiume. Ho tanti bei ricordi del tempo passato al pub. In particolare durante i mondiali di calcio con i miei amici.
  5. Gustarmi il panorama di Londra dalla Tate Modern. Bellissima la vista su Londra e in particolare Saint Paul’s dalla terrazza al terzo piano della Tate Modern. L’entrata è gratuita.

 

Due giorni e sono super felice. E speriamo non passino altri 7 anni prima della prossima volta.

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La mia infelice esperienza sui Floating Piers

La mia infelice esperienza sui Floating Piers

La mia esperienza sui “Floating Piers”: attese troppo lunghe che potevano essere evitate.

The Floating Piers è una passerella galleggiante sul Lago d’Iseo, opera dell’artista bulgaro-americano Christo. Consiste in 3 chilometri di polietilene coperto di tessuto giallo che collega Sulzano, un piccolo villaggio sul Lago d’Iseo, a Monte Isola e un’altra piccola isola privata. L’opera è gratuita, aperta al pubblico, e transitabile (a piedi o in passeggino) per due settimane circa, dal 18 giugno al 3 luglio 2016.

 

floating piers

Peschiera Maraglio su Monte Isola

Io ci sono stata ieri, nel pomeriggio, perché mi era stato detto che è più tranquillo nel pomeriggio e in settimana, rispetto al weekend. Ieri non lo era affatto. Era da impazzire. Dovevamo immaginarlo visto il traffico che abbiamo trovato lungo la strada che porta al lago. Da casa abbiamo impiegato tre ore anziché due.

Non si può entrare in auto a Sulzano, che è un villaggio piccolino e non potrebbe accogliere tutti i visitatori diretti all’opera. Quindi ci sono diverse opzioni per visitarla: guidare o prendere un treno verso un altro paese lungo il lago e da qui prendere un bus navetta, un traghetto o un treno per Sulzano o Monte Isola. Ma nessuna di queste alternative è tranquilla o garantisce la possibilità di arrivare ai Floating Piers; la maggior parte dei traghetti sono prenotati, i bus sono lenti, i treni irregolari. Noi siamo andati a Marone, a nord di Sulzano, perché la maggior parte della gente parte da sud, da Iseo o Brescia, per arrivare a Sulzano. Ciò nonostante, abbiamo aspettato un’ora prima di poter salire su uno dei treni che collegano Marone a Sulzano, perché Sulzano era troppo affollata e il prefetto ha deciso di non fare più entrare nessuno. E il peggio doveva ancora arrivare; una volta a Sulzano abbiamo aspettato quasi tre ore in fila prima di poter accedere ai Floating Piers. Molto bravi i bambini che hanno aspettato pazientemente per tutto quel tempo, hanno dimostrato una calma maggiore di molti adulti.

Mentre eravamo in fila, ho sentito delle persone che venivano da Bologna; erano partiti alle 7 del mattino e arrivati a Brescia gli hanno impedito di prendere il treno per Sulzano; hanno dovuto aspettare un bel po’ di ore prima di poter ripartire.

 

floating piers

Una Sulzano trafficata e gialla

Siamo finalmente riusciti a mettere piede sui Floating Piers alle 9.30 della sera. E ci siamo potuti rimanere per poco più di dieci minuti perché era tardi e probabilmente l’ultimo treno per Marone era alle 10.20. Dico “probabilmente” perché niente sembra chiaro e sicuro lì. L’orario in bacheca alla stazione di Marone informava che l’ultimo treno per il ritorno era alle 10.20, ma la signora che ci ha venduto i biglietti ha detto che l’ultimo era a mezzanotte. Onde evitare di dover camminare 1 ora e mezza per tornare a Marone, abbiamo deciso di prendere il treno sicuro. Anche perché ci aspettavano altre due ore d’auto per tornare a casa.

E’ stato carino camminare sui Floating Piers, per quanto breve sia stata l’esperienza. Niente di eccezionale comunque; penso che la maggior parte della gente ami l’idea di far parte di qualcosa che è stato pubblicizzato così tanto. E tutti i commenti “esperienza indimenticabile”, “da provare assolutamente”, siano effetto del trascinamento (o effetto-pecora?). A me piaceva l’idea di poter raggiungere l’isola a piedi, quando normalmente si può fare solo su una barca. Mi sarebbe piaciuto potermela godere di più; il programma era di arrivare verso le 5 o massimo alle 6, e camminare un paio d’ore. Ma forse è stato meglio così, perché il mal di mare mi è durato per un paio d’ore.

Floating Piers

10 minutes on the Floating Piers

A cosa è dovuto tutto il successo dei Floating Piers, o perlomeno di tutto questo affollamento? Probabilmente se l’opera fosse lì per due mesi e non due settimane l’affluenza sarebbe stata meno concentrata. Ma allora, perché solo due settimane? E’ perché ha bisogno di molta manutenzione? (doveva essere aperta 24 ore al giorno, invece ora la notte chiudono perché la devono sistemare). O perché sta iniziando la stagione estiva al lago e gli hotel hanno bisogno di calma e di un traffico regolare per i loro clienti? (al momento la zona è off limit quasi sempre). Non lo so.

Comunque, ho appena controllato la videocamera live della piazza del municipio dove ieri ho aspettato due ore, e oggi non c’è per niente fila. Quindi, sono stata particolarmente sfortunata. Vorrei essere andata oggi. Quindi mi fa ancora più rabbia che nessuno mi abbia consigliato di non andarci ieri. Non pretendo che mi chiamassero a casa per dirmi che era affollato. Ma la mattina e anche prima di partire, ho controllato il sito del Floating Piers, dove c’è anche una sezione riservata alle news. L’ultima news risaliva al 25 giugno, e ieri era il 28. Quindi ho immaginato che fosse tutto tranquillo e di poter andare senza problemi. Se fossi stata avvisata non sarei andata e come me molti altri. Magari non quelli che sono partiti alle 7 da casa, ma quelli che vivono abbastanza vicino come me, avrebbero preferito cambiare data.

Ma non è finita qui. Dopo tante ore in fila abbiamo dovuto aspettare anche per prendere il treno per tornare alla macchina. E per andare verso nord ci è anche andata bene, perché abbiamo aspettato “solo” 40 minuti! (il treno era alle 10.40, non alle 10.20 come da orario). La fila per andare verso Iseo o Brescia era lunghissima di nuovo. Perché non hanno organizzato qualche treno in più visto l’affollamento che c’era? Ho avuto l’impressione che l’organizzazione fosse pessima.

Magari non si aspettavano tanta gente, ma avrebbero potuto fare qualcosa per migliorare la situazione. Almeno non far aspettare ancora chi voleva andarsene da questa esperienza irripetibile (perché incredibilmente affascinante o incredibilmente affaticante, decidete voi) che sono i Floating Piers.

Conegliano 1000

Conegliano 1000

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Conegliano celebrates 1000 years of history

 

Conegliano is a medieval town in Treviso, Veneto, that this year celebrates 1000 years of history.

 

Conegliano

Via XX Settembre, the main road in the old town

 

I visited Conegliano on Sunday June 19th with other Instagrammers. We did a tour of the town and participated to the historical reenactment in the evening.

 

Conegliano

On the way to the castle

 

The first documents of Conegliano date back to 1016. At first there were only some houses, then a castle was erected, on top of the hill, and later a whole village was built around the castle. In the Middle Ages Conegliano was quite important in the trade business, and the many frescoes on the outside walls of the houses of the town testify it. But the frescos have suffered bad damages in the last century, due mainly to the pollution.

 

Conegliano

Details of the main square

 

Conegliano was a walled town with two gates, one of which is still visible while the other has been substituted by two more modern towers; a central lane connected the two gates and cut the village in half. There were 72 towers, of which only 2 have remained. During the Venetian control, the doge thought it would be easier to rule the town if there were no towers, in case its people would uprise.

 

Part of the castle is still there, on the hill, with a great view on the whole town. It now hosts a bar-restaurant and a beautiful garden.

 

Conegliano

The Castle

 

The main square in town is named after Giovanni Battista Cima, better known as Cima da Conegliano, its most illustrious citizen. Cima was born here towards 1460 and became a famous painter after he moved to Venice. He was mainly commissioned paintings of saints, but Cima often used his beloved Conegliano as backdrop for his paintings; his paintings are an important testament of how the town looked like at the time.

 

For the last 30 years Conegliano in the month of June has organized a 10-day long festival, with various shows and events in medieval settings; a dinner with decorations and food from the Middle Ages, a parade in medieval costumes and a live checkers game in historical costumes are the main events. On the Sunday that we were there, we could marvel at the parade, but unfortunately the live game was cancelled due to the rain. People have been working at the festival for months, tailoring costumes and training for the parade and the game; the rain was a real drag.

 

Dama Castellana

Parade in medieval costumes

 

Nowadays Conegliano is the heart of the production of Prosecco, the world-famous sparkling wine. Spades and drawbridges have left place to vines and barrels.

 

You can see more pictures from Conegliano on my Facebook page: 

 

[:it]

Conegliano festeggia mille anni di storia

Conegliano è una città medievale nella provincia di Treviso, in Veneto; quest’anno, 2016, festeggia mille anni di storia.

 

Conegliano

Via XX Settembre, la strada principale del centro storico di Conegliano

 

Ho visitato Conegliano domenica scorsa con altri instagrammers. Abbiamo fatto un giro della città e assistito ad una rievocazione storica la sera.

 

Conegliano

Conegliano

 

I primi documenti di Conegliano risalgono al 1016. All’inizio c’erano poche case, poi fu eretto un castello, sulla collina, e più tardi crebbe un villaggio attorno al castello, che venne fortificato con delle mura. Nel medioevo Conegliano era un punto importante nel commercio, e molti affreschi sui muri delle case lo testimoniano. Gli affreschi purtroppo hanno subito il degrado dovuto al passare del tempo e l’inquinamento.

 

Conegliano

Dettagli di Piazza Giovanni Battista Cima

 

Conegliano era una città murata con due porte, una ancora visibile, mentre l’altra è stata sostituita da due torri moderne; una via centrale collega le due entrate e taglia il villaggio a metà. C’erano 72 torri, di cui solo 2 sono rimaste. Durante il dominio dei veneziani, il doge pensò che fosse più facile controllare la città se non c’erano torri su cui i cittadini potevano rifugiarsi e da cui difendere il borgo; perciò fece abbattere tutte le torri.

 

Parte del castello è ancora lì, sulla collina, con un’ottima vista sulla città. Oggi ospita un bar-ristorante e un bel giardino.

 

Conegliano

Castello di Conegliano

 

La piazza principale è dedicata a Giovanni Battista Cima, detto anche Cima da Conegliano, il cittadino più illustre della città. Cima nacque a Conegliano verso il 1460 e divenne un affermato pittore dopo il suo trasferimento a Venezia. Nonostante gli venissero commissionati soprattutto dipinti di santi, Cima spesso usò la sua amata Conegliano come sfondo dei suoi dipinti, che ora sono un’importante testimonianza di com’era la città al tempo.

 

 

Da circa 30 anni nel mese di giugno Conegliano organizza un festival di 10 giorni con ambientazione medievale; gli eventi principali del festival sono una cena con allestimenti e piatti tipici del Medioevo, una sfilata in costumi dell’epoca e la “dama vivente”, il gioco della dama in cui le pedine sono delle persone vere su una damiera nella piazza principale della città. Noi siamo riusciti a goderci la sfilata, ma sfortunatamente il gioco è stato annullato perché ha iniziato a piovere a dirotto e la pista era anche pericolosa (una sbandieratrice è scivolata durante lo spettacolo). Gli abitanti di Conegliano hanno lavorato per mesi per prepararsi a questa festa, cucendo i vestiti e allenandosi per la sfilata e il gioco; la pioggia è stata una vera guastafeste.

 

dama castellana

Sfilata in costumi medievali

 

Al giorno d’oggi Conegliano (con Valdobbiadene) è il centro della produzione del Prosecco, il vino frizzante che ha ottenuto fama mondiale. Spade e ponti levatoi hanno lasciato il posto a vigneti e botti.

 

Altre foto di Conegliano sulla mia pagina Facebook:
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Due settimane nei Balcani

Due settimane nei Balcani

Zaino in spalla nei Balcani

In maggio 2016 ho viaggiato per due settimane nei Balcani; un periodo di tempo decisamente breve per conoscere bene questa regione, ma abbastanza per innamorarmici.

Sono partita da casa (a Vicenza) senza sapere l’itinerario del mio viaggio. Sapevo solo che sarei andata fino a Trieste in treno, e da lì avrei preso un autobus per Dubrovnik, in Croazia.

Trieste

Trieste, prima fermata

A Trieste avevo un’ora e mezza tra il treno e l’autobus, quindi ho deciso di fare una passeggiata verso la piazza principale, Piazza Unità d’Italia, che è una delle piazze più belle che io abbia mai visto e si trova a quindici minuti di cammino dalle due stazioni.

Ecco il video dell’ora che ho passato a Trieste:

10 minuti per entrare nei Balcani

Trieste è molto vicina al confine con la Slovenia, così dopo appena dieci minuti sull’autobus ero già nei Balcani. Ma mi ci son volute 15 ore per arrivare a Dubrovnik. Comunque, solo passare il confine e vedere segnali stradali in un’altra lingua mi ha tuffato in uno stato di euforia.

E’ stato interessante entrare nel nord della Croazia e vedere i cartelli pubblicizzare le cliniche dentarie. Ce n’erano talmente tanti che dà l’impressione che persino il postino si sia messo a fare il dentista in Croazia. Recentemente alle Iene hanno fatto un servizio sui viaggi “sanitari” verso la Croazia dall’Italia per rifarsi i denti: costa molto meno che da noi (anche includendo le spese per il viaggio) e il servizio è buono.

Ho lasciato Trieste alle 18.30 e il mattino seguente, alle 9.30 (con un’ora di ritardo) ero a Dubrovnik. Sono andata subito in ostello a depositare lo zaino e farmi una doccia (per fortuna il mio letto era già pronto) e sono uscita immediatamente. Avevo visto molte foto di Dubrovnik e non vedevo l’ora di vederla dal vivo. Non mi ha delusa.

Balkans Dubrovnik

Dubrovnik

L’unico aspetto negativo di questa bellissima città circondata da mura: le navi da crociera fanno sosta qui e ogni giorno sfornano migliaia di turisti sulle sue strade.

Montenegro

Dopo Dubrovnik ho deciso di andare in Montenegro. Kotor si trova ad un paio d’ore da Dubrovnik. Di nuovo, una bella sosta per le navi da crociere, una città murata, un posto da favola. Quel che mi è subito piaciuto sono stati i buonissimi spiedini per pochi euro: i montenegrini adorano il cibo alla griglia! E anch’io. Soprattutto quando costa poco.

Kotor Balkans

Kotor, Montenegro

Kotor può essere visitata in poche ore, così al secondo giorno ho fatto una gita nel nord del Montenegro, organizzata da un’agenzia di fronte all’ostello. Costava solo 39 euro e mi sarebbe stato difficile andarci con i mezzi pubblici, così contrariamente alla mia “policy” in fatto di viaggi, ho partecipato a questo tour. Con il senno di poi, e considerato quel che ho visto (anche se non ci siamo fermati a fare foto dove avrei voluto), penso di aver fatto proprio bene. Abbiamo visto il Lago Salato, il ponte Tara, il Parco Nazionale del Durmitor con il Lago Nero, e il monastero di Ostrog, incastonato nella montagna.

Durmitor Balkans

Durmitor National Park in Montenegro

In questi primi giorni di viaggio avevo deciso di andare in Kosovo, Macedonia, Albania e da lì prendere il traghetto per l’Italia, ma l’autobus da Podgorica, la capitale del Montenegro, arriva a Pristina in Kosovo alle 5 del mattino. E cosa potevo fare a quell’ora in una città nuova? Mi è capitato in passato di arrivare molto presto in un posto nuovo, e non mi va di ripeterlo; mi sa che sto diventando vecchia.

Quindi il giorno dopo sono partita per Ulcinj, al confine con l’Albania, con una sosta a Budva lungo il tragitto.

Budva, un’altra incredibile cittadella murata lungo il mare, una destinazione balneare favorita da montenegrini, russi e ucraini.

budva balkans

Budva, una delle favorite destinazioni balneari del Montenegro

Dopo un paio d’ore passate camminando tra gli stretti vicoli di Budva, ho preso un autobus per Ulcinj. C’era un incidente per strada e siamo stati fermi per circa un’ora; praticamente ho perso il pomeriggio intero per fare 2 ore d’auto. Ma capita quando giri zaino in spalla, quindi me ne sono fatta una ragione. Anzi, ne ho approfittato per vedere il lato positivo della situazione: ho studiato come i montenegrini reagiscono quando sono bloccati sulla strada e non sanno perché né per quanto ci dovranno rimanere. Diventano agitati e arrabbiati. Proprio come gli italiani. Non siamo poi così diversi alla fine. Tuttavia non so se quelle persone sul bus con me fossero effettivamente montenegrini; perché il Montenegro è un miscuglio di razze: ci sono molti serbi, croati, albanesi e macedoni, e anche rom.

Ulcinj faceva parte dell’Albania fino a qualche anno fa, e il suo nome ha una pronuncia diversa a seconda dell’interlocutore. Sapevo che questo paesino sarebbe stato un’anteprima dell’Albania, ed ero molto emozionata all’idea. E cosa ci ho trovato? Solo uomini nei bar. Cioè, ci sono donne per strada e nei negozi, ma nei bar solo uomini. E io. Interessante.

Ulcinj

Ulcinj

Un’altra cittadella murata, con spiagge nudiste, ottimo cibo e caffè delizioso. Sfortunatamente avevo poco tempo da passare qui, mi sono fermata una sola notte. Il giorno seguente ero già diretta in Albania.

Albania

Gli albanesi non hanno una bella reputazione in Italia, ma mentre vivevo a Londra ed anche qui ad Arzignano, ho conosciuto vari albanesi che mi sono sembrati simpatici e interessanti. Quindi da tanto volevo andare a vedere di persona e conoscerli nel loro ambiente naturale.

La prima fermata è stata Shkoder. Una bella città con influenze veneziane nell’architettura e nella lingua, una bellissima cultura dello stare fuori casa e perciò molti bar (alcuni – bar sportivi, dove fanno vedere partite di calcio o altro in continuazione e si può scommettere – solo per uomini, altri con uomini e donne).

Shkoder Albania

La strada pedonale di Shkoder

Sono arrivata verso le 6.30 della sera e come sempre mi sono diretta subito all’ostello. Un paio d’ore più tardi ero innamorata dell’Albania. Probabilmente sono state tutte le persone a passeggio o in bici sulla strada pedonale di Shkoder che mi hanno fatto innamorare (ma probabilmente anche l’ottimo cibo a basso costo ha aiutato).  Gli albanesi sono molto accoglienti, pronti ad aiutarti se ti sei perso, non hanno mai cercato di approfittarsi di una “ragazza” che viaggia da sola, curiosi, che apprezzano passare tempo con gli amici di persona.

Il giorno seguente ho attraverso il lago Koman (un lago artificiale) per andare a Valbona. Una delle barche che attraversano il lago è costruita partendo da un vecchio autobus tedesco e si ferma in quel che sembra il nulla lungo lago ma poi vedi dei vecchietti nei loro completi grigi e cappelli salire sentieri nascosti verso case nascoste perse sulle pendici scoscese delle montagne che scendono verso il lago.

Koman Albania

Lago Koman

L’idea iniziale era di camminare da Valbona a Theth, una passeggiata di 6 ore, ma alcune persone a Shkoder mi hanno spaventata, raccontandomi di una signora tedesca che era morta lungo il percorso qualche mese fa. Quindi ho fatto delle camminate dalle parti di Valbona e sono tornata per la stessa strada, di nuovo attraverso il lago. Valbona è incredibile. Persa nelle montagne. Un posto di pace e pastori, di turismo tranquillo, ma con un grande potenziale. Scommetto che diventerà super turistica tra non molto.

Valbona Albania

Il mio “hotel” a Valbona

Da Valbona sono tornata a Shkoder e da lì a Tirana, a due ore d’autobus. Devo dire che Tirana non è stata la mia destinazione favorita. Tutti gli edifici religiosi sono stati distrutti durante il comunismo; l’unico sopravvissuto è una vecchia moschea.

Tirana Albania

Vecchia moschea a Tirana

Ma una cosa mi è piaciuta moltissimo di Tirana: i bar all’aperto, alcuni in bellissimi giardini, e di nuovo moltissime persone che passano tempo in strada. Mi dispiace che in Italia abbiamo perso questa bella abitudine. Cioè, ci troviamo ancora al bar con gli amici o per strada, ma non come in Albania.

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Bar all’aperto a Tirana

Ho passato la giornata passeggiando per Tirana e il giorno seguente ho preso un autobus per Berat.

Berat è anche chiamata la “città dalle mille finestre”. La sua caratteristica sono queste case ottomane che in effetti hanno molte più finestre di quanto siamo abituati; da questo il nome. E’ un Sito Unesco Patrimonio dell’Umanità dal 2008. Molto carina.

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Berat, la città dalle mille finestre

Dopo Berat sono andata a Gjirokaster, a sud, vicino al confine greco. Mi piace perché nonostante sia un sito Unesco, c’è pochissimo turismo. Ma le cose stanno per cambiare, o almeno così pensa (e spera) William, il proprietario olandese del più bell’ostello che io abbia mai visto.

Gjirokaster Albania

L’incrocio che è anche il centro della città vecchia di Gjirokaster

Durante il comunismo sono stati costruiti molti bunker in Albania, per proteggere la Nomenclatura contro possibili attacchi nucleari. A Gjirokaster ce n’è uno bello grande che può essere visitato, con lunghi tunnel e molte stanze. Suggestivo.

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A bunker in Gjirokaster

Ho fatto delle camminate anche sulle colline vicino a Gjirokaster, per vedere un anfiteatro romano e due monasteri abbandonati molti anni fa.

Gjirokaster Balkans

Un monastero sulle colline vicino a Gjirokaster

Da Gjirokaster sono tornata a Durres, poco distante da Tirana; grazie alle nuove strade ci si impiega solo 3 ore. Da qui ho preso un traghetto notturno per Bari, che mi è costato solo 30 euro, meno di quanto avevo visto in internet.

Sono arrivati a Bari verso le 9 della mattina. Ho deciso di prendere il treno per Vicenza nel pomeriggio, così da poter girare un po’ anche per Bari. La città vecchia è di una bellezza incredibile. Avevo già visto delle foto di Lecce e sapevo che la Puglia è molto bella, ma non mi aspettavo che Bari lo fosse così tanto.

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Incredibile Bari

Si udiva musica uscire da molte finestre e la gente chiacchierava sulle sedie davanti alla porta di casa (era il 2 Giugno, quindi erano tutti a casa per la festa). Ma due signori del posto mi hanno avvertito di stare attenta alle mie cose. Ero così tranquilla e senza pensieri in Albania, mi ero scordata che in Italia devi tenere d’occhio portafoglio e macchina fotografica. Ma non è successo niente, nonostante stessi camminando con uno zaino grande sulle spalle uno più piccolo davanti, macchina fotografica al collo e telefono in tasca. Mi sono davvero goduta le mie quattro ore a Bari.

Ho scoperto un nuovo bellissimo mondo abitato da persone calorose a poche ore da casa. Mi chiedo come mai mi ci sia voluto così tanto per andare di là dall’Adriatico e non voglio aspettare molto prima di tornarci. C’è molto altro che voglio vedere nei Balcani.

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