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Colazione dal Buddha che ride

C’è questo ristorante in Pokhara, meta preferita dei backpackers che passano per questa città. Il Lakeside di Pokhara è molto turistico e occidentalizzato, come ho già detto, una via piena di ristoranti che offrono cibo da tutto il mondo, dalle lasagne (anche se a volte scritte “lasange” o in mille altri modi) alla bistecca con le patate fritte. E tutto a prezzi occidentali. Quindi non molto buoni per chi sta viaggiando per mesi in giro per l’Asia (non mi riferisco particolarmente a me, visto che io sono una di quelli che sta facendo il viaggio più breve tra le persone che ho incontrato). (Una formichina minuscola continua a girare intorno al bordo del bicchiere con il mio masala tea (che ho cominciato ad amare) e non riesco a beccarla, troppo piccola e veloce.)
A questa lunga lista di ristoranti occidentali ci sono delle eccezioni. Una di queste è appunto il “Laughing Buddha”. Ristorantino con 5 tavolini, a conduzione familiare. La ragazzina, 15 anni, che parla un ottimo inglese, la sera lavora fino alle 23 circa, facendo i compiti durante i momenti di tranquillità, alle 6 si sveglia per servire le colazioni e alle 9.30 si fa le trecce, mette il nastro rosso e va a scuola (le ragazzine devono mettersi sti nastri rossi tra i capelli quando vanno a scuola, fa parte della divisa, non so perché. E niente braccialetti). Quando finisce alle 4pm torna ad aiutare i genitori.
Beh, questo posto è fenomenale perché oltre ad avere simpatici gestori, il cibo costa poco ed è delizioso. Adoro fare colazione lì. Stamattina mi son fatta una “heavy breakfast” a base di porridge (che prima di andare a Londra neanche sapevo cosa fosse, ora lo adoro), due fette di pane tostato, burro e marmellata, due uova (sode, fritte o sbattute, a scelta), patate al forno con peperoni e cipolla, caffè o tè. Il tutto a 95 centesimi di euro. 70 centesimi per la colazione “semplice”, senza il porridge. Beh, ogni giorno non vedo l’ora di svegliarmi per andare là. A volte ci andiamo anche per cena, e ieri sera la mamma del locale era un po’ demoralizzata perché lamentava che negli ultimi giorni non avevano avuto abbastanza clienti. Mi dispiace cavoli, perché a quei prezzi e a quella qualità dovrebbero essere sempre pieni! – Una bimba si è messa a schiacciare pulsanti sulla mia tastiera. Con il suo pigiamino giallo, infradito rosse lunghe 3 centimetri e due anelli d’argento attorno alle caviglie (deve avere qualcosa come 2 anni). Insomma ecco. Mi sento come se dovessi andare là a colazione pranzo e cena. E in effetti il cibo è così buono e costa così poco che potrei mangiare ogni due ore. Ma so che la mamma mi sgriderebbe, quindi cerco di trattenermi.
Ci sono anche altri ristorantini altrettanto carini, ma mi sono affezionata alla famiglia, quindi quando posso ci torno (quando il ragazzo olandese ci ha parlato di questo posto per la prima volta, gli chiesi perché cenasse sempre allo stesso posto, con tutte le opzioni che ci sono. Ora capisco). Stasera però per esempio tutti e 5 i tavolini erano occupati, così con una ragazza finlandese conosciuta sull’Annapurna Base Camp (Hilde era a letto col mal di pancia) siamo andate in un altro posticino. Vicino al lago. C’ero stata ieri per pranzo con Hilde. Bellissimo posto. Con tavolini di plastica affacciati al lago. Mi ha fatto venire voglia di avere una casa sul mare. Non sulla Riviera Adriatica però. Da qualche parte con scogli e onde alte. Esiste un posto così in Italia o me ne devo andare in Cornovaglia?
Beh ecco. Il punto a cui volevo arrivare è che mi chiedo come sia possibile che sti ristoranti occidentali che costano un sacco (beh, che costano come da noi) siano sempre così affollati mentre sti ristorantini locali con prezzi stracciati fanno fatica a tirare avanti? Magari la preoccupazione di ieri sera della signora del Laughing Buddha era esagerata, però in effetti questa è la loro alta stagione e non è che c’hanno poi tanti clienti, solo tra le 7 e 8pm si riempiono. Ma con gente che spende 1-1.30 euro per una cena… Beh, probabilmente cambierebbero lavoro se non andasse bene. Ma quali altri possibilità hanno qua? Boh. Per quanto mi riguarda, io faccio del mio meglio per mangiare e spendere più che posso (giusto per aiutare l’economia locale, come mi ha insegnato Pietro, mica per altro!).
Domani ore 13.30 abbiamo il bus (14 ore) per Bardia, un Parco Nazionale. Saremo in grado di vedere una tigre? Emozione. E domani Lee arriva a Pokhara. Peccato, non riuscirò a incontrarlo.
Mi chiedo se la formichina se n’è andata viva o se è finita a bollire nel tè che ho bevuto…

Tibetani in esilio

Ho appena comprato un braccialetto e una collanina da una rifugiata tibetana. Ci sono campi/villaggi per profughi tibetani vicino a Pokhara, che intendo visitare domani. Dopo la repressione da parte della Cina della rivolta del 1959, molti tibetani, compreso il Dalai Lama, la loro guida spirituale, hanno dovuto lasciare la loro patria. Sono dispersi in tutto il mondo, ma molti stanno in Nepal, altri a Dharamsala, nel nord dell’India (dove anche il Dalai Lama vive).
Io non è che avessi bisogno di altri braccialetti, i miei polsi son già piuttosto affollati, e non erano neanche tanto economici, rispetto alla media nepalese, ma è un modo per aiutarli. Da T3 o Accessorize comunque un braccialetto costerebbe di più, e questi almeno so che sono stati fatti a mano con pazienza e cura e so di aver aiutato qualcuno a sfamarsi.
Se solo avessi più soldi comprerei regali per tutti … (= si accettano donazioni) 😉
Magari quando sarò ricca tornerò qui e farò una bella spesa, ok?
ciao

saluti e baci da Pokhara

Oggi sono stata a fare un giro nella “old town” di Pokhara. Son partita da qua verso mezzogiorno.
La mia giornata era cominciata male. Con uno zaino strappato, uno scarpone rotto, persa la spazzola, nostalgia. Son partita sotto il sole cocente (beh, perlomeno così sembrava a me), la città vecchia molto più distante di quanto sembrava dalla cartina.
A un certo punto la fortuna ha cominciato a girare. Ho trovato sto ristorantino dove mi hanno dato un piattino di patate al forno, piccanti, per 20 centesimi. Niente caffè purtroppo, ne avevo bisogno. Dopo poco un posticino dove un tipo ha aggiustato lo scarpone della mamma per 25 centesimi, lavorando con tanta cura e attenzione certosina che mi ha sorpreso (io avrei messo un po’ di colla alla bona, come si dice dalle mie parti). Come nuovo ora!
Più avanti ho trovato una “german bakery” (non so perché qua vadano di moda le pasticcerie tedesche?) dove ho finalmente potuto bermi il mio caffettino (sempre nescafè, comincio a sentire la mancanza della mia moka. Magari me la faccio spedire?) accompagnato da una bella fetta di semifreddo al cioccolato! Oh wow, questo mi ha proprio cambiato il morale. Dopo un po’ camminando per strada mi son fermata a guardare dei tipi che giocavano a “snake and ladder”, serpente e scala a pioli. Mi hanno invitata a giocare con loro. Ho vinto (si dice che chi è fortunato in gioco non è fortunato in amore… sic).
In un negozio di musica ho comprato un flauto traverso (che non so suonare) a 60 centesimi. Devo imparare. Non deve fare la fine dell’armonica. C’erano anche quei tamburi bellissimi tipo quello che suonavano i porters l’ultima notte del trekking. Peccato che non abbia posto per portarmene uno nello zaino.
Cammino cammino e la gente comincia a chiamarmi da tutte le parti: “hello”, “hello tourist”, “namaste”! A un certo punto bimbi ed adulti cominciano a chiedermi di scattare loro delle foto. Ero un po’ dubbiosa, perché nei paesi poveri la gente o rifiuta di farsi fotografare, o, se accetta, vuole dei soldi in cambio. Questi invece non volevano niente! Solo il piacere di vedersi per qualche secondo nel display della mia Nikon. Beh, naturalmente io son stata più che contenta.
Cammino vicino a delle ragazze che stanno facendo merenda (erano le 5pm circa) e mi offrono una fetta di arancia inzuppata in una salsa piccante, seguita da una sorsata di panna dolce. Io ovviamente accetto. Due volte. Buonissimo! Probabilmente tra due giorni avrò il cagotto, ma ne è valsa la pena.
Mi fermo a scrivere un po’ nel mio diario e una vecchietta si ferma a spiare. Che tipa! Le ho chiesto se potevo scattarle qualche foto, ha accettato, e si è anche tolta il cesto dalla testa per farsi bella. Poco dopo un’altra signora mi chiede di fare una foto alla sua casa (che era decente, rispetto al resto delle case, probabilmente ne andava orgogliosa?).
Insomma, camminavo per questa zona un po’ degradata della città (dove sta la mia guest house, il lakeside, è una zona turistica, molto pulita e in ordine, occidentalizzata, si può perfino trovare bistecca con patate fritte!), che a prima vista intimorisce, e invece ho trovato un’accoglienza incredibile!
Sulla via del ritorno ancora richieste di scatti fotografici, e una sfida a ping pong (sul marciapiede, in mancanza di un tavolino). Ho perso 11-5 stavolta.
Così una giornata cominciata male si è trasformata in una bellissima esperienza. E ho pure ritrovato la spazzola! Mi manca solo di aggiustare lo zainetto.
P.S. Sono in un bar a Pokhara, mangiando/bevendo una cosa strana. Panna acida con pepe, cannella e zucchero. Quasi finito e ancora non ho capito se mi è piaciuto.

Annapurna

Annapurna

Mi sento un po’ strana. Tornata ieri sera dall’Annapurna Sanctuary Trekking e boh. Sarà che ero abituata a svegliarmi alle 6 di mattina e sapevo già cosa dovevo fare durante la giornata, o forse il caldo che c’è qua, mi butta giù un po’. O magari mi manca la gente che ho incontrato per strada e speravo di avere due giorni di pausa da Hilde e invece è già tornata pure lei … Boh. O magari i capelli bianchi che ho visto qualche minuto fa allo specchio (me li ero tagliati due settimane fa, come hanno fatto a crescere così in fretta???).
Ma cominciamo dal principio.

Lunedì, day 1. Sveglia alle 6am, preparato lo zainetto con due magliette e due mutande, un asciugamanino piccolo, sapone e ciabatte, bottiglia d’acqua. Nessun porter per noi povere ragazze, ci portiamo il nostro zaino in spalla, quindi deve essere il più leggero possibile. Colazione con due brioches, caffè.

Due autobus e alle 9 siamo a Phedi, da dove parte la nostra spedizione. Mi è appena caduto un ragno dalla testa. Piccolino. La prima ora è piuttosto traumatica. Un’ora di scalini per arrivare a Dhampus.

L’incubo Mt Emei torna ad attanagliarmi (beh, non son sicura come si dice e non ho un dizionario in cui controllare, quindi abbiate pietà). Da lì poi è un sentiero facile, tutto falsopiano, con una leggera salita ogni tanto. Bello camminare tra campi di riso, ruscelli e mucche che intralciano il cammino. Ci accompagna il primo porter incontrato durante questo trekking. E’ un ragazzino di 13 anni, Sonkor, che portava nel cesto attaccato alla testa scatolame vario e uova (saran stati 20 kg, io non riuscivo ad alzarlo). Prodotti per la guest house gestita dalla madre. Fa sta strada ogni giorno. Non dovrebbe essere a scuola un 13enne il lunedì mattina? Vabbè. A Pothana c’è il primo posto di controllo dei nostri permessi. Siccome è il 27 Settembre, giorno internazionale del turista (e chi lo sapeva?) ci benedicono con il tikka (quel coso rosso sulla fronte) e ci regalano una sciarpina giallina in seta (purtroppo col caldo che faceva non son riuscita a tenermela attorno al collo). Phedi non è molto alto, sarà sui 1000m slm credo. L’Annapurna Base Camp, nostra destinazione finale, è a 4130m. Pothana, che raggiungiamo alle ore 12 circa del giorno nr 1, è a 1990m. Beh, già a un buon punto, verrebbe da pensare. Se non fosse che dopo Pothana inizia la prima discesa. Da 1990m passiamo ai 1620 di Landruk, 1340m il secondo giorno, per poi risalire a 2210… Insomma, già guardando all’itinerario mi era venuto un po’ il nervoso, ma a trovarmi a camminare su per il monte, giù dall’altra parte fino alla valle, su per un altro monte e giù dall’altra parte, e così per 4 giorni .. beh, è piuttosto demoralizzante.

A un certo punto le mie gambe si son bloccate, si rifiutavano di fare un solo passo, sapendo che ogni scalino in discesa significava altri 2 in salita (e salita di nuovo al ritorno). Sarà che io non sono abituata a camminare così. Carega, Pasubio, Cima Marana, si sale per quelle 2-3-6 ore, ma una volta su sai che ti aspetta solo discesa. Non sull’Annapurna Sanctuary. Ho avuto salite fino all’ultimo giorno. E che salite! Non so cos’hanno qui, ma sono fissati con gli scalini! Troppo facile fare un sentiero che gira basso intorno al monte. No, bisogna salire su dritti fino in cima e giù dall’altra parte. E non sentieri a zig zag, si perde troppo tempo. Su dritti, tipo andare a Cima Marana, su per el coston! Vabbè. Il primo giorno comunque ci siamo fermate a Landruk verso le 4. Cominciava a piovigginare. Nella stessa guest house c’erano Bob, un inglese di 61 anni che tornava sull’Annapurna dopo 40 anni, una coppia di Neo Zelandesi che hanno impiegato 3 giorni a fare il percorso che noi abbiamo fatto in un giorno (anche a causa di cagotti vari), una coppia di israeliani (un sacco di israeliani mi aspetteranno lungo il tragitto).

La mattina del secondo giorno sveglia alle 6. E’ l’orario delle montagne nepalesi. Sveglia alle 6, partenza verso le 7 e si cammina fino alle 2 circa. Penso dipenda anche dal fatto che il cielo è bello terso la mattina presto, verso le 10 comincia ad annuvolirsi e a volte nel tardo pomeriggio piove. Dopo una bella dormita di 10 ore e colazione a base di banana pancake e miele, alle ore 7.25 (già in ritardo sulla tabella di marcia) si parte! Primo avvistamento dell’Annapurna South. Emozione. Quindi prime 2 ore in discesa, fino alla valle. Poi un’ora di scalini fino a Jhinu. Dove mi son goduta il ben guadagnato tè al limone. E’ la prima volta che trovo tè all’italiana fuori dall’Italia. Un sacco di limone e zucchero. Ci voleva proprio. E da lì comincia quello che rimarrà come uno dei peggior momenti della mia vita. Un’altra ora e mezza di scalini, pausa per il pranzo, scalini in discesa e un’altra ora in salita. Hanno fatto un bel lavoraccio a mettere tutti sti sassi a mo’ di scalini (e ne sono anche grata, visto che l’unica volta che ho camminato sull’erba son finita col culo per terra), ma non potevano farli un po’ più bassi? Un po’ a zig zag? Vabbè. Il secondo giorno è stato un incubo per me. E da quel momento sono passata a pezzo debole del team. Il mio corpo implorava pietà. E io pregavo per lui (“please, fatemi trovare un pezzettino di piano alla fine di questa scalinata!”). Ci siamo fermate per la notte a Sinuwa che erano le 15.30 circa. Abbiamo camminato per 6 ore buone. La doccia più bella del mondo in quella guest house. Acqua calda, bel getto potente. Mi son bevuta un meraviglioso mint tea con un sacco di zucchero. Per cena una zuppa di cipolle. Ovviamente avevo ancora fame, così ho diviso con Hilde un Gurung Bread (pane nepalese, fritto) con una frittata sopra. Buonissimo! Devo dire che il cibo lungo il tragitto è stato una piacevole sorpresa. Ottimi pancakes e porridge per colazione, per pranzo e cena purè di patate con formaggio sciolto e cipolla, patate fritte con verdure e formaggio, il classico riso fritto con verdure.. Tutto buonissimo. In realtà il piatto tipico dei camminatori sarebbe il Daal Bhaat, riso bianco e da parte un pezzo di pane, verdure cotte e dei cosini piccanti, più una zuppa. Io non l’ho mai preso, tranne l’ultimo giorno, perché costa un po’ di più (ben 3 euro anziché 2!!), ma quando hai finito ti riempiono il piatto se hai ancora fame! L’ho preso solo l’ultimo giorno, perché lo dovevo provare, e non sono riuscita a finirlo. Io!

La prima sera alle 8 ero a letto. La seconda non son resistita oltre le 7.30. Quando sono tornata nella living room dopo che son uscita nella fredda notte per lavarmi i denti, c’era Hilde che raccontava a un gruppo di americani del suo 1 year long trip. Tutti che facevano “ooohh aaahh” e “how inspiring”. Io non son resistita due minuti ad ascoltarla. Mi ha fatto sorridere perché penso che lei avesse proprio bisogno di un’audience. Probabilmente non le do più tanta soddisfazione quando mi parla… Vabbè. Meglio per entrambe se trova qualcun altro a cui raccontare le sue storie.

Il terzo giorno ancora scalini su e giù, fino a Deurali, dove siamo arrivate verso le 14. Molto meglio del giorno prima. Quando ci siamo fermate per pranzo a Himalaya, c’era un gruppo di porters che ci accompagnerà per il resto del viaggio. Lavorano per un gruppo di Sud Koreani che si son portati il loro cibo dalla Korea, così che oltre ai ragazzini che portano i loro zaini, hanno bisogno anche di qualcuno che porti cibo e pentolame, e c’hanno il loro cuoco personale. Strani sti koreani. Costa un sacco di più viaggiare così, anche perché nelle guest houses fanno pagare di più il dormire se non si mangia quello che cucinano loro(un letto normalmente costa appena 1 euro, le guest houses guadagnano sul cibo che vendono, non sulla stanza; se non si mangia nella guest house dormire costa sui 3 euro per notte). E il cibo è così buono! Quindi è un po’ difficile per me capire perché si siano portati il loro cibo, ma vabbè. Tra questi ragazzini c’era Pawan che ha due occhietti dolcissimi e un sorriso che ha rallegrato ogni mia giornata per il resto del trekking. Ecco, mi manca oggi. Pensavo avesse 15 anni, invece ne ha 18. Magro impicà. Chissà come fa a portare quei 30 kg sulla testa, camminando con quelle ciabattine su per sti sassi (non ha soldi per comprarsi le scarpe). Dice che non gli piace il lavoro (ha cominciato solo un mese fa) e spera di riuscire a entrare nell’esercito (quello nepalese. C’è anche un esercito inglese qui, che paga meglio e dà una buona pensione, ma è difficile entrare). Viene pagato 5 euro al giorno. Me lo posso portare in Italia?
In quasi ogni villaggio c’è un campetto di pallavolo (beh, una rete tirata su alla bell’e meglio (come si scrive??)). A Deurali ho guardato un po’ sti ragazzini mentre giocavano. Sono anche bravi, si vede che giocano spesso. Dev’essere un bel modo per rilassarsi dopo 6 ore a portare 30 kg in testa…
A Deurali comincia a fare freddo. E’ a 3200m. Qui abbiamo conosciuto un cinese strambo; viene da qualche parte vicino a Shanghai. Il suo inglese non è perfetto, ma molto meglio della media cinese. C’ha anche lui la sua zuppetta di verdure, cinese, da bere alla fine della cena. Tang si chiama. Il giorno dopo lo ritroveremo all’Annapurna Campo Base, poi io lo ritroverò sulla via del ritorno e ieri appena arrivata a Pokhara l’ho incontrato di nuovo. Forte. Siamo diventati amici nel frattempo (dev’essere stata l’hot spring all’aperto che abbiamo condiviso due giorni fa). Mi ha regalato 3 bustine di zuppa di verdure. Carino.

Quindi day 4, partenza 7am direzione Annapurna Base Camp. Alle 10.30 eravamo su. Già c’era la nebbia. Ma durante il tragitto abbiamo avuto occasione di vedere i monti attorno a noi. Magici. Un freddo cane comunque lassù. 4130m, nebbia, e neanche un fuoco in casa! Come si fa? Non sapevo come fare a scaldarmi. Ho bevuto un sacco di tè, ma solo dopo cena son riuscita a scaldarmi un pochino.

La mattina dopo sveglia alle 5.45 per vedere l’alba. Bello. E poi comincia la discesa. Io ero stanca di correre. All’andata abbiamo fatto in 4 giorni quello che consigliano di fare in 6, così ho deciso di rilassarmi e mi son messa a camminare con calma. Hilde invece sempre di corsa. Ogni tanto si fermava ad aspettarmi. Mi urtava un po’ i nervi, non so perché. Lei povera mi aspettava anche. Con me camminava uno dei koreani, che deve avermi scattato un centinaio di foto. Strani sti asiatici, trovano noi occidentali interessanti soggetti fotografici.

Il giorno dopo ho suggerito a Hilde che potevamo separarci, visto che lei camminava così veloce e il sentiero comunque non era pericoloso, non c’era bisogno di stare insieme. Subito ha detto di no, ma poi siccome lei voleva fare una deviazione per vedere un altro monte (mentre io volevo fare la strada più corta possibile per tornare verso Pokhara), ha acconsentito. Wow. Improvvisamente mi son sentita molto più leggera. Son partita sola perché mi piace viaggiare sola, era diventato proprio pesante avere qualcuno sempre attaccato! Per questo speravo impiegasse più tempo per tornare a Pokhara, invece ieri appena arrivata in città ci siamo incontrate. Che culo!

Comunque ho avuto quasi due giorni di libertà. Quel giorno ho deciso di terminare il mio cammino alle 11am a Jhinu. Perché tanta fretta di tornare in città? Si sta così bene sui monti! A Jhinu c’è sta famosa hot spring (e come si dice in italiano? terme?) di cui tutti parlano. Ci sono andata subito. Ah, che sollievo per i miei piedini! E poi lì c’era Tang, il cinese. E dopo un po’ sono arrivati anche i porters dei koreani. Che bello guardarli mentre si lavavano i vestiti nell’acqua calda (non quella della piscina, fuori. Per 10 giorni indossano sempre gli stessi vestiti, hanno abbastanza peso da portare!), Pawan che cercava di nuotare nella piscina grande 3 metri per 4 (dice che ha imparato a nuotare nel fiume), le risate. Belli. La sera ero nella stessa guest house con i koreani. Celebravano la loro ultima notte con un bel banchetto per loro e rakshi (un vino locale, simile al sake) per i porters. A un certo punto i porters (nepalesi) si son messi a cantare e suonare. Un tipo suonava un tamburo, tutti cantavano e qualcuno ballava. Mi piace un sacco come ballano. Come sculettano e muovono le mani sopra la testa. Io ero lì con loro e mi limitavo a battere le mani a tempo (sapete come son negata per le danze). I koreani non hanno mostrato interesse tanto a lungo, e dopo un po’ eravamo rimasti solo i nepalesi e io. Uno di loro mi ha dedicato una canzone, così per ringraziare ho dovuto cantarne una io. Ovviamente grande successo!

Il tutto è finito abbastanza presto, alle 8 si sbaracca lì. Ma c’era un vecchietto koreano seduto solo su una sedia in giardino che cantava alla luna. Uno spettacolo meraviglioso! Ha cantato anche “O sole mio”. Chi se l’aspettava di sentire “O sole mio” sotto l’Himalaya nepalese, cantata da un koreano??
Alla stessa guest house c’erano anche Bob (l’inglese incontrato il primo giorno) e un ragazzo californiano. Per Bob questi 7 giorni erano solo un allenamento per un trekking di 4 settimane che farà tra qualche giorno, fino a più di 6000m. E c’ha 61 anni. Quando è venuto in Annapurna per la prima volta, 40 anni fa, non c’erano sentieri e non c’erano guest houses. Era con un amico, portavano una tenda e un sacco di riso. Dev’essere bello tornare dopo tanti anni e vedere come tutto è cambiato.

Ultimo giorno rilassato. Tutto falsopiano. Se non fosse che mi son persa. Anziché impiegare un’ora per arrivare al primo villaggio mi ci son volute 2h 15m. Ho preso un sentiero su per il monte anziché stare bassa e non riuscivo più a tornare sul giusto sentiero. E poi tutto di corsa per raggiungere Bob (a cui avevo detto di non aspettarmi mentre mi lavavo i denti, ché tanto l’avrei raggiunto). L’ho ritrovato dopo 5 ore, quando si è fermato per pranzo. Mi ha fatto anche venire voglia di una birra. Avevo una sete tremenda e la sua birra sembrava così fresca e dissetante che ho dovuto prenderne una pure io! Solo che a quel punto non mi stava più il Daal Bhaat. Ultimo giorno tranquillo comunque. Bel sentiero lungo il fiume, con soliti ruscelletti e campi di riso. Poi da Naya Pul il bus per Pokhara (sul tetto, di nuovo). A Naya Pul l’ultimo saluto ai porters nepalesi. Che cari. Mi fan proprio tenerezza.
Ecco. Quindi dai, son sopravvissuta. Non so se lo rifarei comunque. Mi son rimasti uno scarpone rotto e uno zaino con un buco. E dei ricordi incredibili.

Notte prima della faticaccia sadomaso

Domattina allora in teoria partiamo per l’Annapurna Sanctuary. Dico in teoria, perché stamattina mi son slogata leggermente una caviglia, facendo uno scalino con la testa per aria.
Abbiamo dovuto pagare euro 20 di entrata al parco più 15 di “permesso” per camminare??? cos’è sta roba? già mi tocca fare la fatica e mi tocca anche pagare?? Boh. Comunque non c’ho voglia per niente. C’è un monticello carino qui a Pokhara, da cui si vedono bene i monti, ma è a un paio d’ore di cammino dal centro. Non ci sono andata. E mi aspettano tra i 10 e i 12 giorni di trekking, 6 ore al giorno… Non so perché lo faccio. Anzi, lo so. E’ che non si può venire in Nepal e non fare trekking. Sarebbe come andare in Italia e non mangiare la pizza. Vabbè. In teoria il paesaggio è così spettacolare che ti passa la stanchezza. Speriamo ….
Mi son anche comprata un sacco a pelo. Non so perché l’ho comprato. Ne avevo bisogno, perché quello che ho a casa è un po’ inutile, ma potevo semplicemente noleggiarlo, visto che non c’ho posto nello zaino. Non so dove lo metterò. Per il trekking mi porto lo zainetto piccolo, meglio portare poco peso, ma poi quando torno e devo ricaricarmi tutto in spalle, dovrò buttare una maglia per far posto al sacco a pelo. Vabbè. Vedremo.
Sento un odore strano. Di bruciato. Non son sicura se viene dalla cucina o dalla presa a cui è collegato il mio computer …
Mi sto bevendo un tè nepalese. Non male, ma preferisco lo “sweet tea” del Tibet. Non il yak butter milk tea, quello è abbastanza vomitevole, ma lo sweet tea, quello sì che è buono. Ok. Informo l’ambasciata italiana in Kathmandu del mio itinerario.
A presto.
PS. ho scoperto che non c’è un’ambasciata italiana in Nepal. Ho avvisato l’ambasciata in India. notte

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