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Compleanno col Dalai Lama

Compleanno col Dalai Lama

13 Novembre 2010

Sono a McLeod Ganj, un paesino vicino a Dharamshala, dove ha sede il governo tibetano in esilio. Sono arrivata stamattina alle 6.30 con un bus da Delhi.

Bus tipo quelli più vecchi dell’FTV, non so se sono ancora in circolazione, sedile non ribaltabile, e vicino a me un tipo di 150Kg, ovviamente. Strano come la mente ci faccia capire quello che ci fa più comodo. Io avevo capito che il tipo sarebbe sceso dopo 2 ore dalla partenza da Delhi, invece è sceso dopo 10 ore, a 2 ore dall’arrivo a Dharamshala.

Aria fredda entrava dalle fessure dei finestrini. Nonostante questo sono riuscita a dormire. Non benissimo ovviamente, però non sono particolarmente stanca. E il mio arrivo in questo paese non poteva essere migliore: un tipo mi ha offerto la colazione perché sono ospite ed è suo dovere, nella piazza dove è arrivato il bus c’è un Coffee Day, la catena di coffee shop dove fanno quel gelato affogato che mi sogno anche di notte (ma non so se qui riuscirò a gustarmelo perché fa piuttosto freddo, siamo a 1770m slm), albergo con doccia calda e dormitorio pulito dove un letto mi costa solo 1.5€ per notte.

Corsi di massaggi ayurvedici in albergo. Momo tibetani per strada. Un coffee shop con free wifi a 10 metri dall’albergo. E qui è dove mi son precipitata appena ho cambiato le scarpe.

Sono le 5am in Italia, possibile che non ci sia nessuno in skype?? Ma che mi ritrovo in Facebook? Un bellissimo video di auguri da parte della famiglia Piazza. La gente mi guardava e si chiedeva perché ridevo e piangevo. Grazie mille a tutti per gli auguri. Ho deciso che partirò ogni anno per il mio compleanno, se mi fate regali così belli.

Il Dalai Lama vive qui. Chissà se è in giro in questi giorni? Magari mi faccio fare gli auguri pure da lui… Ah no, ho controllato il suo website ed è in Giappone, per un summit di premi nobel per la pace. Vabbè, sarà per la prossima volta.

Delhi, una piacevole sorpresa.

Delhi, una piacevole sorpresa.

11 Novembre 2010

Non so perché tutti mi abbiano sconsigliato di venire a Delhi. Solo Manuel, il tipo di Perugia conosciuto a Darjeeling, mi aveva detto che ci dovevo venire perché è la capitale e sarebbe come andare in Italia e non andare a Roma (il che non ha molto senso, perché Roma è Roma, ci si va per la città, mica perché è la capitale, ma vabbè). Comunque a me piace Delhi. Molto.

C’è di tutto. Nella Old Delhi ci sono le solite stradine minuscole piene di pedoni, biciclette e rikshò a pedali, ristorantini, bancarelle, tossici, immondizie, cani (bruttissimi i cani in India, e son tutti ammalati). Orinatoi che si sentono a 10m di distanza.

Poi c’è la nuova Delhi, con grandi viali alberati da 6 corsie, bei parchi, coffee shop con musica jazz e carta igienica in bagno, strade pulitissime, ristoranti di tutte le nazionalità con prezzi astronomici, palazzi del governo ed edifici delle rappresentanze diplomatiche. 

E la gente non è peggio che in altri posti, anzi, a Varanasi e Agra era più insistente secondo me. Qui ti chiedono se hai bisogno di un rikshò ad ogni metro, ma non ti seguono per chiaccherare e dopo 5 minuti invitarti al negozio del fratello o dello “zio”.

La metro è bellissima. Anche lì super pulito (vietato sputare!!), aria condizionata. E c’è uno scompartimento riservato alle donne, il che è ottimo, visto l’abitudine a strusciarsi che hanno gli uomini qua. E poi siccome ci sono pochissime donne in giro, quello scompartimento è sempre più tranquillo degli altri.

Nella Old Delhi c’è la moschea più grande dell’India. Si chiama Jama Masjid. Può contenere fino a 25.000 persone. Ha diverse entrate, tramite cancelli numerati. Sembrano le entrate di uno stadio. Impressionante.

Ci son molti stranieri, un po’ perché è il porto di atterraggio in India per molti, un po’ perché ci son espatriati, diplomatici e sbandati. Già, per la prima volta ho incontrato stranieri che vivono in India e che hanno perso la loro anima da qualche parte. A Calcutta avevo incontrato quei due intellettuali, Tom e Shasha, qui ho visto tanti “fattoni”. Peccato.

Penso comunque che a Delhi mi piacerebbe vivere per un po’. Perché c’è tutto. L’India vera e un po’ di mondo occidentale, così che quando uno è stanco di lenticchie si può affogare in un frappè al cioccolato.

Peccato che ci sia rimasta solo due giorni e mezzo. Domani ho il bus per McLeod Ganj, un villaggio vicino a Dharamshala dove ha sede il governo tibetano in esilio. Sui monti, al freddo. Chissà se vedrò il Dalai Lama? Eccitata.

Ah, oggi ho fatto la prima cacchina solidina, ma ancora non mi fido a “fare aria” per strada.. 🙁 ..

delhi

Agra: Taj Mahal e altro

Agra: Taj Mahal e altro

9 Novembre 2010

Sonia mi ha scritto nell’email che aspetta di leggere il mio resoconto della visita al Taj Mahal. Boh. Non mi viene molto da dire.

La prima volta che l’ho visto, dal rikshò che mi portava dalla stazione all’albergo, mi si è fermato il cuore per un paio di secondi. Però raccontare dell’ora e mezza che ho passato intorno a sto palazzo fenomale mi viene difficile…

Beh, è immenso e imponente e bellissimo. Fatto tutto di marmo, con dei bei lavori e intarsi lungo tutte le pareti. Pietre semipreziose formano steli e petali. Emette un tale senso di frescura che vien voglia di abbracciarlo.

C’è una marea di gente, ad ogni ora. Io ero al botteghino alle 5.45, hanno aperto alle 6, ero tipo la 6° in fila, ma il portone l’hanno aperto solo alle 6.30 e per quell’ora già c’era una bella folla. Impossibile fare una foto senza qualcuno in mezzo.

taj mahal

Per gli stranieri l’entrata è di circa €13, per gli indiani €0.30. Perché non fanno qualcosa del genere anche in Italia?

Il venerdì è aperto solo per i musulmani che vanno a pregare. C’è una moschea all’interno dei muri, a sinistra del Taj.

Il Taj Mahal è stato costruito tra il 1631 e il 1653 dall’imperatore Shah Jahan come tomba per la seconda moglie, morta dando luce al loro 14° figlio. Bel pensiero, no? Certo se magari ci pensava prima di consumarla a forza di parti…

Altri siti di Agra: il forte e il Baby Taj

Ad Agra il sito più conosciuto è sicuramente il Taj Mahal, ma ci sono almeno altri due monumenti interessanti e che io ho visitato: il forte e il mausoleo Ttimad Ud Daulah (detto anche Baby Taj).

Il forte rosso è stato costruito in 95 anni, è una cittadella fortificata e Patrimonio Unesco dal 1983.

Una curiosità sul forte: in una delle torrette Shah Jahan, colui che costruì il Taj Mahal per la moglie, fu imprigionato per 8 anni fino alla morte nel 1666; da qui poteva però vedere il Taj Mahal, dov’era sepolta la moglie.

Itimad-Ud-Daulah è dove riposa Mizra Ghiyas Beg, un nobile persiano la cui figlia, Nur Jahan, sposò l’imperatore Jehangir e fece costruire questo mausoleo per ospitare il padre. Lo stile è simile a quello del mausoleo che sempre Nur Jahan fece costruire per il marito vicino a Lahore in Pakistan. Fu la prima struttura Moghul costruita completamente in marmo e la prima tomba costruita lungo il fiume Yamuna.

Nuovi amici ad Agra

La devo smettere di dire in giro in quale albergo sto. Anche stasera è venuto a cercarmi un ragazzino.

Abbiamo passato varie ore a parlare oggi, mi ha raccontato che sta con sta ragazza da due anni, che si amano ma ancora non l’hanno detto ai genitori perché sono di caste diverse e non approverebbero. Però si vogliono sposare; lui aspetta di finire l’università e trovare un lavoro e poi lo dirà ai suoi.

Mi ha chiesto consiglio perché lei non gliela vuole dare e mi chiedeva cosa può fare per farle cambiare idea. Niente caro, speta finché è pronta.

Probabilmente sperava che nel frattempo lo iniziassi io, ma ceste.

Uff.. è più una noia che altro. Una non se ne può neanche stare in pace in camera propria! Quindi basta spifferamento di info in giro. E dovrò cominciare a dire che sto viaggiando con la mia famiglia e che mi stanno aspettando in albergo per andare a cena o robe del genere.

Non so se ci riesco, non mi vien facile mentire, neanche se mi sforzo. Beh, con l’allenamento si può imparare dai.

Uomo fortunato all’ombra del Taj Mahal

Uomo fortunato all’ombra del Taj Mahal

Qualche altro aneddoto da Varanasi e Agra

Nov. 8, 2010

Sono in un coffee shop troppo figo. Aria condizionata, poltrone, finestrone e caffè per tutti i gusti. Io ho preso un gelatone con il caffè. Forse non fa tanto bene per la mia pancia ancora instabile (sono ancora a livello boassa) ma ne avevo proprio voglia, ogni tanto bisogna trattarsi bene! 

Sono ad Agra, la città del Taj Mahal. L’ho visto solo in lontananza, dal terrazzo del mio albergo, ma è bastato per farmi restare senza fiato! Che bello, erano tantissimi anni che sognavo di venire qui. Finalmente… Andrò a visitarlo domani, all’alba. Con quella luce dev’essere ancora più spettacolare.

Sono partita ieri sera da Varanasi. Ogni volta che lascio una città mi dispiace un sacco. A Varanasi gli ultimi due giorni sono stata con un paio di ragazzini che ho conosciuto lungo i Ghat. Mi hanno portato in giro per la città, a visitare il tempio nepalese con le scene Kamasutra intarsiate sul tetto, a prendere il lassi (yoghurt con ghiaccio) più buono del mondo (dopo quello di Janakpur) e poi volevano andare al cinema, ma siccome avrei dovuto pagare per tutti (€1 a persona) mi son scocciata e non ci sono andata.

varanasi ghat

La sera ho avuto un 10 minuti in cui non sapevo se mi dovevo preoccupare, mentre mi portavano in giro per il labirinto delle stradine di Varanasi. Eravamo in questi vicoletti minuscoli e bui, con poca gente, e non capivo dove stessimo andando (in cerca di un lassi, in teoria). C’era ancora  gente in giro, non eravamo soli, erano appena le 6 di sera, non ero completamente impanicata, pero’… A un certo punto mentre camminavamo mi hanno proposto di concedere loro “10 minuti di felicità”; mmm… beh, mi han fatto più ridere che paura, e quando ho detto che se solo provavano a fare qualcosa avrei tirato fuori il mio coltello e tagliato i loro piselli, si son spaventati davvero e hanno smesso subito. Mi è dispiaciuto un po’ perché uno di questi ragazzi, Pankach, 21 anni, ha un visino veramente carino, se fosse in Italia avrebbe un miliardo di ragazze, peccato sia ridotto a provarci con una che potrebbe essere sua madre.

Poco dopo mentre eravamo di nuovo lungo i Ghat, al sicuro in mezzo alla folla, un altro tipo mi ha chiesto se volevo un “Kamasutra Massage”. How do you do it? “with condoms” è stata la risposta. Prima massaggino, poi olii e poi kamasutra. Con profilattico. Beh, sembrava sapere di cosa stava parlando. Il tutto a €1.6. Ammetto che ci ho pensato per mezzo secondo…

Ho anche ritrovato Mowgli, che ieri pomeriggio mi ha portato a casa sua a conoscere la famiglia. Quando siamo arrivati la madre stava riposando sul letto che usano anche come divano sedia e tavolo, e si è alzata per far posto a noi. Non so perché siamo andati a conoscere la famiglia se poi ci hanno lasciati da soli in quella stanza. Che è la loro unica stanza. Forse voleva solo farmi vedere dove vive. 5 persone vivono in una stanza di 2 metri x 3 che funge da camera, cucina, salotto, lavanderia. In più hanno un terrazzo dove vanno a dormire perché dentro la stanza non ci stanno tutti (è più piccola della mia camera). Sono rimasta sorpresa perché Mowgli non mi sembrava così povero. Mentre eravamo in giro mi ha offerto vari lassi e la colazione e chai di qua e di là (wow, i Red Hot dalle casse!!), anche quando ero disposta ad offrire io.  Boh, il padre lavora e quindi un minimo di reddito ce l’hanno. Probabilmente non abbastanza per permettersi una casa più grande, ma sufficiente per godersi qualche lusso ogni tanto. Oppure lo “zio” da cui ho comprato gli olii gli ha dato una commissione talmente buona che mi voleva ripagare… È stato molto gentile comunque.

Ho scoperto che mi stanco incredibilmente a stare con la gente tutto il tempo. Per 3 giorni sono stata con Mowgli, con Mowgli Shakti e Pankach e poi un altro giorno con Mowgli solo di nuovo. Dopo qualche ora mi veniva sempre il mal di testa. Troppa tensione per il bisogno di “intrattenere”. Un po’ come quando ci sono i grandi pranzi di famiglia. A un certo punto io ho bisogno di un riposino perché non ce la faccio a parlare e ad ascoltare tutto il tempo. È tanto anormale? Sto proprio bene a viaggiare da sola.

Non tutti i  morti di Varanasi vengono bruciati lungo il Gange. Le donne incinte, i bambini, i lebbrosi e i morti per un morso di serpente vengono attaccati a una pietra e gettati in fiume. I bambini e le donne incinte perché son puri. I morsi da un serpente perché il serpente è sacro e non si può bruciare il suo veleno (o qualcosa del genere), i lebbrosi perché la lebbra è una punizione divina. Boh. Non mi ritorna molto come spiegazione, comunque questo mi ha detto Mowgli. Ogni tanto qualche corpo torna a galla. Lungo le strade che portano al Manikarnika Ghat, il Ghat principale per gli incenerimenti, si possono vedere processioni di uomini che portano il cadavere verso il fiume. Cantano qualcosa a uno dei loro dei mentre camminano. Solo uomini attendono alla cerimonia. La scusa è che le donne piangono troppo e disturbano. Oppure si buttano nel fuoco pure loro.

Ieri mattina mi sono svegliata alle 5 e ho preso una barchetta lungo il Gange. Bellissimo. Alle 5.30 era ancora buio ma già c’era gente che si lavava e pregava. Si lavano vestiti, gli uomini in mutande, donne completamente vestite, ma hanno ghat separati per maschi e femmine. In mezzo ai rifiuti e alle offerte. E con il fondo pieno di cadaveri solo qualche metro più in là. La sera prima come parte del Diwali la gente portava statue della dea Kali al fiume e le gettava dentro. Avevo visto a Calcutta il quartiere dove fabbricavano un sacco di statue di Kali in paglia e fango e pensavo fossero per i templi, invece ecco a cosa servono. Le famiglie pagano anche 100€ per una statua bella dipinta e adorna, la portano al fiume, la baciano dappertutto, le fanno fare un paio di giri intorno a sé stessa, buttano qualche offerta in fiume (frutta e verdura credo soprattutto, sacchetti di plastica inclusi; un uomo ha buttato una noce di cocco e 3 cucchiaini di acciaio … non sarebbe più utile un coltello per il cocco? Boh) e poi anche la statua. O direttamente vicino alla riva oppure noleggiano una barchetta, vanno in là 10 m e la buttano. Tutti contenti. Si fanno un sacco di foto per immortalare l’evento.

varanasi

Le donne musulmane ad Agra vanno in giro con il viso completamente coperto, senza neppure spazio per gli occhi. Vedono dove mettere i piedi dallo spiraglio sotto lo scialle che copre il viso. Prima mi son fermata a prendermi un lassi. Il tipo mi ha raccomandato di stare attenta agli uomini di Agra, che non sono tanto bravi. Mi ha raccontato che lui ha 34 anni (sembra mio padre), è sposato con due figli, di 7 e 10 anni. Quando torna a casa la sera dopo il lavoro i ragazzi sono già a letto. La moglie lo ama così tanto che vuole che i figli dormano in una stanza separata, così può averlo tutto per lei. Al ritorno la mogliettina gli serve la cena, poi chiude la porta a chiave, lo spoglia e lo tromba. Lei vorrebbe farlo tutte le sere, perché lo ama tanto. Ma lui non ce ‘a fa, così le ha chiesto di limitarsi ad ogni altra sera. “You’re a very lucky man” gli ho detto io. Dopo il secondo figlio la moglie gli ha fatto sapere che non ne voleva altri, così usano sempre il preservativo. Mi ha lasciato senza parole.  Mi ha consigliato di trovarmi un marito presto perché meditazione la mattina e scopata la sera sono gli ingredienti per una vita felice. L’ho ringraziato per le perle di saggezza e con la promessa che stanotte ripenserò a quel che mi ha detto, ho preso commiato. Mentre mi parlava mi chiedevo cosa ci fosse di strano in lui. Sarà un po’ ritardato? O pensa che in occidente si parli delle proprie relazioni sessuali liberamente con estranei? O è uno di quegli sfigati che impongono alle mogli prestazioni settimanali e poi fa finta che sia lei a volere per sentirsi importante? O voleva semplicemente divertirsi alle mie spalle? Mi sa che non lo saprò mai. Beh, very lucky man in ogni caso.

BABA e il Diwali

BABA e il Diwali

Novembre 5, 2010

A quanto pare veramente basta chiedere e ci verrà dato. Mentre tornavo verso il centro, camminando lungo i Ghat, lungo il Gange, mi ha fermato uno di quei tipi curiosi di cui parlavo. Beh, non uno di quei super gnocchi che mi hanno fatto voltare ieri, ma comunque piacevole. Un “Holy Man” si è definito. Si chiama Baba. Ha 25 anni e da qualche anno ha deciso di mollare famiglia e lavoro e dedicarsi solo a meditazione, yoga e reiki. La sua mente è “quasi” libera, dice. Cammina in giro per l’India e a volte si ritira sulle montagne. A meditare immagino. Mangerà cavallette? Boh. Anzi, mi sa niente carne per lui. A Varanasi dorme lungo il Gange, che di notte e’ calmo, non emette la sua usuale energia, dice. 

Varanasi Ghat

E ha iniziato anche lui con le sue dissertazioni … non so quale fosse lo scopo. Non abbordarmi, perché come provato precedentemente sti santi uomini sono immuni al fascino femminile. Proselitismo? Boh, forse. Mi ha mostrato un disegno che ha fatto. Mi ha chiesto se mi piaceva. No, non proprio. Ma non mi ha chiesto di comprarlo. Era solo uno schizzo in realtà. L’impressione è che sì, volesse solo rendermi partecipe della sua esistenza e magari illuminare la mia in qualche modo. Mi ha detto che sentiva che sono felice (non molto in sto momento, l’ho contraddetto, con il bisogno che ho di andare in bagno!) e che ho un buon cuore. Anche questo è un ritornello frequente. La prima volta ci ho quasi creduto. Sarebbe bello se qualcuno veramente potesse dire che hai un buon cuore che tu non senti di avere! Mi sa che semplicemente sperano che uno apra il portafoglio, oltre al proprio cuore. O forse sono io troppo diffidente?

Mi ha spiegato delle 5 dita che sono nella stessa mano ma non sono una uguale all’altra (e così gli uomini) e del sangue che è rosso dentro di lui ed è rosso dentro di me (??); del potere che sta nel cuore, non nella testa. E ogni volta “Understand? Understand?”. Che c’è da understand che non capisco? Che gli uomini non sono tutti uguali è una scoperta? Boh. Poi mi ha spiegato che morire ed essere cremati a Varanasi è una fortuna perché l’anima se ne va direttamente in paradiso, senza bisogno di reincarnarsi. Anche Mowgli mi aveva detto questo, o almeno mi sembrava di aver capito così. Ok, stessa info da due diverse fonti, posso quasi crederci.

varanasi

Sarei anche rimasta ad ascoltarlo un po’ più a lungo ma non so se per il mio stomaco che ancora non è al 100% (la mia pupù ha raggiunto uno stato di semi-liquidità, assomiglia a una “boassa” per capirci), o per la pasta al tonno e maionese che ho mangiato per cena (non che la volessi io la maionese, non sono una gran fan), mi era venuta tipo tachicardia e avevo un gran bisogno di andare in bagno e stendermi un po’. Mi ha detto di ripensare alle sue parole durante il mio sonno (?) e mi ha dato appuntamento per domani alle 5. Di mattina!! Te pare? Con sti fuochi d’artificio non riuscirò a dormire prima di mezzanotte (come ieri) e io ho bisogno delle mie 8 ore!!

Quando sono tornata all’albergo ho trovato un messaggio per me. Per me? Ma se non conosco nessuno! Com’è possibile? Il messaggio legge “Hi I came for meet you call me … . you take picture from me and two sado. All the best”. Beh, era l’iraniano di cui ho preso una foto due giorni fa lungo il Gange, quello con i due santoni. O “sado” è un’abbreviazione di sadomaso? Boh. Comunque, evidentemente durante i due minuti di conversazione che abbiamo avuto devo avergli rivelato che sono italiana e che sto al Yogi Lodge (big mistake!), e questo gli è bastato per rintracciarmi. A mo’ di saluto gli avevo detto che li avrei rivisti lungo i Ghat, visto che sembrano star lì tutto il giorno, e lui deve averlo preso come una promessa, così quando ieri non mi ha visto arrivare, ha pensato bene di venire lui a cercarmi. Oh gosh. Vabbè. Magari domani vado a vedere se lo trovo.

Allora ho visto cosa fanno per sto Diwali. Mentre tornavo lungo il fiume c’era qualche fuocherello qua e là, candeline lungo la riva e lucette negli edifici (tipo Natale da noi, però solo per una notte). La gente si ritrova, in famiglia soprattutto sembra, e passano del bel tempo insieme. Sarebbe anche piacevole, se sti petardi non mi facessero paura oltre che fastidio. Ora sono appena scesa dal tetto-terrazzo del mio albergo. Di solito è chiuso, per due motivi. 1. Qui vicino c’è un “Golden Temple” di cui non si possono prendere foto per ragioni di sicurezza 2. Capita che ogni tanto qualche turista drogato e ubriaco si butti dal tetto. Per l’occasione il manager ha fatto un’eccezione. È un gran casino là fuori. Fuochi d’artificio e petardi e candele varie. Un po’ come da noi per Capodanno, ma qui va avanti per delle ore e partono da ogni casa! Spero non per tutta la notte… C’era un tizio che ha fatto una specie di danza con i suoi bastoncini scoppiettanti in mano. Bello vedere le famiglie sui terrazzi dei loro tetti che lanciano tutti sti fuochi e i bambini che saltano intorno tutti contenti. Spero non si faccia male nessuno (anche se devo ammettere che ho avuto brutti pensieri ieri su un ragazzino che continuava a sparare petardi rumorosissimi a 10 metri dal tavolino a cui ero seduta). Bellissima la vista dei tetti (è da quando ho vissuto in quell’appartamento in Via Marsala a Bologna che sono affascinata dai tetti), ma io non riuscivo a sentirmi a mio agio là sopra. Un po’ per la paura che mi arrivasse un fuoco in testa, e un po’ perché è al terzo piano e mi sembrava di essere altissima. E non so perché, quando sono più alta di due piani sembra che il vuoto mi attiri a sé, “Vieni Katty, salta da questa parte del muretto, ti prendo io!”. Ma è questa voce che chiamano vertigine? Invidiavo gli altri ragazzi (ehm.. “altri” perché anch’io ovviamente, sono ancora una “ragazza” nonostante sia il mio 33° compleanno fra pochi giorni… beh, ora che ci penso anche i miei genitori ancora chiamano i loro coetani “tosi”, e ogni volta io resto lì, un po’ titubante, ma mi sa che è normale -e giustissimo!!- considerarsi giovani sempre e beh, in effetti finché c’è in vita qualcuno più vecchio di te, si è giovani, perlomeno rispetto a qualcun altro, giusto? son sicura che molti di voi saranno d’accordo almeno su sto punto..) insomma, invidiavo sti giovani con i gomiti appoggiati al muretto. Io ero ad almeno un metro di distanza, vicino a un muro solido possibilmente.

Doccia e poi provo a mettermi a letto. E oggi ho preso le ultime pastiglie per il cagotto. Da domani il mio organismo si dovrà arrangiare. Vediamo come reagisce. Vi terrò aggiornati, so che attenderete con impazienza informazioni sulle mie avventure secretive!

Mowgli

Mowgli

Novembre 5, 2010

Sono esausta. E’ dalle 10 di stamattina che sono con sto ragazzo, Mowgli o come si scrive, come il ragazzino de “Il libro dell giungla” (che mi è venuta voglia di rileggere, da quando sono qua; mi è anche venuta voglia di leggere “Alice nel paese delle meraviglie”, non so che c’entri). L’ho conosciuto ieri sera, ed ha cominciato a parlarmi degli oli che sta studiando con suo zio, Aroma-Terapia, così mi ha convinto a seguirlo al negozio dello zio stamattina. Sapevo che non sarei dovuta andare perché non sarei riuscita a non comprare, e sto olio mi è costato un po’ caro. Ma la mia amica Giorgia, che sta studiando aroma therapy pure lei, dice che i veri oli son comunque costosi. Non come gli oli che si comprano nei negozi in giro per strada (tipo Body Shop). Non so quanto possa essere il loro valore comunque. Beh, in ogni caso, ho comprato sto olio che in teoria aiuta contro l’insonnia, per il mio papy, e se funziona son contenta. Così la smette di lamentarsi che non penso mai a lui! Ci credo pure io in queste cose dei profumi e oli, perché come un odore ci può far venire mal di testa, penso che ci possa anche far passare questo o altri dolori, no?

Beh, poi Mowgli mi ha accompagnato all’università, son state un paio d’ore di cammino, e nonostante parlasse di cose abbastanza interessanti (la sua religione, yoga, ayurveda, tessuti), come ormai è chiaro io mi stanco ad ascoltare qualcuno per tanto tempo e mi è venuto un gran sonno. Così l’ho mollato qualche minuto fa e son tornata in questo baretto-negozio con internet. Ah… Un bel bicchiere di acqua fredda e limone. Mi ci voleva. Ho mangiato anche una torta alle carote prima, con Mowgli. L’ho portato qui per un caffè e tè. Buona. Mi è venuta voglia di cucinare a stare in giro. Ho voglia di fare una torta e ho un sacco di voglia di un piatto di pasta con pomodoro e mozzarella come me la faccio io!

A walk in Varanasi

Ieri sera ero tutta emozionata all’idea di avere una pizza per cena. Alla fine ovviamente si è rivelata una delusione. Prometteva bene, perché era cotta nel forno a legna, ma era tipo pizza in scatola che si trova nei nostri supermercati, e della peggiore qualità. La promuovono come “vera” italian pizza perché è fina e crispy, ma la pizza che ho mangiato a Napoli era piuttosto piccola e grossa, come piace a me, morbida morbida, quindi non so perché la pizza italiana debba essere fina. Forse per distinguerla dalla pizza americana, che è un pezzo di pane spesso un centimetro con della roba sopra. Boh.

Comunque eccomi qua. In questo posto che oltre a fare uno dei caffè più buoni dell’India, vendono sciarpe e copricuscini e vestiti e copritavola e un sacco di roba meravigliosa che non resisto. Devo fare un altro pacchetto da mandare a casa, nonostante i miei buoni propositi.

Mentre scrivevo su skype con Enrico che sempre mi mette in guardia sulle brutte compagnie che devo evitare in India (= se me metto con un indiano el me copa!) mi son venuti in mente sti tipi stra fighi che si incontrano per strada ma soprattutto lungo il Gange qua a Varanasi. Non so se siano tipo santoni o sacerdoti o asceti o che. Vanno in giro con le loro lenzuola bianche o gialle o arancioni intorno alla vita, capelli di solito lunghi (ma puliti, in molti casi), tanto selvaggi, petto muscoloso bello in mostra… insomma, come piacciono a me. Ieri mi son addirittura girata a guardare due perché non ci potevo credere! e loro niente! sono gli unici uomini in India indifferenti alle donne. Peccato. Però mi piacerebbe parlare con uno di loro un giorno. Son tipo i 3 uomini in una delle mie foto, quelli seduti sugli scalini, di cui uno è iraniano. Ecco, tipo quelli lì, però giovani e belli.

Varanasi

Oggi è Diwali, una grande festività in India. Hanno anche pulito le strade dalle cacche delle mucche e l’immondizia per l’occasione, così la gente può andare in giro scalza. Dovrebbe essere il festival delle luci (con tutte le case illuminate), se non ho capito male. O forse quello delle luci è fra qualche altro giorno. Il problema qui è  che nessuno sa niente con certezza. Tipo mentre stavo in Nepal, c’era sto grande festival di 10 giorni e tutti quelli con cui parlavo mi davano date diverse … boh. Beh, curiosa di vedere come sarà stasera; l’unica rottura sono i petardi che sparano in continuazione. Non bastavano i clacson delle macchine e delle moto (che in Europa sarebbero vietati, son troppo alti!).

Quando cammini per strada qui devi stare attento a mille cose, perché in India l’unica legge valida è quella della giungla, il più forte vince, così il povero pedone deve star attento a tutto: codate di mucca in faccia, biciclette, rikshò, moto, macchine, scimmie che ti pisciano in testa dai tetti… Vabbè dai, per fortuna c’ho tanta pazienza…

Chissà se mia mamma ha imparato ad aprirsi il blog da sola nel frattempo…