Get a site
Corte di Casale

Corte di Casale

Cena a

Corte di Casale

Vicenza

Mercoledì di agosto a cena alla Corte di Casale.

La Corte di Casale non è un ristorante aperto tutti i giorni; è una vecchia villa aperta solo per eventi, cene aziendali, matrimoni. A volte però organizzano delle cene di degustazione, per far provare la propria cucina a futuri sposi o interessati.

Una delle cucine migliori della zona, a mio parere.

La location

Un’antica dimora del 1800, alcuni dettagli rustici antichi, un bel parco, tanta natura intorno.

I dettagli

Mozzarella affumicata e taralli

Gli antipasti

Prosciutto e melone

Sopressa e fichi. Ma quanto buoni sono i fichi a tavola???

I primi piatti

Risotto al Barolo, mele di Belfiore, speck croccante.

Mai mangiato risotto più buono.

 

Fagottino ai carciofi e code di gamberoni su lettino di valeriana.

I secondi 

Tagliata di vitello ai frutti di bosco con verdure di stagione.

Io a questo punto ero già bella sazia, ma era talmente buono che ho fatto anche il bis (di una fettina sola però).

Vino sempre di ottima qualità.

I dolci

Sorbetto al mojito e spugna (sponge cake?) con creme.

Seguite la loro pagina facebook per sapere quando sarà la prossima cena 🙂

It’s Going to be Perfect!

vieni con me!

Georgia Diary

Georgia Diary

Diario

georgia

A zonzo in Georgia

il viaggio

Io e Luca siamo stati in Georgia nel giugno del 2017.

Mi ha instillato la voglia di visitare Georgia e Armenia il gestore di un ostello a Gjrokaster, in Albania, un ragazzo olandese. Mi ha detto che sono i due paesi che più gli sono piaciuti tra tutti quelli visitati (e lui ha girato parecchio), ma ha deciso di aprire un ostello in Albania perché ci vede più potenzialità (e mi sa che l’ha proprio indovinato, visto come sta aumentando il turismo in Albania).

Quindi, un anno dopo essere stata in Albania eccomi in Georgia.

Tbilisi, la capitale, è stata la prima tappa. Sono stata subito cattura dall’aspetto decadente della old town (città vecchia).

Siamo stati un bel po’ di giorni a Tbilisi, non me ne volevo più andare, si stava troppo bene. Città affascinante, cibo delizioso, guesthouse molto accogliente.

La guesthouse!

Alcune foto della nostra guesthouse, Skadaveli, che dal fuori sembra stia per cadere, invece dentro è tutta rinnovata. Nel centro storico di Tbilisi. Talmente accogliente che sogno di tornare a Tbilisi per stare lì un mese.

Colazione non inclusa, ma c’è una botteghetta poco distante che vende pane fresco, e poi uova, pomodoro e formaggio. Boh, io adoro.

C’è un mercatino dell’antiquariato con molti cimeli russi e ortodossi che mi è piaciuto molto. Un po’ un museo all’aperto.

 

Per un paio di giorni abbiamo camminato in giro per la città vecchia, mercatini, castello, i bagni turchi…

 

Davit Gareja

Il trasporto pubblico è ben sviluppato in Georgia, e andare da un paese all’altro è abbastanza facile. Ma non per Davit Gareja, un monastero in una zona semi-desertica a circa due ore Tbilisi, ai confini con l’Azerbaijan. Abbiamo preso un minibus turistico che in poco più di due ore ci ha portato là. Il bus parte ogni giorno alle 11, e si arriva lì che fa un caldo pazzesco. Visita del monastero e giretto di un paio d’ore dietro il monte dove ci sono le cave con affreschi che formano un altro monastero. Tutto molto interessante. Bel panorama.

 

Oasi Club

Al ritorno ci siamo fermati in un ostello-campeggio per merenda/pranzo/caffè. Un posto pazzesco, fuori dal mondo, con maialini al pascolo, cavalli, amache, buon cibo, tanti libri. Un posto da tornarci e restarci qualche giorno, anche se dormire e mangiare sempre lì costa un po’ di più di quel che spenderei in città.

Oltre a Davit Gareja, abbiamo fatto un’altra gita di una giornata mentre eravamo a Tbilisi.

Mtskheta

La capitale spirituale della Georgia, Mtskheta non è molto distante da Tbilisi, e può essere raggiunta tramite Marshrutky, i bus georgiani.

Una mattina sul prestino siamo partiti per l’Armenia, di cui parlerò in un’altra pagina…

Qui sotto continua il viaggio in Georgia.

Akhaltsikhe & Vardzia

Siamo tornati a Tbilisi su un minibus dall’Armenia. Dopo una breve attesa siamo saliti su un altro bus per Akhaltsikhe. Lungo il tragitto siamo passati per Borjomi, un posticino tranquillo di villeggiatura con acque termali, circondato dalla natura. Con più tempo sarebbe stato bello fermarsi un po’ anche lì. Viaggiando così zaino in spalla è piacevole ogni tanto fermarsi a riposare in qualche posto tranquillo.

Ad Akhaltsikhe c’è un castello che è stato ricostruito, molto carino ma sembra finto, ma in realtà il paese è famoso perché è il punto di partenza per visitare Vardzia, un villaggio fatto di grotte. Nata come un monastero, Vardzia si è sviluppata in una piccola città che ospitava fino a 2000 monaci. Un posto molto particolare, da vedere.

Peccato che con i mezzi pubblici gli orari siano limitati, avrei voluto essere lì per il tramonto, ma non volevo pagare un taxi per fare i 60 km di ritorno verso Akhaltsikhe.

La città di Akhaltsikhe

Molto carina e piacevole. Guesthouse nuova di zecca, super pulita e molto accogliente.

In generale devo dire che le guesthouse sono molto belle in Georgia.

Vardzia

Vardzia. Caldo caldo caldo. Meglio portarsi tanta acqua da casa, perché non c’è nessun villaggio lì vicino, c’è un baretto con un bel terrazzo ombreggiato e ventilato, ma per visitare il villaggio ci vogliono un paio d’ore e non si trova acqua sul monte.

Il Nord

Dopo Vardzia e Akhaltsikhe siamo ripartiti per il nord.

Non abbiamo prenotato nessun posto dove dormire perché non sapevamo bene dove saremmo arrivati.

Il primo minibus ci ha portati a Kutaisi. Volevo quasi fermarmi qui per visitare, ma faceva caldissimo e mi si è presentata come una città gigante, dove sarebbe stato difficile trovare da dormire.

Allora abbiamo preso subito un altro bus verso Zugdidi. C’era anche l’opzione Batumi, una località turistica sul Mar Nero, ma per questo viaggio abbiamo saltato. Abbiamo preferito concentrarci su altre zone della Georgia.

Mi è apparso un paese un po’ anonimo questo Zugdidi. L’aspetto interessante è che è l’ultimo posto prima del confine con l’Abkhazia, e ha raccolto molti rifugiati da quest’area del mondo negli ultimi decenni.

Bello il museo/palazzo con il suo parco.

Per molti è il punto di partenza per Mestia e i monti dello Svaneti.

Metto solo una piccola anteprima di Svaneti qui, perché voglio dedicarci un post intero. E’ stata l’esperienza più bella di tutto il viaggio.

Mestia, Ushguli e Svaneti

Svanezia (Svaneti) fa parte della catena del Caucaso ed è la regione abitata più alta d’Europa.

Da Mestia siamo partiti per tre giorni di trekking fino a Ushguli, tre giorni immersi nella natura, tra prati fioriti, ghiacciai e antichi villaggi con le tradizionali torri medievali.

E’ stato un po’ triste lasciare il paradiso che è lo Svaneti (o la Svanezia), ma il viaggio doveva continuare.

C’era un minivan diretto per Tbilisi da Mestia, ne abbiamo approfittato. E’ stato un viaggio lunghetto, siamo arrivati a Tbilisi verso le 7 di sera.

Lo Skadaveli non aveva stanze libere, così abbiamo deciso di prendere una stanza nella città nuova di Tbilisi questa volta.

Molto carino anche lì.

Davit Aghmashenebeli Avenue è una via pedonale tutta ricostruita, con deliziose casette color pastello, ristorantini e bar. Molto turistico, ma anche carino.

Tbilisi città nuova

Kazbegi

Il giorno dopo siamo partiti presto per Kazbegi, circa tre ore di marhrutky. 

E’ una località di montagna (a pochi chilometri dalla Russia), famosa per la chiesa su una cima che guarda la città.

La chiesa Tsminda Sameba (tutti facili i nomi in Georgia) è facilmente raggiungibile tramite un sentiero ripido ma breve.

Anche qui purtroppo non potevamo fermarci a lungo, ci sarebbero stati dei bei percorsi da fare a piedi.

Ma il giorno dopo siamo ripartiti.

Marshrutky per Tbilisi (praticamente bisogna sempre passare per la capitale per spostarsi in Georgia) e poi un altro per Sighnaghi.

Kakheti

Sighnaghi

Kakheti è la principale regione di produzione del vino della Georgia.

Siamo stati un paio di notti a Sighnaghi, un paesetto super carino, e abbiamo dormito in una guesthouse che guardava la valle.

Sulla via per Telavi

Da Sighnaghi abbiamo accettato un tour organizzato dalla guesthouse verso Telavi. Così lungo la strada ci siamo fermati a vedere un monastero, un’azienda vinicola un po’ museo, dove ci sono gli otri tradizionali per la produzione del vino, e la casa-museo del principe Alexander Chavchavadze.

Telavi

Telavi per noi è stata una cittadina forse troppo moderna, con qualche sparuto squarcio caratteristico, ma molto ospitale.

Prima abbiamo incontrato un tizio su una panchina che ci ha invitati a bere a casa sua e a mangiare degli stuzzichini (probabilmente non ho un gran ricordo di Telavi perché abbiamo passato tutto il pomeriggio dal nostro nuovo amico, non abbiamo visitato molto).

Poi a cena abbiamo accettato di mangiare presso la guesthouse. Mamma mia quanta roba!!!! E tutto super buonissimo. Un’altra conferma della bontà della cucina georgiana.

Ultimi giorni a Tbilisi

Eccoci alla fine. Ultimi giorni a Tbilisi prima di tornare in Italia.

Abbiamo fatto altri giretti per la città vecchia, sempre affascinante, siamo tornati anche nella zona nuova a fare un po’ di foto la sera, e un po’ a malincuore siamo tornati a casa.

GEORGIA SUL TAVOLO

Piccolo recap dei deliziosi piatti Georgiani.

It’s Going to be Awesome!

vieni con me!

Camminata tra Marana e Montefalcone

Camminata tra Marana e Montefalcone

Camminata tra

Marana e Montefalcone

tra nuvole e natura

Domenica scorsa sono stata a camminare con mio fratello sulle montagne dietro casa.

Volevamo salire a Cima Marana come facciamo più volte l’anno, ma anziché fare uno dei due sentieri più conosciuti, quelli che partono dalla Contrada Gebbani (o Castagna) e salgono direttamente il monte, abbiamo deciso di prendere il sentiero 203, che dai Gebbani va verso Malga le Casoline e poi si collega alla strada che dalla Piatta va verso Montefalcone.

Il sentiero 203

Prendendo il sentiero che parte tra i Gebbani e i Castagna per salire diretto verso Cima Marana (quello che noi chiamiamo “del coston”), poche centinaia di metri dopo la partenza si trova un bivio che porta a sinistra verso la cima, a destra verso Malga Casoline, che è il sentiero 203.

Qui eravamo vicini alla Malga Casoline, a circa un’ora dalla partenza.

Il 203 è più lungo e faticoso rispetto a quello che va a Marana da sinistra dei Gebbani, ma è quasi interamente all’ombra e attraversa un bosco bellissimo.

Passo della Porta

Dopo circa due ore di cammino (considerate che non sono affatto allenata) siamo arrivati a Passo della Porta, sulla strada sterrata che collega Campodavanti a Montefalcone.

Anziché proseguire sulla strada per andare verso Montefalcone, siamo saliti sul crinale e abbiamo seguito il sentiero delle creste. 

Solo che dall’altro lato della montagna c’era un gran nebbione e non si vedeva niente.

La vista da lassù è spettacolare.

Lo so perché ho fatto lo stesso sentiero un anno fa, in una bella giornata di sole. 

E allora vi ripropongo le foto dell’anno scorso, per darvi un’idea.

Le creste un anno fa

Si vede Cima Carega con il Rifugio Fraccaroli da lassù, se non c’è la nebbia.

Verso Montefalcone

Ci sarà stata anche la nebbia, ma io ho trovato comunque delle cose meravigliose da fotografare.

Finalmente il Rifugio Montefalcone

Ci è voluta mezz’ora abbondante per arrivare al rifugio dal Passo della Porta, un po’ perché cominciavo ad essere stanca e le salitine mi spezzavano, un po’ perché impegnata a fare foto.

Pranzo al Rifugio Montefalcone con minestrone e strudel ai frutti di bosco 🙂

Verso Cima Marana

Dopo un breve riposino siamo ripartiti per Cima Marana. Sempre paesaggi e natura bellissimi, nonostante la nebbia. Che però si è diradata verso Cima Marana.

ma queste radici?

Cima Marana è una delle vette più meridionali delle Dolomiti, e una tra le più basse.

1554m slm e una vista spaziale sulle valli del Chiampo e dell’Agno, e un abbozzo di Lago di Garda e Laguna di Venezia nei giorni limpidi.

Peccato ci sia sempre qualche furbo che lascia rifiuti in montagna.

Ho raccolto 5 mozziconi di sigaretta, solo intorno alla croce di Cima Marana.

La discesa verso i Gebbani è stata un po’ impegnativa, la stanchezza si faceva sentire sempre più e anche il male alle ginocchia.

ma quanto mi piace questo percorso!

It’s Going to be Perfect!

vieni con me!

Laita, la contrada del gusto

Laita, la contrada del gusto

Bruschetta alla

Laita

La contrada del gusto

Recentemente sono stata a cena alla Laita, la contrada del gusto, uno dei posti più carini della mia zona, la Valle del Chiampo. 

E’ una vecchia contrada sistemata e convertita in un elegante ristorante, bruschetteria e gelateria.

Ho fatto talmente tante foto quella sera che ho pensato di dedicarle un intero post. 

La location

Queste vecchie case in sasso sono una delle più belle eredità che abbiamo. 

Immersi nella natura dell’Alta Valle del Chiampo.

Con stile.

Il letto dei nonni 

I dettagli

Aperitivo con gnocco fritto e pancetta.

Sciroppo di sambuca, durello e limone. 

Il cibo

Bruschetta caciotta di Burlino, cubi di trota affumicata, saor, mela, spinacino fresco.

Pane: ciabatta integrale con farina di segale.

Coppa gelato (si potrebbe cenare anche solo con questo).

Il gelato della Laita è stato votato 7° miglior gelato d’Italia!

Il gelato alla Laita merita una sezione a sé perché è un’esperienza unica.

Soprattutto l’affogato.

e quando si fa notte…

E’ l’attenzione per i dettagli che rende questo posto così speciale, dagli ingredienti dei piatti proposti al più piccolo fiorellino.

definitely recommended…

It’s Going to be Perfect!

vieni con me!

Un lassi per ricordare

Un lassi per ricordare

 A volte quando sono a casa mi faccio un lassi. E’ una bibita deliziosa a base di yogurt e frutta che ho scoperto e adorato e di cui ho abusato in India.

Me lo preparo perché, come molti indiani mi ricordavano mentre ero là, è “24 hour power”. Se ti senti un po’ debole ti tira immediatamente su. In realtà a volte sembrava avere una sfumatura sessuale, come se mi volessero dire “ecco, ora puoi fare sesso finché vuoi, per 24 ore almeno”. Qualunque fosse la loro intenzione, ogni volta il lassi mi riporta al viaggio incredibile che ho fatto in quel paese colorato.

In realtà ho bevuto il primo lassi in Nepal, a Janakpur, che essendo una città di frontiera ha molte similarità con l’India. Il lassi era delizioso, guarnito con granella di pistacchio. Me lo ricordo ancora bene. Ero stata attirata da un gruppetto di persone attorno a un uomo che serviva una bibita giallognola in alti bicchieri di vetro. In quel momento non sapevo che sarebbe stato il primo di una lunga serie di lassi.

Ho bevuto lassi praticamente ovunque, ma alcuni mi sono rimasti particolarmente impressi. Uno dei lassi più buoni è stato a Varanasi, in un posto “famoso” (di cui ne parla anche la Lonely Planet), un po’ difficile da trovare come qualsiasi cosa nel labirinto che è Varanasi. Ma se cammini per la città sicuramente ci capiti, prima o dopo. Ora che scrivo “famoso” mi viene un po’ da ridere, perché uno che non è mai stato in India magari si immagina un posto un po’ posh, tipo una gelateria occidentale, invece era una botteghetta al piano terra, lungo la strada, con un ragazzo seduto per terra che pestava e mescolava il lassi dentro a dei contenitori di latta. “Blue Lassi Shop” si chiamava (ho salvato la foto col nome del “negozio”). Non mi ricordo se qui il lassi c’era sia semplice o alla banana, o solo alla banana. Comunque io l’ho sempre preso alla banana, the best.

Un altro lassi delizioso era a Jaipur (o Jodhpur? non mi ricordo più). Questo era più simile a una gelateria all’occidentale, molto spartana, con dei posti a sedere in cui ti potevi godere il tuo fresco lassi. E c’era anche una bella varietà di frutta tra cui scegliere. Faceva molto caldo in Rajasthan, e il lassi ha salvato vite (la mia più di una volta insomma).

Un lassi mi ha fatto star male. Ero a Calcutta e ne ho comprato uno lungo la strada (come quasi sempre del resto). Mi ero scordata di chiedere di averlo senza ghiaccio. Il ghiaccio in India è fatto normalmente con l’acqua del rubinetto (o delle fontanelle lungo la strada) e io lo sapevo bene che assolutamente non si deve bere l’acqua del rubinetto in India. Ma un po’ perché non volevo essere scortese, un po’ perché ero stata un mese in Nepal senza mai stare male (ed ero convinta di aver fatto gli anticorpi ormai), ho deciso di berlo comunque. Pessima decisione. Sono stata a letto per una settimana con diarrea e vomito. Ma questo sfortunato evento non intacca minimamente il ricordo prezioso che ho di Calcutta.

Poiché ho condiviso molti momenti a base di lassi con altre persone, il lassi mi ricorda anche le persone dell’India. Sono molto curiose e amano parlare agli stranieri e sentire le loro storie; per questa ragione a volte sono un po’ pesanti, ti tampinano con le loro domande, spesso sempre le stesse, e non ti mollano se non dopo qualche risposta sgarbata; ma per lo stesso motivo sono molto ospitali, ti invitano a casa loro e ai loro matrimoni. E così è come si dovrebbe affrontare il lassi e l’India: con cuore e mente aperti, e sarai premiato con l’esperienza più intensa che tu possa mai vivere.

 

01 02 03 04 05 06 07 08