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27 Ottobre 2010

Stasera ero a cenare al solito ristorantino in strada ed è arrivato Tom, come ieri sera. Parla tanto lui (e a me le persone che parlano troppo fanno venire sonno), però dice delle cose interessanti, così lo ascolto volentieri. Ogni tanto mi perdo, soprattutto quando si dilunga su storie di dei, ma quando ha menzionato white and black magic (si può far star male una persona che ci sta sulle palle o addirittura farla morire per soli € 35!!), che vengono praticati in questa zona, ha attirato la mia attenzione. Abbiamo cominciato a parlare dei ragazzi di strada, dice che molti vengono da Biha, una regione molto povera nel nord dell’India.

Mitun

Mitun per esempio, un ragazzino di 8 anni che lavora alla baracca dove faccio colazione, viene da un villaggio in quella zona. Ha due fratelli e tre sorelle, i suoi genitori non erano in grado di mantenerlo.  I due ragazzi che gestiscono la baracca vengono dallo stesso villaggio, così gli hanno offerto il posto. Lavora dalle 8 di mattina alle 10 di sera, distribuisce chai e colazioni alle persone sedute sulle panchine come me, passa a chiedere chi vuole il bis o tris o quad. Guadagna IR 600 al mese, equivalenti a 9.50 euro circa, più vitto e alloggio (sul pavimento, in una stanza minuscola che divide con i due gestori, ma sempre meglio che in strada). Non è molto, però almeno c’ha da mangiare e di quel che guadagna riesce a risparmiare quasi tutto e a mandare a casa. E soprattutto non pesa sulla famiglia, anzi, li aiuta. Peccato solo che non sappia neanche scrivere il suo nome. Dovrebbe avere il diritto di imparare almeno le basi di bengali e matematica, anche solo per controllare che gli paghino i giusti soldi! Però piuttosto che morire di fame…

Masul

Masul pure viene da quella regione. Ha 25 anni credo o forse 21. Anche lui venuto nella grande città perché la sua famiglia è troppo povera. “Lavora” per una ong che distribuisce medicine a dei tossici vicino al New Market. Fa da interprete. In cambio di qualche ora di lavoro gli danno un pasto. L’ho visto stamattina, dormire sul marciapiede vicino al mio albergo. È un tipo scaltro, si fa capire in inglese (anche se con fatica in realtà) e sa raccontare storie (sui valori della vita e le tante fidanzate che ha avuto… ). Analfabeta pure lui. Dice che fa delle cose di cui non è fiero. Per esempio i suoi genitori non sono contenti del lavoro che fa (forse perché non guadagna? Non ho capito molto bene sta parte) e non ha tempo per pregare. Però fa anche atti buoni dice. Per esempio un giorno ha incontrato per strada una vecchietta che piangeva disperata perché non aveva da mangiare e lui aveva R20 in tasca (0.30€) e gliele ha date. Perché dice che quel che dai, buono o cattivo, ti torna indietro. Buddisti e hindu hanno questa teoria. Che pure io un po’ condivido. O almeno ci spero. È l’unica consolazione quando penso alla mia ex coinquilina che non mi ha ridato £200…

kolkata

Dip

Dip ha pure 20 anni circa. La sua famiglia è originaria di una zona vicino a Kolkata. Lavora in un baracchino dove prendo sempre il succo di limone e frappè di banana con le mie cene e colazioni. Guadagna anche lui una miseria e dorme sul bancone del negozio, che sta fuori di notte. Però almeno ha da mangiare. E sa scrivere il suo nome in Inglese e in Bengali.

Tanta altra gente non so. Ho come la sensazione che alcuni scelgano di vivere in strada perché è facile. Tanto non fa troppo freddo, si possono lavare ai rubinetti pubblici, e con le elemosine che raccolgono riescono anche ad aprirsi un conto in banca, senza fare tanta fatica, senza bisogno di lavorare. Mi dispiace però quando si portano i bambini con loro. I bambini non hanno scelta. Alcune famiglie sono in strada da generazioni. O forse mi sbaglio. Forse non lo fanno volentieri neanche loro. Di certo, io non li invidio comunque. Poi ci sono quelli che anche se volessero non possono lavorare perché hanno malformazioni fisiche e in India non c’è un sistema sociale o di prevenzione o qualsiasi cosa che aiuti le persone non autonome. Tantomeno ci sono strutture… come si dice? Wheelchair friendly, accessibili a disabili. Già è un problema andare in giro per la strada per uno in una sedia a rotelle (in realtà non ce ne sono molte, non se le possono permettere, di solito se non possono camminare sulle gambe si trascinano con le mani e braccia), lavorare sarebbe impossibile.

Non è una situazione facile, ma la gente comune non ci può fare niente, per questo credo ci convivano senza tanti pensieri.

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