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I viaggiatori affascinanti che ho avuto la fortuna di incontrare a Calcutta

October 26, 2010

Alla fine ho deciso di stare un po’ più a lungo a Calcutta. Son tornata alla casa di Madre Teresa per altre due mattine e oggi ho comprato un biglietto per Varanasi per giovedì.

Domenica pomeriggio sono stata al Victoria Memorial. È un edificio che ricorda la Casa Bianca, con un bel parco intorno. C’erano delle coppiette che parlavano, solo una abbracciata, un po’ in disparte. Assolutamente niente baci. In India lo scambio di effusioni tra persone di sesso diverso non è visto di buon occhio. Tra amici maschi però sono super affettuosi. Si abbracciano e camminano per strada tenendosi per mano. Un po’ come gli arabi.

Beh, questa città veramente mi piace un casino. Chissà se sarà così in ogni parte dell’India. Pare che Delhi non sia tanto ospitale come Kolkata. Qui la gente veramente è simpatica. Soprattutto nelle zone più povere. Oggi di nuovo mi chiedevano di far foto e volevano parlare con me, sapere da dove vengo e cosa faccio, ma senza secondi fini (di solito è per invitarmi al loro negozio), per pura e semplice curiosità. Sono stata al mercato dei fiori, vicino al fiume. Bellissimo. Vendono corone di fiori, che usano nei templi, da mettere intorno alle statue degli dei. La gente si prestava agli scatti della mia Nikon e un tipo mi ha chiesto con orgoglio di immortalare il suo pancione. Penso sia perché è prova evidente che ha soldi per comprarsi da mangiare, il che in un paese come l’India è un vanto.

Durante una delle mattine passate a lavare tovaglie alla missione di Madre Teresa ho conosciuto una volontaria indiana. Ha circa 40 anni e si considera fortunata perché i suoi genitori le hanno trovato un marito che è nato a Rotterdam e cresciuto a Londra, quindi molto open minded, le ha reso la vita molto facile. Dice che ora le donne vanno all’università e potrebbero sposare chi vogliono. Ma spesso non lo fanno, perché se poi il matrimonio va male si trovano da sole, senza l’appoggio della famiglia. Quindi ancora molti matrimoni sono arrangiati. È stata lei a chiedermi cosa penso della situazione in India. Le ho detto che è stato uno shock per me soprattutto vedere i bambini dormire in strada e le ho chiesto perché il governo non fa qualcosa. Non ci sono tasse? Non ci sono abbastanza ricchi? Mi ha spiegato che non c’è un sistema sociale e sanitario nazionale, così la gente è abbandonata a sé stessa. Le tasse in India esistono e sono piuttosto alte, i più ricchi dovrebbero versare circa il 30% di quel che guadagnano. Il problema è che non lo fanno, l’evasione fiscale è altissima, perché comunque sanno che i soldi finirebbero nelle tasche dei politici. Lei pensa che ci sia bisogno di cambiare la mentalità della gente. Gli indiani non fanno caso alla gente che vive per strada perché sono nati e cresciuti con questo fenomeno, per loro è naturale come da noi è normale trovare un espresso ad ogni angolo. Quindi non si impegnano per cambiare. Lei nel suo piccolo sta cercando di educare durante le sue lezioni di yoga. Grande.

Sara, il gatto nero dell’albergo, è venuta vicino a me. Bellissima. Anch’io voglio un gatto nero. Peccato che poi a letto continuerò a grattarmi gli occhi. Come due sere fa. Due sere fa c’era una festa sul tetto dell’albergo perché era l’ultima notte a Calcutta per alcuni giapponesi (di cui la città è piena!). Ho conosciuto un tipo interessante. Si chiama Peter. Ha circa 65 anni. Capelli grigi e lunghi, barba con un nodo strano a metà lunghezza. Mi ricorda Dalì. È nato in Canada, cresciuto tra Londra e Parigi, da 35 anni vive tra Tokyo e Calcutta. Questa è la sua città preferita al mondo. Dice che comunica più facilmente qui con la gente del posto pur non parlando la stessa lingua che con dei canadesi a Vancouver. Una volta, mentre viveva un po’ fuori città, dove la gente non chiude la porta a chiave e lui era l’unico straniero nei paraggi, si è svegliato una mattina circondato da 8 persone che lo osservavano. Li ha invitati per colazione. Un altro motivo per cui gli piace la città è che ha ospitato 6 milioni di rifugiati. Vero che durante carestie e guerre varie qui sono arrivate persone dal resto del Bengala e dal Kashmir e altre regioni dell’India. Per questo la città è cresciuta velocemente nel giro di un secolo e si è riempita di gente che vive per strada. Peter era pittore e in India ha anche pubblicato un paio di libri (poesie e riflessioni). Da 18 anni ha però un dipinto che non vuole mettersi su tela. Per lui dipingere è una forma di meditazione. Come osservare la natura e gli animali. Vive da 6 mesi in una stanzetta sul tetto dell’albergo, con 7 gatti. Sara è la sua preferita, un po’ selvaggia, sempre in giro. Divide i suoi pasti con i gatti e con i corvi. A quanto pare i corvi di Calcutta son meglio dei corvi di Delhi e di quelli giapponesi. E hanno un senso di solidarietà molto più forte degli uomini. Anziani e malati viaggiano insieme col resto del gruppo, non vengono messi da parte. Molto filosofico, e parla come se stesse recitando dei versi.

Stasera stavo cenando in strada, in uno dei miei posti preferiti qui, e un tipo comincia a chiaccherare. Tom. Polacco. Circa 45 anni direi. O boh, forse di meno o forse di più, perché sembra giovane ma è già in pensione. Ha vissuto 10 anni in India, da 5 sta a Bangkok ma sta pensando di tornare in India. Vero appassionato di cultura indiana. Subito pensavo fosse il solito noioso importunatore, invece si è rivelato un personaggio molto interessante. Mentre eravamo lì che parlavamo un po’ di divinità e miti hindu è arrivato una sua conoscenza, Shasha, al secolo Alexandre Qualcosa. Russo, probabilmente più giovane di me. A 12 anni i suoi genitori l’hanno mandato a studiare a New York, dove ha conosciuto un certo Stefano di Bassano del Grappa. Si trova a Calcutta per 6 mesi per una ricerca economica sulla povertà, su quali sistemi risultano più efficaci per cercare di combatterla. Ha passato un anno e mezzo in Ghana per lo stesso progetto. A quanto pare il microcredito non serve a molto, al contrario di quel che pensavo io. Perché non tutti hanno spirito imprenditoriale, la maggior parte della gente preferisce lavorare per qualcun altro e ricevere uno stipendio mensile, non sono interessati ad avere un finanziamento per iniziare la loro attività. Più efficace e utile è il micro risparmio. Conti correnti dove la gente per quanto povera può mettere anche pochi centesimi, ma che con il tempo fanno la differenza; per gente che non avrebbe i requisiti necessari per aprire un conto in una banca qualunque. E fin qui tutto bene. Dopo un po’ mi sono ritrovata sul terrazzo di un albergo, in un ristorante super posh con il bagno con la carta igienica, dove un caffè costa €0.80 e una portata costa minimo €2 (la mia cena per strada era €0.30). Spettatrice di un dibattito tra un teologo ed uno scienziato-economista. Si è parlato di Einstein e teorie di relatività, dell’elevata conoscenza degli antichi indiani che già 5000 anni fa sapevano a quale angolo una navicella sparata sulla luna dovrebbe tornare sulla Terra senza sfracellarsi (???? Tom voleva suggerire che gli indiani già avevano fatto esperimenti del genere? Shasha ha risposto che potevano averlo dedotto semplicemente osservando le meteoriti? boh, non sono riuscita a seguirli molto bene), del passaggio da una dimensione all’altra (per quanto sia chiaro che ci sono infinite dimensioni, di cui 21 solo riconosciute, il passaggio da una dimensione all’altra è impossibile dal punto di vista scientifico, mentre secondo le teorie indiane l’elemento spirituale può cambiare dimensione – a quanto pare un’anima si potrebbe trovare anche in una particella di fuoco attorno al sole). A un certo punto si son messi a parlare di creazione della materia (Dio? Esplosione?) e lì mi son proprio persa (mentre Shasha si è tutto eccitato quando ci diceva che l’anno scorso hanno scoperto che ci sono 3 creatori di materia o non so come si chiamano, che interagiscono, uno negativo, uno positivo e uno neutro – da cui l’idea per il libro “Angeli e demoni” di Dan Brown). Beh, io non ho aperto bocca, a parte quando Shasha ha preso una pausa dalle loro discussioni teologico-scientifiche per chiedermi che piante da frutto metterei nel mio giardino. -.- Ho fatto un po’ la figura dell’ignorantona, ma non me ne importa, ero affascinata e divertita mentre li osservavo difendere animatamente i loro opposti punti di vista.

E son tornata all’albergo tardissimo, mezzanotte. Ma non ho sonno. Troppi pensieri… Sono già nella seconda metà del mio viaggio.

Ah, mi son sparata un orecchino sul naso oggi. Lo dico già, per evitare sceneggiate e svenimenti in aeroporto. Per ora ho una mega palla di metallo giallo, ma fra una settimana potrò cambiarla con uno di quei bellissimi fiorellini d’oro che le donne indiane si mettono sul naso.

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