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Ci ho messo un po’ di giorni, ma alla fine sono riuscita ad abituarmi a questo posto. Non faccio altro che leggere, dormire e qualche volta mangiare, che voglio di più? È stato un po’ uno shock all’inizio. Sono finita in questa specie di resort pieno di bianchi che prendono il sole, bevono cocktails e giocano a beach volley. All’inizio volevo scappare. Mi sembrava di essere in una qualsiasi spiaggia europea, non fosse stato per l’acqua verde. Camminando verso Nungwi, l’altro paese qui vicino, la spiaggia è fiancheggiata da una continua fila di hotel e villaggi italiani. Così distante dalla Tanzania a cui ero abituata! Però ecco, sono cinque giorni che sto qui alla fine, e ci potrei restare ancora a lungo, perché
1. La colazione è super abbondante
2. Sono un po’ stanca di prendere gli zaini in spalla.
L’unica scocciatura è che non ci sono molti ristoranti locali. Solo posti per turisti, un po’ costosi (da spenderci 4-5 euro). Ci sono anche un paio di ristoranti locali, ma le opzioni sono fagioli e crapften o crapften e fagioli, illuminati dalla debole luce di una lampada ad olio, e qualche volta ci sono andata, ma mi manca la zuppetta di Stone Town. Per evitare di spendere troppi soldi in cibo mi sto riempiendo fino a stare male per colazione, visto che è inclusa nel prezzo, ma è inutile, per quanto faccia il pieno di cibo all’una mi viene fame un’altra volta. Allora stamattina ho provato a fare colazione un po’ più tardi, magari resisto fino alle 3, quando cominciano a fare le patatine che costano poco e calmano la fame, e stasera però dovrò spendere i soliti 4 euro per cenare.
All’interno del resort si sta bene, ci sono dei bei lettini in cui spaparanzarsi al sole e bruciarsi le chiappe (per fortuna è sempre nuvoloso! Durante l’unica mezz’ora che c’è stato il sole mi sono ustionata), e c’è un numero limitato di gente che rompe. I “beach boys”, i ragazzi che vendono gite in barca, snorkelling, magliette, foulard, conchiglie giganti e tatuaggi, non possono superare il confine del resort segnato da una fila di palme. Però possono attirare la tua attenzione chiamandoti, restando per delle ore con la loro mercanzia in mano sperando che qualcuno trovi la forza di alzare il culetto rosa dal lettino, e approciandoti non appena osi attraversare il confine.
Il mare è bellissimo ma mi ci bagno poco perché è pieno di meduse, che anche se dicono che non fanno niente, a me fanno una paura bestiale. La sera poi si può stare al bar qua in spiaggia o andare al “Raggea Bar”, appena fuori il resort, il locale non per turisti più frequentato di Kendwa, probabilmente perché l’unico. Ci sono andata un paio di volte a mangiare le patatine fritte, e c’è sempre qualcuno che beve e fuma, a qualsiasi ora del giorno.
Anche qui c’è chi si offre di accompagnarmi nelle prossime tappe, promettendomi una vacanza “indimenticabile” e di sperimentare la “vera” Zanzibar con la gente del posto. Io ascolto per cortesia e resto zitta, non sapendo più come rispondere.
Uno dei ragazzi che lavorano alla reception mi ha appena detto che è molto “disappointed” perché ieri sera non sono tornata da lui. Mi doveva parlare.
“Di cosa?”
 “Della mia Ong. Ho questo progetto per insegnare ai bambini dell’asilo e avevo bisogno di un tuo parere”.
Non so che tipo di consiglio gli potrei dare su come insegnare ai bambini dell’asilo e perché il mio parere sarebbbe più utile di quello che uno dei suoi veri amici gli può dare, ma ormai ho tradito la sua fiducia, non importa più.
18h15 Il sole stra tramontando sull’oceano davanti a Kendwa. Tutti corrono a fare foto. Eppure nessuna foto può riprodurre la magia di questo momento, la calma e l’energia allo stesso tempo. Sto bevendo un Sex on the Beach mentre prendo gli ultimi raggi di sole (l’unica debolezza che mi concedo durante la giornata), ma non non credo sia questo che mi da i brividi. Comunque oggi è stato soleggiato per tutto il giorno o quasi, per la prima volta in 6 giorni, eppure non mi sembra di essere diventata molto più nera di ieri, nonostante tutta la fatica. Probabilmente più nera di così non posso diventare. Un tipo sta suonando il bongo con la schiena appoggiata a un palo e lo sguardo rivolto alla palla rossa che è il sole. A cosa starà pensando? Davvero me ne voglio andare domani? In un posto dove non ci sono tramonti sul mare ma solo albe? Ho preso l’abitudine di svegliarmi alle 7, già troppo tardi per l’alba.
18h43 Non so cosa mi prenda ma non riesco a socializzare con gli altri Mzungo. Stanno giocando a beach volley e ne avrei una gran voglia anch’io, ma non riesco ad avvicinarmi. Di solito trovo la scusa “sono pari in squadra, che vado a intromettermi a fare?”; ora sono 5 contro 3 e c’è anche un mio amico swahili che gioca, ma ormai è buio e finiranno presto, mi dico. Sarà per la prossima volta. Domani mattina ce la farò ad andarmene? Stamattina avevo già preparato lo zaino e poi quando son venuta in spiaggia a fare colazione non ce l’ho fatta a partire. Ho paura che mi mancherà il tramonto nella costa ad Est dove voglio andare. Ma se succederà posso sempre tornare presto a Stone Town, dove conosco i posti giusti per mangiare ai prezzi giusti. C’è anche la musica che mi trattiene qui. Dal bar in spiaggia fanno sempre sentire della bella musica, soprattutto durante il giorno, tipo Buddha Bar, mentre la sera è un po’ più dance. Tipo adesso, quando solo il mio culo è fermo sopra la sedia, mentre tutto il resto è in movimento. È una canzone che si sente sempre anche in Italia, anche se non so chi la canti, qualcuno tipo Rihanna, e non so come mai non mi ha mai fatto questo effetto. Musica tutto il giorno tranne oggi, perché siamo stati senza corrente per quasi tutto il tempo e ancora ora ogni tanto salta. Hanno un generatore per l’occasione, ma evidentemente non lo usano durante il giorno, quando ci si vede lo stesso, mentre adesso la musica riparte dopo qualche secondo.
Due italiane stanno cercando di ordinare la loro cena a un tavolo vicino al mio.
Stasera un ragazzo mi aspetta al Raggae Bar, un altro alla reception, due qui in spiaggia. Come farò ad accontentarli tutti? mi sa che me ne andrò a letto presto come ieri sera, così non devo neanche fare la fatica di scegliere.
Sono le 7.28. Meglio che intanto vada a cenare o non mi restano più neanche i fagioli.
Mwanda. Si è appena presentato mentre stavo collegando il computer. Vive 2 chilometri a sud, in una capanna lungo la spiaggia, ed è felice che ci sia presto la luna piena perché il pannello solare che usa per produrre elettricità serve a malapena per avere un po’ di luce in casa. Questo mi ricorda che sabato ci sarà il “Full Moon party” proprio qui. Ci sarà gente da tutta Zanzibar per l’evento. Ancora più del solito, mi dice Mwanda, perché è l’ultimo party prima di Ramadan. Devo assolutamente andarmene prima. Per vivere alleva galline e capre, mentre delle donne coltivano alghe sulla spiaggia davanti a casa sua. Ha vissuto in Germania, ma dopo 7 anni gli è venuta una grande nostalgia di Zanzibar, il che non sorprende. Troppo freddo il mare là. Anche lui mi ha invitata ad andare nella costa ad Est, nonostante gli avessi appena detto che questi inviti sono uno dei motivi perché non sorrido tanto alla gente di qua. Ho già visto due stelle cadenti. Sono in spiaggia, perché c’è un punto dove internet prende di più; però ho la batteria quasi scarica. E le zanzare mi stanno mangiando. Ho mangiato calamari alla griglia per cena, con riso e patatine fritte. Buoni. Prima di salutarmi perché mi vede occupata con le mie cose e non mi vuole disturbare (-.-), mi consiglia lemongrass per tenere le zanzare lontane. Ok. Notte.
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